io credo che a questo mondo esista solo una grande chiesa,che passa da che guevara e arriva fino a madre teresa; passando da malcomx attraverso gandhi e san patrignano arriva da un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano.
martedì 22 maggio 2012
mercoledì 25 aprile 2012
25 aprile 2012
come sono andate le cose nel periodo più nero e umiliante della nostra storia.
Ma siamo ancora qui a ricordare come sono andate le cose nel periodo più nero e umiliante della nostra storia. A ricordare
domenica 22 aprile 2012
ESODATI
giovedì 12 gennaio 2012
Cosentino libero?
lunedì 19 dicembre 2011
L'articolo 18 non si tocca

Confindustria dice che lo consideriamo un argomento tabù? Sì, è un argomento tabù, perché tocca la carne viva dei lavoratori. Tutti devono stare molto in guardia rispetto alla possibilità di scardinare capisaldi nostra vita democratica. La reazione non potrà che essere determinata e durissima.
Non si può pensare di dare lavoro con il licenziamento facile, sarebbe una perfidia inaccettabile togliere diritti.
Nichi Vendola.
mercoledì 14 dicembre 2011
Enrico Berlinguer!!!!
venerdì 12 agosto 2011
NOTIZIONA
ossia il 7,69% del loro reddito...
News By POPOLO VIOLA!
By me
domenica 10 luglio 2011
mercoledì 15 giugno 2011
lunedì 13 giugno 2011
domenica 22 maggio 2011
Referendum 2011: 4 SI per dire NO!

Informati
Il quesito sul legittimo impedimento chiede di abrogare completamente la legge, eliminando quindi anche le parti che erano state “salvate” dalla sentenza della corte costituzionale. In base a quella sentenza, il presidente del consiglio e i ministri possono infatti impugnare per non presentarsi alle udienze, e chiederne pertanto il rinvio, non solo gli impegni correlati al loro ruolo istituzionale ma anche la preparazione e le conseguenze di quegli stessi impegni. In questa maniera, per il presidente del consiglio resta comunque molto agevole rallentare i processi sino a rendere certa la prescrizione facile.
Il primo dei due quesiti referendari sull’acqua chiede di abrogare le norme che affidano a soggetti privati scelti attraverso gara, oppure a società miste in cui il soggetto privato detenga almeno il 40%, la gestione del servizio idrico. Il secondo chiede di abrogare la norma che consente ai gestori privati di aumentare le bollette del 7% al solo scopo di recuperare il capitale investito.
Il primo referendum prende di mira quella che a tutti gli effetti si configura come la privatizzazione formalmente della gestione dei servizi idrici, ma sostanzialmente dell'acqua pubblica. Il secondo ci concentra sul "cavallo di Troia" che, introducendo la logica del profitto nella gestione dell'acqua, ha aperto la strada alla sua privatizzazione.
4 SI
PER DIRE NO!
ABROGARE la legge sul legittimo impedimento,
BLOCCARE la privatizzazione dell'acqua
ed IMPEDIRE che sull''acqua pubblica si possano fare profitti,
BLOCCARE il pericolo del nucleare in Italia
ed IMPEDIRE un'altra Fukushima in casa nostra!!!
12 e 13 giugno 2011 PER LA NOSTRA LIBERTA'
TUTTI AL REFERNDUM
E VOTARE 4 SI PER DIRE NO!!
sabato 21 maggio 2011
venerdì 20 maggio 2011
NON DISERTARE IL REFERENDUM
QUESTA VOLTA POTREBBE ESSERE UN SUICIDIO!!!
Adriano Celentano
lunedì 25 aprile 2011
FESTA DELLA LIBERAZIONE 2011

Un estratto della Prefazione de "Partigiani della montagna"di Giorgio Bocca
Prima edizione: Istituto grafico Bertello ottobre 1945
Ultima edizione Aprile 2008
A ripensarci sessant’anni dopo, ci chiediamo come sia stata possibile quella guerra di liberazione.
Non la Liberazione del 25 aprile 1945, dell’insurrezione, della discesa nella pianura e nelle città, ma la liberazione di ciascuno di noi dal provincialismo, dal fascismo, dal perbenismo piccolo-borghese.
