Visualizzazione post con etichetta Informazioni italiane dall'estero. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Informazioni italiane dall'estero. Mostra tutti i post

domenica 5 settembre 2010

dalla Francia







Lo spettacolo del colonnello Gheddafi imbarazza Roma


La visita ufficiale del leader libico viene descritta con numerosi aggettivi dalla stampa italiana: folcloristica, colorita, provocatrice…poco discreta, questo è sicuro.

“L’Islam deve diventare la religione dell’Europa intera”. Con questa frase, il colonnello Mouammar Gheddafi ha fatto furore in Italia, dove è in visita ufficiale da sabato 28 agosto. Aveva appena piantato la sua tenda beduina nel giardino dell’ambasciata di Libia a Roma, la stampa italiana ha rivolto tutta la sua attenzione su di lui “L’Europa deve convertirsi all’Islam” ha titolato la Repubblica, “l’Islam deve diventare la religione dell’Europa” ha scritto la Stampa.

E la Lega del Nord entra in fibrillazione a proposito di “un pericoloso progetto di islamizzazione dell’Europa”. Un parlamentare europeo, membro di questo partito alleato-chiave del governo Berlusconi, ha denunciato la “filosofia del venditore di tappeti” del colonnello Gheddafi, alludendo ai grandi contratti, che sarebbero al centro di questa visita. Con le sue dichiarazioni sull’Islam “l’obiettivo di Gheddafi è di far credere che l’Occidente non ha dignità, che l’Europa pensa solo al denaro”, dichiara inoltre Rocco Buttiglione, presidente del partito cristiano-democratico UDC (opposizione).

Una “frase pronunciata in ambito privato”

Il responsabile della conferenza episcopale italiana per gli affari giuridici, Monsignor Domenico Mogavero, dal canto suo ha avvertito che la Chiesa richiederà a Gheddafi notizie sulle sorti degli immigrati respinti dall’Italia verso la Libia in nome di una clausola del trattato bilaterale di amicizia. Trattato che ha messo fine al contenzioso sul periodo coloniale nel 2008, e di cui il colonnello Gheddafi è appunto venuto a celebrarne il secondo anniversario con il suo amico Silvio Berlusconi. Il dossier sull’immigrazione clandestina era ricomparso nel giugno del 2009, in occasione di una precedente visita del capo libico, per la quale Silvio Berlusconi aveva steso il tappeto rosso.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, ha cercato di smorzare la polemica parlando di “frase pronunciata in ambito privato”. Ma la natura di questa “cerchia privata” non sistema le cose… poichè questa lezione sull’Islam è stata impartita dal colonnello Gheddafi ad un pubblico di 500 ragazze selezionate da un’agenzia di hostess.
Pagate 80 euro ciascuna, potrebbero ricevere un altro regalo, riporta il Corriere della Sera che le ha seguite: “le ragazze che mostreranno interesse durante questo incontro saranno invitate in Libia, per approfondire i differenti aspetti della cultura libica. Per esempio, in settembre, potranno partecipare alle celebrazioni di una festa nazionale”. Di contro, aggiunge il quotidiano italiano, quelle che vorranno fare domande “di tipo giornalistico o politico” saranno pregate di restare in silenzio e non potranno assolutamente andare a Tripoli! Questo non riguarderà sicuramente le ragazze, fotografate dalla Stampa, che sfoggiano un medaglione con la foto del “re dei re africani”.

“L’Italia è diventata la Disneyland di Gheddafi”

La presidentessa del Centro Italiano Femminile, Maria Pia Campanile, ha denunciato lo «spettacolo inaccettabile» di questo “incontro tra il dittatore-sultano libico Gheddafi e un considerevole gruppo di ragazze reclutate da un’agenzia a patto che fossero giovani, belle e mute”. Quanto a Rosy Bindi, vice presidente della Camera dei deputati, ha accusato Silvio Berlusconi di “essere complice dell’umiliazione di queste donne italiane, ma anche del destino che subiscono numerose [donne] disperate nel deserto libico”, mentre farebbe meglio “a informarsi sulle loro condizioni di vita” dal suo amico Gheddafi.

Allora che ne dice il Cavaliere? Ha intenzione, come richiede la sezione italiana di Amnesty International, di rievocare le “gravi violazioni” dei diritti dell’uomo in Libia? Sembrerebbe di no : “Alla fine, tutto questo è solo folclore” ha dichiarato Silvio Berlusconi, senza preoccuparsi e tentando di smorzare la polemica. Tentativo infruttuoso: la fondazione Farefuturo, vicina a Gianfranco Fini, presidente della Camera dei deputati, che ha recentemente rotto con Silvio Berlusconi, ha affondato il coltello dichiarando che “l’Italia è diventata la Disneyland di Gheddafi”. Il programma dei festeggiamenti italo-libici d’altronde non si è ancora concluso: Silvio Berlusconi accompagnerà il suo amico all’inaugurazione di una mostra fotografica nel pomeriggio di lunedì. Sempre che quest’ultimo abbia terminato il suo giro di acquisti a piazza Navona dove ha già speso 300 euro in anelli da quattro soldi. E, calata la notte, Berlusconi offrirà a Gheddafi l’iftar, il pasto di fine digiuno del ramadan, alla presenza di 800 invitati, dopo una grande parata equestre a cui parteciperanno 30 purosangre berberi e i relativi cavalieri portati in Italia con un aereo speciale da Tripoli.

Grossi contratti in gioco
La stampa ha ricordato l’acquisto di materiale italiano per la difesa [militare] da parte della Libia, che recentemente ha già incrementato la sua presenza nel capitale del gruppo bancario italiano Unicredit. Per l’Italia, il trattato d’amicizia prevede 5 miliardi di dollari di investimenti, come risarcimento della colonizzazione, tra cui un’autostrada litoranea di 1700 km in Libia. E il gruppo ENI ha previsto 25 miliardi di euro di investimenti in Libia, descritta da Paolo Scaroni come “la pupilla dei suoi occhi”. l’Italia oggi è il terzo investitore europeo in Libia.




martedì 31 agosto 2010

dalla Spagna


... quello che i giornalisti italiani non scriveranno MAI, quello che i politici di sinistra non hanno la forza di urlare: leggiamolo sulle testate estere segue un articolo apparso su EL PAIS del 5 agosto 2010.