La prima e più importante cosa che i libri di storia non spiegano, che i documenti non raccontano della guerra partigiana è questo stato d’animo di libertà totale ritrovata proprio negli anni in cui un giovane normale conosce il suo destino obbligato: quale posto, quale lavoro, quale ceto, quale donna sono stati preparati e spesso imposti per lui; quale sarà la sua prevedibile vita, quali vizi dovrà praticare per cavarsela, dove troverà il denaro per campare.
E invece, d’improvviso, in un giorno del settembre del ’43, si ritrova totalmente libero, senza re, senza duce, libero e ribelle, con tutta la grande montagna come rifugio.
Libero anche dal denaro e dalla famiglia. Sì, certo, la famiglia e i suoi affetti rimangono, ma che sia ben chiaro, a casa non si torna fin quando dura la meravigliosa avventura della libertà, dell’essere padrone del proprio destino. Alea iacta est, avremmo potuto dirci quel pomeriggio di settembre in cui varcavamo non il Rubicone ma la Stura di Demonte, diretti alla montagna della Val Grana, verso il Comboscuro degli occitani.
Libertà e intransigenza. Noi giovani eravamo stati, nel fascismo morente, dei possibilisti, dei tira a campare, non più fascisti, cauti antifascisti, ma quell’8 di settembre che ci ha fatti rinascere, ci ha dato un’identità nuova, estrema, irriducibile. La normalità è scomparsa, gli altri è come non ci fossero più, restiamo noi e loro, i primi nuclei partigiani come piccole stelle, piccoli fuochi sulle montagne e loro, i tedeschi, che bruciano i nostri villaggi come nel passato i mori, i gallo-ispani, le soldataglie del Delfino. Noi e l’occupante, in una guerra così impari da esaltarci, da indurirci, da farci sembrare nemici tutti quelli che hanno accettato l’occupazione: anche quelli che lavorano per i tedeschi, anche gli impiegati del distretto o del comune.
Contro il terrore non c’è che il terrore. Chi, a distanza di soli sessant’anni, giudica la Resistenza dimentica la prova durissima a cui è stata sottoposta. Nei territori occupati cade il rispetto per le donne e per gli infanti. La guerra di Hitler non ha limiti, non c’è speranza di ammansirla, non resta che combatterla. I giorni della libertà ma anche della necessità. I mille che salgono in montagna nel settembre del ’43 devono imparare tutto, e si impara presto quando la storia esce dalle sue forme consuete e mostra la sua faccia feroce.
è possibile e coesistente, una società liberale dentro una rivoluzione buona e virtuosa, economia di mercato e socializzazione, democrazia per tutti ma solidarietà e vigilanza partigiane.
Nobilitava quell’avventura la presenza della morte, quotidiana, inevitabile e l’assenza dello sterco del diavolo, il denaro. Tutto ciò che ci occorreva – armi, farina, carne, casa – o era preda bellica o veniva acquistato con i buoni del Comitato di liberazione nazionale, con le donazioni degli industriali, con fondi trovati nella cassa della iv armata che era stata di presidio alla Francia del Sud, e persino con il contrabbando di denaro con la Svizzera. Per mesi andai in giro senza una lira in tasca, come si diceva di Gianni Agnelli, a cui tutti davano e di cui tutti si fidavano. La nostra politica intransigente con il nemico tedesco o fascista era nelle nostre formazioni tollerante e ottimista. I quadri del Partito comunista avevano con i loro uomini e con noi di altre formazioni un rapporto flessibile. Si provavano a introdurre nella inafferrabilità del partigianato alcune direttive elementari del leninismo, ma si fermavano appena capivano che erano controproducenti perché essere garibaldini non significava essere comunisti, più spesso mossi dalla casualità, dalle amicizie. Basti ricordare che il comando dei garibaldini piemontesi era affidato a un gruppo di ufficiali di cavalleria che avevano seguito in Val Po il comunista in guanti bianchi Pompeo Colajanni, antifascista siciliano.
Come aveva intuito Vittorio Foa, la politica partigiana era la politica delle larghe alleanze democratiche già sperimentata nella guerra di Spagna. In sostanza un riformismo socialdemocratico che per la prima volta annullava le millenarie divisioni di classe facendo rientrare fra i cittadini di pieno diritto gli operai e i contadini. Quella fabbrica della democrazia che era la guerra partigiana, la solidarietà tra combattenti contro un comune nemico avevano cancellato i pregiudizi e le opposte propagande. Ci si poteva fidare di un comunista come di un badogliano, il monarchico reazionario
Edgardo Sogno rischiava la vita per liberare Ferruccio Parri, il capo di "Giustizia e Libertà", io appena arrivato nelle Langhe dalla montagna trovavo naturale fare visita di cortesia al maggiore Mauri comandante dei fazzoletti blu monarchici.