La situazione è grave ma non seria. L’adagio dello scrittore Ennio Flaiano continua a definire il deprimente panorama politico italiano. Il paese si dirige di nuovo verso il caos dopo aver buttato via in due anni e quatro mesi di governo il desiderio di stabilità degli elettori che nel 2008 hanno eletto la maggioranza più ampia della storia repubblicana.

Berlusconi, messo alle strette da una corruzione senza freno, senza più alcuna idea che non sia quella di salvare la pelle dalla giustizia ed abbandonato dal suo delfino-squalo, è rimasto solo di fronte ad un partito di plastica, un feudo di fedeli segretari dove crescono amiconi, sudditi, impiegati, ex-veline e capi di clan più o meno legali.

Il Popolo della Libertà, o il Partito dell’Amore, appare come quello che è sempre stato:un antipartito, un comitato d’affari e una semplice fabbrica di leggi ad personam che pensa ed agisce a favore della maggior gloria del padrone. Quando suona l’ora di far politica per davvero o farsi responsabili realmente del paese, il castello di carte crolla.

L’unica ricetta che conosce il populismo all’italiana è la mescola di ottimismo ed elezioni. Quando le cose vanno storte, si ricorre al popolo. La speranza è sempre il Grande Fratello: tre mesi di televisione, barzellette e propaganda unificata per distruggere quelli che non hanno televisione nè senso dello spettacolo. E vincere di nuovo. Se nel frattempo il paese va alla deriva, è colpa degli altri….

L’avventura solitaria di Gianfranco Fini corre così il rischio grave di finire come una bolla di sapone o peggio. Per annientarlo Berlusconi cercherà le elezioni anticipate per quanto gli sia possibile, e la Lega Nord le accoglierà senza dubitare: alla fine è l’unico partito serio e la perdita di fiducia di Berlusconi fra la sua base indica che riceverà una valanga di voti.

Fini, meno coraggioso che opportunista, e la scomparsa sinistra, capace di qualsiasi aberrazione pur di non vedersi obbligata a vincere le elezioni e ancora peggio, a governare, completano il campo di un paese senza futuro politico. Berlusconi ha 73 anni e vari processi pendenti che gli impediscono di lasciare il potere, pena la perdita dell’immunità.

Fini da 16 anni è all’ombra del magnate, e si è convertito in un referente della legalità e del rispetto delle istituzioni grazie alla desolata inattività del Partito Democratico, incapace di rappresentare un’alternativa al berlusconismo data la complicità dei suoi vecchi gerarchi con la casta politica e i suoi irrecuperabili vizi e complessi ex comunisti e cattolici.

Per fare in modo che la nuova battaglia non sia solo tra un centro-destra europeo, onesto e rispettoso verso la separazione dei poteri e una destra corrotta, xenofoba e alleata con Dio e col Diavolo, la sinistra dovrebbe smettere quanto prima di fare la bella statuina.

Ma farlo implicherebbe quasi una impossibilità metafisica: che i suoi dirigenti facciano un harakiri politico e aprano le porte ad una nuova generazione. Se lo fanno, il candidato capace di battere il Cavaliere esiste. Si chiama Nichi Vendola, presidente della regione Puglia.

lunedì 5 luglio 2010

Dal Brasile







pubblicato giovedì 24 giugno 2010 in Brasile.


Il Brasile rompe le trattative
e negozia un pacchetto militare con l’Italia
(dopo il caso Battisti, pace fatta con l'Italia? e a che prezzo?)




Giovedì scorso il Brasile ha firmato con l’Italia un inaspettato accordo militare. Questo significherà lo sviluppo di progetti per la costruzione di navi da guerra, nella fattispecie pattugliatori oceanici, fregate e navi da rifornimento. L’accordo, firmato dal ministro della Difesa Nelson Jobim e dal sottosegretario alla Difesa italiano Guido Crosetto, include anche trasferimento tecnologico e sviluppo di sistemi di combattimento, di navigazione, di armamento e radar. La transazione include lo sviluppo di sistemi di sicurezza per la comunicazione militare via satellite. Avrà delle conseguenze anche sui sistemi usati nell’ambito del progetto Amazônia Azul, cui è affidata la protezione delle coste brasiliane.

Ma non tutto è semplice come appare. In realtà la Marina brasiliana aveva mandato lettere di invito ai grandi produttori mondiali di pattugliatori. Piú di anno fa stava negoziando caratteristiche e prezzi con giganti del settore bellico internazionale del calibro della BVT (Gran Bretagna); della Navantia (Spagna); della Daewoo (Corea del Sud); della ThyssenKrupp e Fassmer (Germania); e della Damen (Olanda). Dal giorno alla notte il Brasile ha mandato una comunicazione a queste imprese – tutte legate ai propri governi, fatto fondamentale nel settore della difesa – informandole che il governo brasiliano cessava di fare ordinativi singoli intendendo acquistare un pacchetto di maggiore dimensione con un solo governo. Subito dopo aver ricevuto questa comunicazione le imprese e i rispettivi governi hanno saputo dell’accordo Brasile-Italia, che potrà essere ratificato martedì [29 giugno, N.d.T.] a Brasilia, alla presenza del primo ministro Silvio Berlusconi. “Secondo la strategia nazionale della Difesa, il Paese preferisce dare la priorità a partnership strategiche per comprare “pacchetti” invece di negoziare l’acquisto di mezzi navali singoli”.

Si dice che sia stato il caso Cesare Battisti a provocare un cortocircuito nelle relazioni tra Brasile e Italia. L’Italia voleva indietro Battisti, che aveva già varie condanne, mentre il Brasile, su pressione dell’allora ministro della Giustizia Tarso Genro, ne difendeva la permanenza qui [in Brasile, N.d.T.] considerandolo un prigioniero politico e non un criminale comune. Lula e Berlusconi hanno messo a punto dunque una forma di pacificazione che cade a proposito per gli europei, attualmente alle prese con la crisi economica e la disoccupazione: un pacchetto di acquisti.

Con la Francia Lula ha firmato un contratto di 19 miliardi di reais [circa 8,5 miliardi di euro, N.d.T]. Con l’Italia l’interesse economico passerebbe sopra i contrasti politici. Ancora una volta Lula mostra una tempra di negoziatore di alto livello. E tutto cade a puntino, perché la first lady Marisa Letícia e i figli della coppia presidenziale hanno la cittadinanza italiana. Il pacchetto italiano è stimato nell’ordine dei 3 miliardi di reais [circa 1,4 miliardi di euro, N.d.T.], ma nessuno sa quale sarà il valore finale.