Lo spirito di corpo era scambiato spesso per una scelta politica ma a nessuno di noi veniva in mente di interrogarci, di confessarci sulla scelta di una formazione. La nostra politica era una mescolanza di tradizione e di rinnovamento, di recupero del passato e di società nascente. Ci presentavamo alla gente come i rinnovatori dell’ordine costituito ma senza ben capire come, stampavamo giornali in cui si parlava di democrazia, di liberalsocialismo, di comunismo senza sapere bene di che si trattasse ma con la convinzione che tutto si sarebbe risolto nel migliore dei modi. I comunisti avevano rispetto agli altri una superiore esperienza di cospirazione e di metodo del potere. Furono i primi a usare in modo spregiudicato l’arma della propaganda, a chiamare brigate, divisioni i loro gruppi numerosi ma male armati e male comandati. Ma dovemmo seguirli perché alla propaganda non si resiste, fummo per così dire costretti a dare nomi altisonanti anche alle nostre formazioni, chiamarle divisioni alpine "Giustizia e Libertà", opporre ai loro fazzoletti rossi quelli verdi come le mostrine degli alpini, il mito delle penne nere a quello dell’eroe dei due mondi. Ma nella moderazione dei quadri comunisti c’era altro che non conoscevamo.
lunedì 4 aprile 2011
I racconti shock dei nazisti
cominciate ad ammazzarne un po'". Io parlavo italiano, avevo compiti speciali". Conversazione quotidiana tra un caporalmaggiore della Wehrmacht e un suo compagno di prigionia, registrata dai servizi segreti alleati durante la seconda guerra mondiale. Una delle tante. Citando e narrando questi documenti, un libro d'imminente uscita in Germania racconta con la precisa freddezza degli storici una realtà agghiacciante, che i tedeschi del dopoguerra, nelle due Germanie e dopo la riunificazione, avevano amato rimuovere: la Wehrmacht non fu l'esercito implacabile ma "pulito" e cavalleresco. Fu nell'animo collettivo pieno complice sia dell'Olocausto, sia dei crimini di guerra. Ancora una volta la Germania democratica, antinucleare, pacifista fino al no alle bombe contro Gheddafi, rifà i conti con il passato. "Soldaten, Protokolle von Kaempfen, Toeten und Sterben", cioè "Soldati, protocolli del combattere, dell'uccidere e del morire", s'intitola il libro degli storici Soenke Neitzel e Harald Welzer, in uscita per i tipi della S. Fischer Verlag di Francoforte (524 pagine, 22,95 euro). Un documento nuovo, testimonianza dell'onestà spietata con se stessi con cui i nuovi tedeschi guardano alla loro Storia. Per anni, Neitzel e Welzer hanno studiato oltre 150mila pagine di archivi dell'Intelligence Service britannico e dello Oss americano.
bordo. Soldati, civili? lunedì 28 febbraio 2011
Anche la musica con la scuola pubblica
otti, Fiorella Mannoia, Carmen Consoli, Paola Turci, Francesco Renga, Caparezza, Max Pezzali, i Subsonica, Vinicio Capossela, Eros Ramazzotti, i Verdena, Arisa, i Baustelle. Ci sono anche l'ex rapper e ora conduttrice radiofonica La Pina, il musicista e produttore Paolo Benvegnù, il rapper militante Assalti Frontali, il rapper Marracash, il cantautore Roberto Angelini, Giovanni Gulino di Marta sui Tubi, Giampaolo Felici degli Ardecore, il cantautore milanese Emil, la cantante e autrice Federica Camba.
tto dei maestri professori e cattedratici con i propri allievi studenti e universitari - scrive Ozpetek -. Un maestro o un professore ha tante cose da insegnare ma pure da imparare, un alunno o uno studente ha tanto da imparare ma pure da insegnare. La scuola è la casa di tutti, preziosa e accogliente, maestra di democrazia, di rispetto e solidarietà. Luogo del sapere e della conoscenza, dell'educazione, del diritto e del dovere all'apprendimento, all'emancipazione e al riconoscimento del merito. Così dovrebbe essere ma purtroppo spesso non lo è. Per essere libera la scuola deve essere pubblica, restare pubblica e trasparente, libera di accogliere anche le esigenze di chi preferisce frequentare la scuola privata". giovedì 2 dicembre 2010
Ma è troppo chiedere una riverniciata al parco ospiti della TV?