Scontento

Nel documento inviato ai partecipanti alla licitazione, la Marina (brasiliana) affermava che se le imprese fossero state in grado di fornire tutto l’insieme – pattugliatori, navi scuola e navi da rifornimento “in partenariato strategico con i rispettivi governi” – i negoziati sarebbero rimasti validi. La rapida firma dell’accordo bilaterale conferma ciò che tutti già temevano: la partnership strategica è già chiusa con l’Italia, e agli altri non serve perdere tempo.

Si è a conoscenza del fatto che molti di questi imprenditori hanno espresso disappunto ai propri governi per il voltafaccia del Brasile, e ciò potrà provocare un danno a breve termine, senza gravi conseguenze nel futuro.

Fonti imprenditoriali mettono in giro voci secondo cui i pattugliatori italiani sarebbero piccoli e inadeguati per operare nell’Atlantico meridionale. Un consulente ha commentato su queste pagine: “Imprese di tutto il mondo hanno investito nella licitazione brasiliana e ora sono dispiaciute, pensano che il Brasile ha chiuso con l’Italia un accordo commerciale con finalità politiche. Ma gli altri governi, sia pure solo per creare difficoltà al piano brasiliano, mobiliteranno le ambasciate, stabiliranno contatti commerciali, presenteranno proposte, non foss’altro per obbligare il governo brasiliano a darsi molto da fare e a subire intralci da parte di inglesi, spagnoli, coreani, tedeschi e olandesi”.

Pace con l’Italia

Alcuni giorni fa il sito Tecnologia & Defesa ha dato la notizia che il 12 aprile Lula aveva firmato a Washington un accordo di partnership strategica con Silvio Berlusconi. “Sulla base di questo accordo l’Italia avrebbe presentato mediante Orizzonti Sistemi Navali, una joint venture tra Fincantieri e Finmeccanica, una proposta di partnership che si estenderebbe alla costruzione in Brasile, con completo trasferimento tecnologico, di fregate del tipo Fremm, chiamate in Italia Classe Carlo Bergamini, di pattugliatori oceanici Classe Comandante e di navi da rifornimento Classe Etna. Secondo indiscrezioni la Marina brasiliana sarebbe stata autorizzata a cominciare i negoziati sul cosiddetto “pacchetto italiano”".

Le fregate di 5.800 tonnellate Classe Carlo Bergamini sono la versione italiana delle Classe Aquitaine francesi costruite dalla DCNS. Il commento è che le navi italiane in linea di massima sono più economiche di quelle francesi e questo permetterebbe di ottenere un lotto iniziale di cinque unità.

S. Barreto Motta
clicca QUI per il testo orginale del "Monitor Mercantil"

domenica 10 gennaio 2010

Dal Belgio






LE VIF
articolo del 7 Gennaio 2010


Un giocatore di calcio italiano a cui viene dato del “negro di merda”, annunci immobiliari che prevedono “niente animali, niente stranieri”, immigrati aggrediti la notte di capodanno: i comportamenti xenofobi si banalizzano in Italia, alcuni evocano addirittura un “razzismo istituzionale”.
“La situazione si degrada. Ogni giorno una persona di colore viene aggredita. Non si può continuare così”, spiega all’AFP Gian Antonio Stella, giornalista specializzato nei movimenti di destra e autore del libro “Negri, froci, giudei & co. L’eterna guerra contro l’altro”, uscito a dicembre.
Tra gli ultimi esempi trapelati, la notte di San Silvestro: un etiope aggredito a Firenze, perché la sua compagna protestava contro dei lanci di petardi, e un egiziano picchiato tra le urla di “frocio di merda”, secondo l’organizzazione Arcigay.

Ci si mettono anche i politici

Alcuni giorni prima, era stato il turno del “Natale bianco” organizzato da un sindaco della Lega Nord, partito anti-immigrati membro della coalizione di destra al governo, a fare clamore. L’operazione aveva come obiettivo quello di recensire gli stranieri di Coccaglio (3000 abitanti) e di denunciare i clandestini alla prefettura.
Alcuni responsabili della Lega Nord hanno anche proposto di riservare dei vagoni dei treni o alcuni servizi sociali agli italiani. “La Lega è decisa a sfruttare il sentimento di insicurezza nei confronti dell’immigrazione”, commenta Sergio Romano, editorialista del quotidiano Corriere della Sera. “E visto che il primo ministro Silvio Berlusconi ha bisogno del sostegno della Lega, questa può dire tutto quello che vuole”.
Di colpo, in Italia il razzismo diventa una cosa normale.

giovedì 31 dicembre 2009

dalla Germania


Frankfurter Allgemeine Zeitung
del 21 dicembre 2009

Attentato a Berlusconi: Dietrologia

Dietrologia: questa è la scienza di “quello che sta dietro” e non a caso è una specialità italiana. Se succede una qualunque cosa in politica, economia o se si commette un qualsivoglia delitto i dietrologi si chiedono immediatamente quale complotto si nasconda dietro. A partire dall’attentato al viso di Berlusconi con un modellino del duomo c’è stato un fiorire di teorie del complotto. Dopo che la polizia postale ha provveduto a rimuovere dal web tutti i siti che malignamente inneggiavano alla santificazione dell’attentatore sono ora le scrupolose ricostruzioni video dell’evento ad essere uno dei passatempi telematici preferiti del paese.

Nonostante nei media abbondino le immagini di Berlusconi con una spessa fasciatura che copre la zona intorno al naso, i dietrologi restano diffidenti. Perché nelle prime immagini non si vede sangue sul viso di Berlusconi e, anche dopo, non se ne vede sui suoi vestiti? Perché, al momento di accasciarsi, gli si è messo un sacchetto di plastica davanti al volto e poi lo si è spinto in macchina? Perché Berlusconi vi si è nascosto per alcuni minuti, insieme con il suo medico personale, invece di andare direttamente in ospedale? E perché la vittima è scesa nuovamente dalla macchina, mostrando al pubblico il suo volto martoriato?