Con la caduta del berlusconismo, si spera, sarà interessante verificare se per caso finisce anche questa terrificante riunione di condominio che dura da anni nei salotti Rai e ha ormai sfondato il livello del grottesco. Queste venti o trenta personcine di folgorante mediocrità che fingono ogni sera di litigare, non importa quale sia il programma, e poi vanno tutti insieme a far casino in trattoria coi soldi del canone.
Sarebbe tutto soltanto ridicolo, se questa pagliacciata non fosse diventata l’unica rappresentazione del dibattito pubblico per milioni di cittadini e un’intera generazione di giovani. Agli ultimi, in particolare, va detto che nel mondo civile la tv pubblica non funziona in questo modo.
Nei dibattiti televisivi sulle reti pubbliche in Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, tanto per cominciare gli ospiti non sono così maleducati. I conduttori, gente seria, li correggono quando citano un dato o un fatto sbagliati. Pazzesco, vero? I giornalisti si dividono anche là fra quelli di destra e quelli di sinistra, ma di fondo fanno i giornalisti. Quelli di destra per esempio non sono stipendiati dal presidente del Consiglio e non passano la vita a esaltare l’editore, perché nel resto del mondo i giornalisti si vergognano di fare i servi.
Gli esperti di economia sono veri esperti di economia, chiamati perché magari insegnano in grandi università o hanno vinto un Nobel e non perché portano una barba da carnevale, la giacca fucsia e il farfallino arancione, come quel tale Oscar Giannino. Un profeta del neoliberismo che invoca tagli e massacri sociali dall’alto di una carriera trascorsa a scrivere su giornalini mantenuti coi soldi pubblici, al solito buttati nel cesso, nel caso specifico La Voce Repubblicana, il Foglio, Libero e Il riformista.
Nelle televisioni civili naturalmente è impensabile organizzare sessanta o settanta puntate di talk show, con compagnia fissa e plastico del luogo del delitto, per fare audience sull’assassino di un bambino o una bambina. In compenso se il premier viene beccato a frequentare giri di minorenni, usa la decenza di presentarsi alla tv pubblica e rispondere a tutte le domande dei giornalisti, invece di fare lo spiritoso e mandare il personale in giro per studi con il mandato di difenderlo, in genere insultando gli interlocutori.
Ora, non si pretende che i televisionari italioti e i loro degno dirigenti, affaccendati come sono a leccare gli stivali dei padroni, si comportino come i loro colleghi liberi. Ma almeno una riverniciata la parco ospiti, un pò di rispetto per l’intelligenza del pubblico a casa, sarebbe già un enorme passo avanti o come va di moda dire adesso per ogni minima fesseria: una grande riforma.
di Curzio Maltese
tratto da la rubrica CONTROMANO de "Il Venerdì di Repubblica"
26 Novembre 2010
martedì 16 novembre 2010
Chi si ritiene di sinistra

venerdì 29 ottobre 2010
Appello al PD: Le priorità per un'Italia migliore
Riforma elettorale, conflitto d'interessi, informazione, lavoro, scuola, sanità, evasione fiscale, lotta alla corruzione, laicità dello Stato e costi della politica. Un gruppo di intellettuali e professionisti chiede al Pd di definire in modo chiaro le priorità del suo futuro governo.Siamo un gruppo di cittadini che fanno riferimento a diverse aree politiche e culturali. Ci unisce la convinzione che la grave crisi del paese impone al maggiore partito della opposizione, il PD, di affrontare alcuni temi particolarmente sentiti dai cittadini e su quelli formulare proposte che segnino una coraggiosa rottura con i silenzi e le ambiguità del passato. Diamo per scontati due provvedimenti da presentare nel primo Consiglio dei Ministri della nuova Legislatura: una riforma elettorale per cui dai "nominati" si torni agli eletti; una stringente normativa sul conflitto di interessi, che consenta tra l'altro di riportare la RAI al suo ruolo di servizio pubblico.
1) I problemi del lavoro, che la Costituzione pone a fondamento della Repubblica e che costituiscono la prima preoccupazione degli italiani: impegno per il pieno impiego; riduzione del precariato; emersione del lavoro nero e rafforzamento degli ammortizzatori sociali, a partire da una vera indennità di disoccupazione; efficaci controlli e pesanti sanzioni in tema di sicurezza per contrastare il fenomeno inaccettabile delle "morti bianche".
2) I settori che condizionano il futuro del Paese: la scuola; l'università e la ricerca (per le quali lo Stato spende 11 miliardi l'anno, la metà del costo delle province); un grande programma di educazione ricorrente degli adulti (il 40% dei quali è analfabeta, semianalfabeta o analfabeta di ritorno).
3) Una efficace politica di solidarietà sociale e di sanità. L'Italia è il paese più vecchio d'Europa, ma nel 2010 – malgrado i continui proclami sulla centralità di questi temi - le spese per il sostegno delle famiglie e la natalità sono ferme all'1% del PIL contro il 3% della Francia e percentuali analoghe dei maggiori paesi comparabili con il nostro. Una misura importante sarebbe la introduzione del quoziente familiare. Se la giovani famiglie sono in difficoltà, non meno gravi sono i problemi per i malati, per i tre milioni di disabili e di anziani non autosufficienti, i cui problemi devono essere affrontati con pesanti sacrifici dai familiari. Per la sanità occorre assicurare il rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza e fissare inderogabili e trasparenti criteri di professionalità per le nomine ai vertici delle ASL e delle Aziende Ospedaliere; per la disabilità, introdurre nuove forme di assicurazione obbligatoria sul modello di quanto positivamente attuato in Germania e in Francia.
4) Certezza della pena per la lotta all'evasione fiscale, il più ripugnante tra i reati economici ed il più grave, visto che nel 2009 si stima abbia superato i 120 miliardi di euro. Per batterla – come dimostra l'esperienza degli USA, dove in sette anni sono state arrestate per questo reato 11.700 persone, condannate mediamente a 30 mesi – occorrono norme che inaspriscano sensibilmente le pene per gli evasori e prevedano l'esclusione dagli albi professionali per i professionisti ed il ritiro della licenza e delle autorizzazioni per i commercianti e gli artigiani. Grazie alla certezza della pena ed al potenziamento delle risorse a disposizione della amministrazione finanzaria, ci si potrebbe porre l'ambizioso obiettivo di recuperare buona parte della evasione, fino a 50 miliardi di euro. Per ovvie ragioni di equità, va aumentata dal 12,5% al 20% la tassazione sulle rendite finanziarie e dichiarata la volontà di destinare quota parte delle risorse rivenienti dalla lotta all'evasione alla riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente.
5) Il ripristino della legalità con rigorose norme contro la corruzione (secondo la Corte dei Conti essa costituisce una vera e propria "tassa occulta" per i cittadini, valutabile in 60 miliardi l'anno) puntando sulla totale trasparenza della Pubblica Amministrazione, a partire dalla normativa sugli appalti pubblici. Lo Stato deve intervenire nei confronti degli enti locali risolutamente, anche con misure di commissariamento, laddove vengano a crearsi situazioni di costante e sprezzante violazione delle regole del vivere civile, come avvenuto nelle due principali città del Mezzogiorno, Napoli e Palermo, ma in misura minore anche in altre grandi città, a partire dalla Capitale. L'inquietante circolo vizioso di aggressività e violenza che deriva dai fenomeni di degrado della vita collettiva si spezza facendo rispettare le leggi esistenti (e non con i proclami sulla sicurezza e con la demonizzazione degli immigrati e dei "diversi") e destinando idonee risorse e mezzi alle forze dell'ordine. Nel capitolo "ripristino della legalità" un posto di primo piano spetta alla riforma della giustizia: per giungere a processi che si concludano in tempi certi è necessario riorganizzare e potenziare la Magistratura, riaffermandone con forza la assoluta indipendenza.
6) La laicità dello Stato e i diritti civili. I punti principali sono: legge sul testamento biologico, che abbia come fondamento il principio dell'autodeterminazione, sancito dalla Corte Costituzionale; indagine e conseguente dibattito parlamentare sulla eutanasia clandestina; legge sulle unioni di fatto, a partire dalle coppie omosessuali; profonda revisione della legge sulla fecondazione assistita; divorzio breve; leggi "inclusive" e non razziste sugli immigrati e la società multirazziale in cui vivremo; radicali interventi sulle carceri, per evitare la vergogna della degradazione umana e dei suicidi, e sostituzione, ove opportuno, delle pene detentive con attività di utilità sociale. Il governo dovrà invitare il Vaticano ad attenersi alla norma basilare del Concordato ("La Repubblica italiana e la Santa Sede riaffermano che lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani, impegnandosi al pieno rispetto di tale principio nei loro rapporti"). Dovrà quindi respingere le interferenze delle gerarchie ecclesiastiche nelle vicende legislative italiane, che potrebbero indurre a rimettere in discussione lo stesso Concordato ed i molteplici benefici che ne derivano per la Chiesa Cattolica.