Il vero attentato

Se l’attentato fosse stato fatto ad Obama l’auto blu sarebbe sfrecciata via con il lampeggiante inserito. Qui invece le guardie del corpo non solo hanno trascurato un attentatore a distanza ravvicinata, ma hanno permesso al ferito un ulteriore pericoloso bagno di folla. Nella patria della dietrologia a muovere le fila c’è, a seconda dei gusti, l’Opus Dei, la massoneria o la mafia. L’ipotesi che Berlusconi abbia genialmente simulato il suo attentato dimostra il grado di spaventosa diffidenza nei confronti dello stato e testimonia anche la straordinaria considerazione per le arti istrioniche e di spettacolo che avrebbe Berlusconi, uomo dei media.

In effetti i numeri dei sondaggi hanno visto un’impennata: d’improvviso coalizione di governo e opposizione lo amano alla stessa maniera. E lo statista con la testa fasciata, che in altra occasione ha incitato alla guerra civile, esorta con spirito natalizio a “metter fine all’odio”. Ciò che non vuole assolutamente adattarsi al complotto sono le affermazioni dello sconnesso attentatore dalla prigione: lui sarebbe stato aizzato dai media e vorrebbe d’ora in poi non guardare mai più la tv. Questo sarebbe un vero attentato per un uomo politico come Berlusconi che possiede diverse emittenti televisive.

lunedì 14 dicembre 2009

dall'Inghilterra






The Times - Londra
articolo del 14 dicembre 2009




Ieri il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi è stato colpito in faccia da un uomo che gli ha scagliato contro una piccola replica del duomo di Milano, rompendogli due denti e obbligandolo a trascorrere la notte in ospedale.

Testimoni hanno riferito che Berlusconi è stato attaccato durante un comizio politico nel centro di Milano mentre stava firmando autografi nella piazza di fronte al Duomo dopo aver terminato un discorso in sostegno della sua coalizione di governo, sempre più divisa ed al centro di continue speculazioni riguardo il proprio futuro.
Subito dopo essere stato colpito, Berlusconi si è accasciato al suolo per venir quindi immediatamente trasportato dagli uomini della sua sicurezza all’ospedale San Raffaele per ricevere le prime cure.
L’uomo accusato di avere attaccato Berlusconi, 73enne, è stato immediatamente arrestato tra gli insulti della folla. Il sospetto, un quarantaduenne di nome Massimo Tartaglia, sembra non avere alcuna affiliazione politica. Come riferito dalla polizia, non ha inoltre precedenti penali e non faceva parte del gruppo di contestatori presenti al raduno. E’ invece stato confermato che era in cura per problemi mentali presso il policlinico di Milano durante i dieci anni precedenti.


Anche l’agenzia giornalistica italiana ANSA ha confermato la notizia secondo la quale il presunto assalitore è stato in cura per dieci anni per problemi mentali, mentre la polizia ha affermato che brandiva una statua in miniatura del Duomo, simbolo della città.
Berlusconi, col volto grondante di sangue, è apparso stordito mentre veniva portato via in macchina alla volta dell’ospedale. Fonti interne all’ospedale hanno poi riferito che le condizioni di Berlusconi non erano serie, avendo riportato la frattura di due denti, ferite al naso, labbra e ad una guancia. Il Presidente del Consiglio sarebbe stato trattenuto in osservazione per la notte. Il Presidente della Repubblica Napolitano ha espresso la propria condanna incondizionata all’attacco, ribadendo i suoi recenti appelli per la fine di una retorica politica violenta.
Durante il discorso di Berlusconi al raduno di Milano, alcuni dimostranti hanno urlato contro di lui “buffone” e “ladro”. Questi ha a sua volta risposto urlando “Vergogna, vergogna” e dicendo: “non sono un mostro come afferma l’opposizione – e non semplicemente perché ho un bell’aspetto”. Ha anche affermato che i sondaggi gli conferivano una popolarità del 63 per cento, nonostante nell’ultimo sondaggio pubblicato la percentuale si ferma in realtà ad un 45 per cento. Berlusconi ha inoltre negato le accuse di legami con la mafia, dicendo che il suo governo ha fatto più di qualsiasi altro per combattere il crimine organizzato; si sta inoltre difendendo da scandali sessuali ed affrontando due processi per presunta corruzione.
La settimana scorsa a Bonn, ad un incontro con i deputati europei del partito conservatore, Berlusconi si è scagliato contro giudici, magistrati e stampa italiani definendoli schierati contro di lui e dicendo di essere “forte e duro” e di “avere le palle”. Ha anche affermato che magistrati, giudici e Corte Costituzionale stavano “sovvertendo la democrazia e la volontà popolare” ostacolando i suoi tentativi di modificare una costituzione ormai “obsoleta”, iniziativa considerata legittima per il fatto di esser stato eletto l’anno scorso con una larga maggioranza.
Gianfranco Fini, l’altro leader del partito al governo, che sta prendendo sempre più le distanze dal Presidente del Consiglio, ha criticato queste osservazioni. Ha affermato infatti che è proprio Berlusconi a sovvertire la democrazia attaccando le istituzioni sulle quali questa si basa, aggiungendo che i Presidenti del Consiglio “non devono attaccare le istituzioni del proprio paese mentre si trovano all’estero”.
L’attacco di domenica è stato descritto da Umberto Bossi, leader della Lega Nord, come “un atto di terrorismo”. Esso giunge in un clima di tensioni politiche crescenti che seguono attacchi ripetuti e sempre più violenti da parte del Presidente del Consiglio verso le istituzioni del paese, incluso il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale, rei di aver ostacolato i suoi tentativi di modificare le leggi per ottenere l’immunità processuale ed evitare le accuse di corruzione.
Pier Luigi Bersani, leader del Partito Democratico, il principale partito d’opposizione, ha affermato che l’attacco è “inspiegabile e dev’essere fermamente condannato”. Comunque, Antonio Di Pietro, ex magistrato anti-corruzione e leader del partito di centro sinistra Italia dei Valori, ha affermato di essere “contro qualsiasi violenza, ma che è stato Berlusconi stesso ad averla istigata per primo”.

sabato 5 dicembre 2009

dalla Germania






"Süddeutsche Zeitung" 5 Dicembre 2009


“Basta!” – I blogger contro Berlusconi

Scandali sessuali e due processi per corruzione – agli italiani sembra proprio che il loro premier abbia superato ogni limite: “Berlusconi dimettiti e accetta di farti processare”, è scritto su un grande striscione che la gente porta per le strade di Roma nell’ambito di una manifestazione contro il Presidente del Consiglio. É uno splendido sabato pomeriggio nella capitale italiana, ma la gente per la strada non sta facendo shopping. Sta marciando contro la politica. Gli italiani non sono i soli a farlo: anche a Berlino, Parigi, Londra e Sidney molte persone sono scese in strada contro Berlusconi.