Poiché non vi sono riforme senza risorse, bisogna tagliare drasticamente il costo eccessivo della politica, che è anche uno dei principali motivi del dilagante qualunquismo tra gli elettori. Occorre ridurre del 30% il numero dei parlamentari e dei consiglieri degli enti locali; fissare un tetto alle retribuzioni di tutti gli eletti; abolire il livello elettivo delle province e gran parte dei municipi e delle comunità montane; aggregare i piccoli comuni; ridurre il costo della governance delle aziende dipendenti dallo Stato e dagli enti locali, con il loro esercito di circa 40 mila consiglieri di amministrazione; contenere in limiti accettabili la spesa per le auto blu e gli altri fringe benefits. Con questi interventi si potrebbero recuperare almeno 50 miliardi di euro l'anno. Sommandoli ai 50 derivanti dalla lotta alla evasione, si giunge a 100 miliardi di euro l'anno di maggiori disponibilità. Per dare un'idea della entità di questo "tesoro" – pari a 3 o 4 leggi finanziarie - basta ricordare che esso consentirebbe di dare oltre 1.000 euro al mese a ciascuno degli otto milioni di poveri censiti dall'Istat.
Agendo sulle leve della legalità, della educazione, del lavoro e della solidarietà si possono anche gettare le basi per affrontare con decisione altri gravissimi problemi che affliggono da sempre l'Italia: il ritardo del Mezzogiorno e la criminalità organizzata (due fenomeni ovviamente interdipendenti), il debito pubblico, le gravi carenze della politica industriale, la devastazione dell'ambiente. Essi sono ben presenti ai firmatari di questo appello e non possono che divenire i capitoli centrali di un programma di governo più complessivo e di più lunga durata.
Per aderire basta inviare una mail a appellopd@gmail.com con nome cognome e attività professionale
Alberto Abruzzese. Sociologo, prorettore Università IULM di Milano
Maria Teresa Agati . Imprenditrice settore farmaceutico
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Hilda Andreani. Casalinga
Isabella Andreani. Impiegata
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Chiara Bannella. Giornalista
Paolo Benedettini. Dirigente di azienda
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Rocco Berardo. Consigliere regionale Lazio
Giorgio Bertini. Docente di sociologia della organizzazione Roma Tre
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Gregorio Troilo. Avvocato
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Alberto Zuliani. Ordinario di Statistica, Università di Roma "La Sapienza
giovedì 28 ottobre 2010
Matteo Renzi: faccio il sindaco, non il Pierino!

Signor sindaco, le bacchettate pubbliche da parte dei vecchi leader, dopo la sua proposta di rottamarli, si possono anche capire. Ma in privato vi sarete spiegati. Avranno avuto la curiosità di conoscerla meglio. O no?Non ci parlavo granché prima, continuo a non parlarci adesso. Mi dà un po’ noia che cerchino di farmi passare come un Pierino, mentre io faccio un mestiere molto serio, il sindaco. Non ce l’ho con i vecchi, ma con i pigri. È pigro chi pensa di potere sempre restare dov’è. È coraggioso chi rischia. Bersani credo di non averlo mai sentito per telefono. Lui vive bene anche senza telefonarmi evidentemente, e io per fare il sindaco non ho bisogno di chiamare il segretario del partito: rispondo ai fiorentini, non a lui. Comunque non si è fatto vivo nessuno.
Politicamente di chi si sente figlio?Avevo 18 anni nel ’93, nel pieno di Tangentopoli. Mio padre era consigliere comunale democristiano di Rignano sull’Arno, all’opposizione del Pci, ma la prima volta che ho votato, nel ’94, la Dc, il Pci, il Psi non esistevano già più. Parlare di politica non era di moda. L’impegno mio è nato da diverse esperienze personali: lo scoutismo, che è una grandissima educazione al carattere, alla socialità, alla responsabilità. Poi avere fatto l’arbitro di calcio, perché sei costretto a decidere, senza avere paura dei ragazzi più grandi che ti gridano in faccia di tutto su tua mamma e tua sorella. Poi mia madre, ex insegnante di lettere, che mi raccontava dei Kennedy. E la lotta di Nelson Mandela contro l’apartheid. Padrini in senso stretto non ne ho. Però se ho fatto il presidente della Provincia a 29 anni non è perché fossi un ganzo, ma per cooptazione.
Com’è successo?In sette o otto amici avevamo deciso di fare politica con la Margherita. Per prima cosa, lanciammo un’operazione perché in tutti i comuni della provincia si potesse fare un ordine del giorno per la remissione del debito dei Paesi poveri. Non ci filò nessuno. Un mese e mezzo dopo Jovanotti andò a Sanremo con Bono degli U2 e fece il rap “Rimetti il debito, cancella il debito”. Il giorno dopo ne parlavano tutti i giornali. Così capii che la politica oggi è in larga misura capacità di raccontare bene quello che fai ai mezzi di comunicazione. Chiarito questo, facemmo diverse iniziative e nel 2004 l’ex sindaco Leonardo Domenici e altri dirigenti Ds decisero di candidarmi alla presidenza della Provincia. Senza di loro non avrei avuto chance. Alla fine del mandato mi consigliarono di star lì buono e fermo per altri cinque anni, ma io sentivo che fuori il mondo era cambiato. Dissi: faccio le primarie e corro per diventare sindaco di Firenze, se perdo vado a lavorare, ma se vinco non prendo ordini dai partiti. Infatti sono il primo sindaco di Firenze che ha una giunta con metà donne e metà uomini, perché l’avevo promesso. Il primo che ha messo alla guida delle aziende persone liberamente scelte, non frutto degli accordi tra partiti.
Se le dicono “uomo di potere” qual è il primo nome che le viene in mente?Giulio Andreotti. Venne una volta in Provincia e lo feci sedere alla scrivania per firmare il libro d’onore, come si usa, e lui mi chiese: «Di chi è questa poltrona?». Dissi che era mia. E lui: «Posso darle un suggerimento? Non la ceda mai, neanche in prestito».
Che cosa le piace del potere?Il potere è un’esperienza importante, che considero transitoria.
Una cosa di cui è orgoglioso come amministratore?La pedonalizzazione di piazza del Duomo a Firenze.
Una cosa che le dispiace?
Abbiamo sbagliato… la politica di occupazione delle piazze, troppo banale? Ne trovo una più cattiva. Ecco: non abbiamo sufficientemente tutelato la vita notturna dei residenti.
Ci sarebbe la Corte dei conti che ha messo sotto processo la sua giunta provinciale per danno erariale da due milioni di euro.Sono molto amareggiato dal punto di vista umano perché noi abbiamo tagliato le tasse, le consulenze e il personale: la Provincia di Firenze, quando l’abbiamo lasciata, costava meno di quando l’abbiamo presa. L’accusa è che le segreterie politiche del presidente e degli assessori siano state inquadrate a un livello più alto di quello previsto dalla legge. Stiamo parlando di circa 25 persone con contratto a tempo determinato per cinque anni che avrebbero preso 1.200 euro al mese invece che 1.150, per decisione di tecnici che hanno applicato un regolamento. Ciò detto, noi i processi ce li facciamo fare e rispondiamo nel merito, se abbiamo sbagliato pagheremo.
Lei non è il primo a dire di essere nuovo a sinistra. L’hanno detto Beppe Grillo e Nichi Vendola, per esempio.Io non dico di essere nuovo. Però Beppe Grillo me lo ricordo quando faceva la pubblicità agli yogurt e quando spaccava i computer alla fine degli spettacoli, adesso dice che la Rete è il futuro, che la pubblicità è il demonio. A Vendola voglio bene e lo stimo, ma fatico a dimenticare che è stato uno di quelli che hanno mandato a casa il governo Prodi. Però se continuiamo a parlare di nomi riproduciamo in piccolo la vecchia discussione. Dalemiani o veltroniani?
Il problema delle alleanze non si può eliminare dalla politica. Con chi non governerebbe? Con Berlusconi, perché non ha mantenuto le sue promesse. Con Fini, perché ha detto tutto e il contrario di tutto. Con Bossi, perché sono impaurito dall’ideologia che mette le mani sulla scuola. Con la sinistra estremista che dicendo di no su tutto ha ucciso l’esperienza del governo Prodi. E poi con i voltagabbana, quelli che passano da un partito all’altro, dall’opposizione al governo.