Secondo i dati degli organizzatori alla manifestazione di Roma hanno partecipato più di 350.000 persone. Secondo la questura i manifestanti erano solo 90.000. Settecento autobus e molti treni speciali hanno portato dimostranti nella capitale da tutta l’Italia. Hanno risposto all’appello lanciato dalla piattaforma internet di Facebook da parte di un gruppo di blogger – critici nei confronti dell’operato del governo – che un paio di mesi fa ha promosso la mobilitazione di un “No Berlusconi Day”. Si tratta della prima manifestazione di protesta in Italia organizzata quasi esclusivamente attraverso internet.

L’opposizione partecipa alla marcia

La massa di persone ha indossato – sottoforma di sciarpe, magliette o pullover – principalmente il colore viola, secondo la dichiarazione dei blogger “l’unico colore lasciato libero dai partiti tradizionali”. La marcia di protesta ha ottenuto il consenso del partito di opposizione “Italia dei Valori” dell’ex-giudice anticorruzione e ministro Antonio di Pietro, nonchè dei sindacati e delle organizzazioni di sinistra .

Tra i manifestanti c’era, oltre a numerosi membri del Partito Democratico, anche l’ex ministro Rosi Bindi. La segreteria di questo grande partito di opposizione non ha voluto tuttavia aderire in modo ufficiale alla protesta. Di Pietro in un suo discorso ha speso parole contro “la grande truffa mediatica, elettorale, politica e giudiziaria del governo Berlusconi”.

Ha criticato soprattutto il fatto che si parli più degli scandali di Berlusconi che della sua politica. Questo rientrerebbe, tuttavia, negli intenti del capo del governo. Il premier minerebbe le basi della costituzione e della democrazia senza alcun rispetto, ha detto il portavoce dei manifestanti Massimo Malerbo da Catania.

Molti striscioni e cartelloni dei manifestanti richiamano le controversie di Berlusconi con la giustizia. In questo periodo il capo del governo deve rispondere di fronte al giudice di due processi per corruzione. In uno si tratta di corruzione di testimone, nell’altro di frode fiscale. Solo un mese fa è fallito il suo tentativo di sottrarsi a molti processi attraverso una controversa legge sull’immunità. La Corte Costituzionale ha dichiarato la norma incostituzionale.

l'articolo è inoltre correlato di foto tra cui





lunedì 30 marzo 2009

dalla Spagna


Pubblicato sabato 28 marzo 2009
_El Pais_

/Silvio Berlusconi riscrive la storia/
/Al congresso fondando il Partito della Libertà, il Premier reinterpreta il suo passato/

/Ieri sera, a Roma, più di 6000 delegati si sono alzati in piedi per applaudire Silvio Berlusconi, il leader e magnate che ha riscritto la storia contemporanea italiana. Il Cavaliere ha annunciato la fondazione del Popolo della Libertà, la fusione del suo partito antipartitico, Forza Italia, con la postfascista Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini, ed altre formazioni minori.
In 85 minuti, Berlusconi ha fatto un bilancio storico della sua carriera politica. È stato un discorso lungo, serio, noioso, senza battute né sorprese. Alla fine ha lasciato intravedere (ma questo lo spiegherà domenica) che la Costituzione italiana deve essere cambiata per “accorciare i tempi dell’esecutivo”.
Com’era previsto, ha ringraziato Fini per la collaborazione di questi anni (grande ovazione) e Umberto Bossi, alleato della Lega Nord (timidi applausi), ha reso omaggio al Papa, agli Stati Uniti e, al più acclamato di tutti, Bettino Craxi, il “carissimo amico” che riuscì a far sì che le sue reti televisive creassero un duopolio con la RAI. Quindici anni fa, quando Berlusconi decise di entrare in politica, il Partito Socialista di Craxi, che aveva generosamente finanziato, stava marcendo in un mare di corruzione. Craxi fuggì dal paese e Berlusconi creò Forza Italia, reclutando, come ha ricordato il suo scudiero siciliano Marcello Dell’Utri, tutti i dipendenti di Publitalia per riempire le liste.
Dopo l’era di Mani Pulite, nel 1994 il Cavaliere vinse le elezioni, ma durò solo pochi mesi al Governo. Dopo venne la “traversata del deserto”, decine di processi contro di lui, le sue imprese ed i suoi collaboratori. Berlusconi se l’è sempre cavata, qualche volta assolto, altre volte grazie alla prescrizione, altre per amnistia, altre ancora perché il reato contestatogli aveva smesso di essere tale grazie ad una legge approvata da lui stesso.
Oggi, niente di tutto ciò importa più. Alla maggioranza degli italiani il conflitto di interessi non importa nulla. Il Cavaliere non ha parlato dei suoi trascorsi giudiziari nel suo discorso, salvo per far cenno alla “magistratura comunista”. Padrone di un impero finanziario, mediatico, editoriale, calcistico e cinematografico, Berlusconi si sente immune. Per una ragione. Governa senza opposizione.
di Miguel Mora

Quello che oggi succede in Italia è GRAVE!

Perchè questo articolo viene scritto e pubblicato in Spagna?;

perchè nessun cronista politico italiano scrive della realtà che circonda NOI italiani?;

perchè non ci alziamo?;

perchè siamo caduti così in basso?;

perchè non guardiamo più intorno a NOI?;

PERCHE' NON ABBIAMO PIU' IL CORAGGIO DI COMBATTERE E FAR VALERE LE NOSTRE IDEE?;

PERCHE' RESTIAMO COSI', INERMI, MENTRE TUTTO CI CROLLA INTORNO?