In Inghilterra tra i leader dell’ultima leva la famiglia fa tendenza. La compagna di Ed Milliband è incinta, David Cameron ha avuto una bambina…
… un mese fa, l’ha chiamata Florence, sua moglie Samantha adora Firenze.
Quindi la sua strada sembra segnata. Lei vince le primarie del Pd e poi fa il quarto bambino.La mia candidatura alle primarie del Pd è un’ipotesi molto improbabile, come anche il quarto bambino…
Alla nascita dei suoi figli ha mai preso un congedo di paternità?No, mai. Con i primi due figli lavoravo nel privato ed era difficile. Con la terza ero presidente della Provincia e mi sembrava una mossa troppo mediatica.
Milliband ha detto anche: abbiamo perso perché il Labour è diventato il partito dei banchieri.
Intanto hanno governato per dieci anni. Quanto ai banchieri, chi si è formato come piccolo imprenditore, come me, vede la banca più con sospetto che con entusiasmo. Giusto parlare degli sprechi della politica, ma se penso a quanti asili nido sistemerei qui a Firenze con la liquidazione di un banchiere…
È giusto che un amministratore delegato guadagni 300 volte il salario di un operaio della sua azienda?Su proposta del presidente dell’azienda dei trasporti pubblici, Filippo Bonaccorsi, noi abbiamo messo una regola per cui i vertici delle aziende pubbliche di Firenze possono guadagnare al massimo dieci volte di più dei lavoratori di base. Qualcosa non funziona comunque. Il sindaco di Firenze guadagna 4mila euro netti al mese, che va bene ma è meno di quel che prende il capo segreteria di un consigliere regionale.
Vorrebbe una legge nazionale sulle unioni di fatto? Sì. Io sono contrario all’adozione di figli da parte delle coppie gay, mentre sono assolutamente favorevole al riconoscimento di diritti veri per chi sta insieme e si vuole bene. Però al Comune di Firenze abbiamo da dieci anni il registro delle unioni civili, dove si sono iscritte 37 coppie in tutto. Il che vuol dire che la legge non è certo il problema principale degli omosessuali. Ho passato una sera all’ospedale con un ragazzo fiorentino al quale avevano spaccato la faccia perché era gay. Lui non l’aveva mai detto ai suoi genitori, che l’hanno scoperto proprio quella sera lì. Ecco, credo che a loro interesserebbe di più parlare della discriminazioni che subiscono.
Scuola privata o scuola pubblica?Niente contro le private, ma la priorità è la pubblica e col tempo pieno. Quest’anno a Firenze dovevamo tagliare il tempo pieno a 24 classi ma abbiamo fatto un accordo con il ministero: il Comune ne ha finanziate metà, il ministero il resto. Io cerco di governare, non faccio discorsi: il ministro Gelmini ci ha aiutato, il ministro Alfano ci ha dato una mano per il nuovo palazzo di Giustizia. Con il ministro Bondi invece per ora non abbiamo combinato niente.
Le famiglie rom hanno accesso alle case popolari?I rom hanno oggi 59 abitazioni popolari sulle 8mila di Firenze. Da quando sono qui io abbiamo fatto quattro sgomberi, senza manganelli ma con la polizia municipale e i servizi sociali. Tutti quelli che volevano stare nei percorsi dei servizi sociali - che non separano le famiglie - hanno potuto farlo. Però i bambini devono andare a scuola e chi delinque non ha diritto alla comprensione. La sinistra deve riappropriarsi dell’idea di legalità. È un’idea di sinistra.
Ci sono dei commentatori che parlano già di renzismo, lei sa cos’è?Non proprio, ma ha l’aria di una grave malattia. Speriamo che guariscano.
TRE COSE SU: IL RENZISMO È DI DESTRA O DI SINISTRA?
2 - È diventato padre a 26 anni; oggi ha tre bambini. Sua moglie Agnese, insegnante precaria disoccupata, ha ricevuto due offerte di lavoro da scuole private, ma ha preferito rimanere in graduatoria alla pubblica.
3 - Ha detto anche: «A differenza di molti politici di sinistra, a me le piccole imprese stanno simpatiche. So quanta fatica si fa e com’è difficile trattare con le banche. Apprezzo chi rischia del proprio per fare l’imprenditore».