Rosalba

domenica 1 marzo 2009

dalla Spagna

Pubblicato martedì 10 febbraio 2009
_El Mundo_
Abitazioni sotto il vulcano
Quasi un milione di italiani vive alle pendici del Vesuvio - che non erutta dal 1944, e dell’Etna. Gli esperti ritengono che i due vulcani potrebbero risvegliarsi presto
ROMA - Dormono placidamente da anni. Ma gli esperti avvertono che nel momento meno atteso, l’Etna e il Vesuvio si sveglieranno dal loro lungo sonno e le loro fauci cominceranno ad eruttare fuoco. Il problema è che ai piedi di questi due vulcani, in una zona considerata ad altisimo rischio, vive quasi un milione di persone, alle quali, una eventuale eruzione, potrebbe costare la vita.
Il Vesuvio non erutta dal 1944, in modo che, ogni anno che passa - secondo gli esperti -, aumentano le probabilità, considerato che dal XVII secolo, erutta in media ogni 28 anni.
Si stima che nella cosiddetta “zona rossa” del Vesuvio (situato a 9 km da Napoli, la terza più grande città italiana, e considerato all’unanimità il vulcano più pericoloso d”Europa), vivano circa 600.000 anime. Altre 250.000 risiedono in case pericolosamente vicine all’Etna, il vulcano attivo più alto del Vecchio Continente, situato a 20 km dalla città siciliana di Catania.
In teoria, e per motivi di sicurezza, da anni è strettamente proibito costruire in prossimità di queste due montagne di fuoco. Nonostante ciò, migliaia di persone hanno la propria casa in quello che rappresenta una chiara sfida alla legge e, soprattutto, alla natura.
Ogni anno si costruiscono nuove abitazioni illegali in queste zone pericolose. Basti dire che uno studio realizzato nel 2007 da ricercatori italiani, indica che nel caso in cui il Vesuvio sperimentasse una eruzione simile a quella registrata nel 79 d.C., quando seppellì sotto le sue ceneri le città di Pompei ed Ercolano, potrebbero morire circa 300.000 persone.
Per cercare di evitare una tragedia annunciata, le autorità italiane hanno promosso diverse iniziative, tra cui un piano di evacuazione. A Napoli, per esempio, il Comune offre dal 2003, un totale di 30.000 euro ai residenti nella “zona rossa”, attorno al Vesuvio, affinché abbandonino la casa e si trasferiscano da un’altra parte. La gente non se ne vuole andare, in più, le autorità regionali sono giunte ad un accordo con i responsabili del parco Nazionale del Vesuvio, per approvare, ogni sei mesi, un programma di demolizione di case illegali. Ad ogni modo, non sembra facile arrivare a trovare una soluzione al problema.
Case illegali
Siccome costruire ai piedi di questi due vulcani è illegale, le case edificate in queste zone non sono sottoposte a nessun tipo di regolamentazione e chi ci vive non paga né permessi di costruzione né tasse.
Sono edifici costruiti completamente “in nero”, motivo per cui, sono più economici di quelli che hanno tutte le autorizzazioni.
In più, e per evitare che le autorità possano bloccare i lavori, i tempi di costruzione di queste case illegali, sono fulminei. Si calcola che le imprese che si dedicano all’edificazione di case illegali nel parco Nazionale del Vesuvio, impiegano una media di 288 ore per costruire un’abitazione dalle fondamenta al tetto. Come a dire, 28 giorni, considerando che gli operai lavorano dieci ore al giorno. Molte di queste imprese, inoltre, sono in mano alla Camorra, la mafia napoletana, o a Cosa Nostra, che opera in Siclia, per cui i prezzi sono di solito imbattibili.
Per non parlare del meraviglioso panorama che si gode da questi edifici illegali o dei terreni fertilissimi di cui sono circondati, ideali per la coltivazione dei pomodori o di altri prodotti.
Ciò nonostante, chi vive in prossimità del vulcano paga un prezzo molto alto. “Se oggi si registrasse una esplosione del Vesuvio come quella dell’anno 79, le nubi di ceneri ardenti arriverebbero al centro di Napoli distruggendo l’intera città”, afferma Giuseppe Mastrolorenzo, vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano. E se questa è la sorte che toccherebbe a Napoli, situata a 9 km dal Vesuvio, immaginiamoci ciò che potrebbe accadere con le case costruite a scarsa distanza dalla montagna di fuoco.
Gli esperti prevedono, inoltre, che non debba essere lontano il giorno in cui Vesuvio ed Etna potrebbero svegliarsi dal lungo sonno in cui versano. Il Vesuvio, per esempio, ha eruttato 42 volte dal 1631, vale a dire che sputa fuoco più o meno ogni otto anni. L’ultima volta che è entrato in attività, è stata 65 anni fa, nel 1944, quando distrusse le cittadine di San Sebastiano al Vesuvio, Massa di Somma e parte di San Giorgio a Cremano, uccidendo 26 persone.
Con l’aggravante che lo studio della rivista “Nature”, assicura che la prossima eruzione potrebbe essere violenta almeno quanto quella dell’anno 79 d.C. ed arrivare ad uccidere 700.000 persone.
Nemmeno nel caso in cui i piani di analisi sismica e i sitemi di controllo funzionassero alla perfezione, si potrebbe garantire l’assenza di morti. La settimana scorsa, a Roma, Francesco Russo, presidente del collegio dei geologi della Regione Campania ha affermato: “Nella zona del Vesuvio non ci sono strade nè ferrovie adeguate, ciò trasformerebbe l’evacuazione in un caos”.
di Rene Hdez. Velasco

venerdì 20 febbraio 2009

dall'Olanda








Pubblicato dal "Volkskrant" olandese

/Berlusconi continua a sorridere/


Mi scuso. Nel Volkskrant di mercoledì ho scritto una cosa che non è propriamente vera. Si tratta di una notizia sull’avvocato britannico David Mills, condannato dal tribunale di Milano a 4,5 anni di carcere per aver preso una tangente di 600mila dollari dalla Fininvest, la holding di Silvio Berlusconi. In cambio di ciò, Mills ha rilasciato deposizioni che scagionano Berlusconi in due casi di corruzione e frode degli anni novanta.
La prima frase di quell’articoletto cominciava con le parole: ”Il premier italiano Berlusconi martedì è stato messo in grande imbarazzo…” In effetti ce lo si sarebbe aspettato. Chiunque passi di nascosto 600mila euro ad un avvocato con la condizione che al processo questi tenga la bocca chiusa riguardo a tutta una serie di losche procedure, non dovrebbe andarsi a coricare così spensierato la sera se ha sentito che l’avvocato è stato arrestato per tale corruzione.
Eppure, quella prima frase non va. Berlusconi non è affatto stato ”messo in grande imbarazzo”. Anzi, c’è persino la forte possibilità che si sia fatto grasse risate. Che la sera, lavandosi i denti, abbia guardato nello specchio e si sia detto: ”L’ha fatto proprio bene, presidente” – sempre in linea con la sua abitudine di parlare di sé stesso alla terza persona singolare.
Niente da temere
Berlusconi non ha niente da temere per la condanna a David Mills. Se i giudici, motivando la sentenza, fra poco dovessero mostrare ogni genere di foto in cui il premier consegna personalmente il denaro all’avvocato, e anche se ci fosse l’accordo illegale tra i due nero su bianco, Berlusconi potrebbe comunque rimanere dov’è. Il suo ministro della giustizia, Angelino Alfano, vi ha da poco provveduto con perizia.
Alfano ha costruito una legge che garantisce immunità giudiziaria alle cinque cariche più alte dello stato italiano, tra cui ovviamente il premier. ”Berlusconi ha il diritto di governare”, così giustifica la sua legge il ministro. Detto altrimenti: che giudici e procuratori se lo tolgano dalla testa. Il processo nei confronti di Berlusconi in questa faccenda è perciò bloccato.
Una normale democrazia
Perché l’ho scritto allora? Temo di essermi lasciato guidare troppo dall’andamento delle cose che caratterizza una normale democrazia. L’ho scritto perché in una democrazia è consueto che in casi di questo genere il premier finisca ”in grande imbarazzo” – persino qualora una legge lo protegga da procedimenti giudiziari. In una normale democrazia la gente ne parlerebbe scandalizzata. I giornalisti metterebbero il premier in seria difficoltà con domande scottanti, se il ministro non si fosse già dimesso di propria volontà.
In Italia questo genere di ovvie reazioni è inverosimile.

L’ANSA ha rimosso dal suo sito internet la notizia della condanna di Mills già la sera stessa.

Il telegiornale del primo canale italiano ha riportato la notizia solo dopo 19 minuti. L’argomento è durato esattamente un minuto.

Il notiziario dell’emittente di Berlusconi “Rete 4″ ha completamente ignorato il tema.

"In questo paese anche scandali enormi non hanno più alcuna conseguenza", ha detto lo scrittore e giornalista Marco Travaglio l’anno scorso durante una conferenza. ”Nessuno si chiede più: è proprio normale quello che sta succedendo qui? E così arrivi quasi a pensare di essere tu il pazzo.”
Le mie scuse, dunque. Ma non sono pazzo. Non ancora.
di Eric Arend

dall'Inghilterra




Pubblicato il 18 febbraio 2009
_BBC_


L’Italia indifferente al processo per corruzione di Berlusconi

L’avvocato aziendale inglese David Mills è stato condannato per aver accettato una tangente per testimoniare il falso in due processi giudiziari.
Mills sembra aver ricevuto un guadagno di 600.000$ (350.000£ circa) dal Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi. Il tribunale di Milano ha condannato Mills a 4 anni e 6 mesi. Lui dice di essere innocente e che farà ricorso in appello.
Il caso giudiziario riguarda due processi del 1997 e del 1998 che coinvolgono Berlusconi. In breve, si sostiene che Mills sia stato pagato per tacere sulle compagnie offshore del Presidente del Consiglio, in modo che Berlusconi potesse evitare di pagare le tasse. Mills era un testimone esperto in ambito fiscale e si pensa che la sua testimonianza abbia tenuto Berlusconi fuori dai guai.
Si presume che Mills abbia usato i soldi ricevuti per pagare il mutuo della casa di Londra che divideva con Tessa Jowell, ministro inglese per le Olimpiadi. Un’inchiesta parlamentare appurò che la Jowell era estranea da qualsiasi coinvolgimento. La coppia ora è separata.
L’accusa nel suo ultimo processo ha provato a descrivere l’intero caso come dominato da potere e soldi. Il potere per Silvio Berlusconi. I soldi per David Mills.
Ci si chiede se Mills andrà davvero in prigione e in che modo questo caso possa coinvolgere il Presidente del Consiglio italiano. Probabilmente, no è la risposta alla prima domanda. Mills ha già detto alla BBC che intende fare ricorso in appello e che ha solide ragioni per farlo. E’ molto arrabbiato per come si è conclusa la vicenda e pensa di essere vittima di manovre politiche.
Sotto il glaciale sistema legale italiano qualsiasi ricorso in appello potrebbe richiedere uno, due, tre o più anni. Ciò potrebbe comportare l’entrata in prescrizione, che interviene drasticamente dopo sette anni e mezzo.
La legge sull’immunità
Quindi potrebbe vincere il ricorso, ma se anche non riusciusse, l’accusa potrà semplicemente non avere più tempo a disposizione per condannarlo. Comunque vada, rimarrà libero.
Per uno come David Mills vincere un ricorso in appello sarebbe più che favorevole, perchè gli permetterebbe non solo di dimostrare la propria innocenza, ma anche di recuperare la reputazione.
Per quanto riguarda Berlusconi, ha un lasciapassare fatto apposta per restare fuori dal carcere, almeno per ora. La sua stessa amministrazione ha approvato l’anno scorso, in maniera controversa, una legge sull’immunità dai processi per lui e una manciata di altri ministri. Perciò non può essere toccato, finché è al potere. Tuttavia le accuse sono sospese, non cancellate.
Esperto in materia
Eppure anche se tornassero a perseguitarlo quando finirà il mandato, Berlusconi ha dei noti precedenti in quanto a terminare tutte le procedure di ricorso in appello, secondo la legge italiana.
Berlusconi insiste nel proclamare la propria innocenza e nega di aver pagato Mills. E non è certamente nuovo al sistema legale italiano: si stima sia stato coinvolto in circa 2500 udienze durante la sua carriera. In alcuni casi giudiziari è stato anche dichiarato colpevole. Le accuse in passato hanno riguardato corruzione e falso in bilancio.
Però non è mai stato in carcere per aver vinto il ricorso in appello, oppure perchè assolto, oppure per decorrenza dei termini.Per darvi un’idea di come gli italiani vedono il loro Presidente del Consiglio e le sue vicende giudiziarie, nel giorno in cui è stato pronunciato il verdetto su Mills, nell’aula di Milano c’era appena una manciata di telecamere per seguire il fatto. Era semplicemente un fatto non degno di essere annunciato.
Il perdono degli elettori
Immaginate la stessa situazione in altri paesi, dove il capo di un Governo è coinvolto in un’enorme truffa per corruzione. Non ci si potrebbe neanche muovere fuori dal tribunale a causa dei microfoni e degli obiettivi delle telecamere.
Ma non in Italia. Qui la maggioranza degli italiani è silenziosamente rassegnata a vedere il loro capo muoversi ai confini della legalità; una bufera ogni tanto mostra solo che è umano. È persino una caratteristica della sua personalità eccentrica.
Sembra che gli italiani sono pronti a perdonare Berlusconi, finché tiene lontana dagli scogli la grande nave Italia. Certamente ciò non li trattiene dal votarlo, come è stato provato dallo schiacciante successo elettorale alle elezioni politiche dell’anno scorso.
Ma potrebbe esserci una svolta inaspettata per Berlusconi. Esiste un grosso movimento per eliminare la sua nuova legge sull’immunità. Se coloro che lo appoggiano convinceranno il tribunale di avere un numero sufficiente - e legittimo - di firme, potrebbero imporre un referendum. Ciò potrebbe rendere Berlusconi più vulnerabile.

giovedì 22 gennaio 2009

dalla Grecia



Pubblicato in Grecia
mercoledì 21 gennaio 2009
Berlusconi si espande nel mercato australiano
“Berlusconi sarà il nuovo proprietario della società di produzione televisiva australiana Fairfax”: con questo titolo, un articolo del quotidiano “The Australian” (di proprietà di Rupert Murdoch) afferma oggi che il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi deterrà indirettamente una delle più grandi società di produzione televisive in Australia, la “Southern Star”, in quanto la “Fairfax Media” ha venduto la maggior parte delle produzioni della prima alla “Endemol” per un importo di 75 milioni di dollari australiani.
Questo accordo significa che la società che ha prodotto alcune delle più note serie televisive australiane passerà in mani straniere… La famiglia del signor Berlusconi controlla Mediaset, il colosso televisivo italiano che ha guidato un consorzio che nel 2007 prese in mano le redini di Endemol [produttore del Grande Fratello e Affari tuoi, N.d.T.].
L’articolo rileva che il recente accordo segna la fine della decennale proprietà australiana della Southern Star, che è stata fondata nel 1974 e divenne il più grande produttore e distributore indipendente di programmi televisivi, nazionali e internazionali, oltre ad essere stata un grande distributore internazionale di film e programmi televisivi in lingua inglese. Fairfax aveva assunto il controllo della società alla fine del 2007.
La vendita della Southern Star a Endemol fa parte dello sforzo della Fairfax - proprietaria, tra gli altri, dei quotidiani “The Sydney Morning Herald” e “The Age” di Melbourne - di rimborsare i debiti di 2,5 miliardi di dollari australiani, accumulati durante il mandato del precedente presidente della società.
Pubblicato da Express
clicca QUI per l'aticolo originale

mercoledì 21 gennaio 2009

dalla Spagna







Pubblicato da Terra
L’Italia sprofonda nella recessione
Secondo i dati della Commissione Europea, la recessione economica continuerà a colpire duramente l’Italia, con una diminuzione della produzione di beni e servizi del 2% rispetto allo scorso anno.
In tal modo l’Italia, la cui economia l’anno scorso si è contratta dello 0,6%, quest’anno non solo continuerà a sprofondare nella recessione, ma vedrà peggiorare sempre di più la situazione.
Sebbene alcuni indicatori, quali la disoccupazione, siano significativamente migliori rispetto a quelli di altri stati membri dell’Unione Europea, la diminuzione della domanda internazionale ha penalizzato molto l’Italia, sesto paese maggior esportatore al mondo.
In pieno tsunami economico globale, le grandi case automobilistiche come la Fiat vendono meno, la compagnia aerea Alitalia si dissangua in continui scioperi e le imprese familiari, come quella di design ‘Pininfarina’, sono perseguitate dai debiti.
Tra i paesi dell’UE, oltre all’Italia, anche l’Irlanda vedrà diminuire le dimensioni della sua economia, tanto l’anno scorso quanto l’attuale.
Per questi motivi, la spesa a cui il Governo si vede obbligato eleverà il debito fiscale italiano al di sopra del limite europeo del 3%.
Secondo l’UE, lo stato italiano spenderà quest’anno il 3,8% in più rispetto a quanto guadagnerà, un punto in più rispetto a quanto originariamente previsto.
E’ vero che questo deficit non raggiungerà il limite previsto per i paesi membri della UE, complessivamente del 4,5%, ma mentre gli altri paesi hanno approfittato per risanare i loro conti durante gli anni del benessere, l’Italia non è stata in grado di ridurre il suo debito al di sotto del 100% del suo PIL.
Secondo i dati dell’ UE, alla fine dell’anno l’Italia dovrà ai suoi creditori il 109,3% del suo PIL dell’anno scorso e fra un anno, avrà un debito che supererà il 110%.
L’elevato debito pubblico italiano limita gli strumenti che Roma ha a disposizione per aiutare le imprese e i consumatori italiani a superare le difficoltà del momento perchè la politica fiscale è limitata e la politica monetaria è nelle mani della Banca Centrale Europea.
Il volume dei pacchetti di denaro pubblico per stimolare l’economia ha un tetto più basso di quello di altri paesi europei, perché anche la capacità di indebitamento italiano è più basso.
Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ha annunciato pochi giorni fa un nuovo pacchetto di incentivi per le spese sociali di 8,000 miliardi di euro, una cifra che impallidisce davanti a quelle adottate da altri paesi, come la Germania.
Tuttavia, Tremonti ha cercato di trasmettere fiducia in una intervista al Corriere della Sera di questa settimana in cui ha assicurato che l’Italia possiede “forza nella sua struttura sociale e produttiva, nelle famiglie e nelle imprese”.
Almeno, i consumatori italiani potranno beneficiare del fatto che il calo della domanda fermerà l’inflazione, che si è situata intorno al 3,5% nel 2008.
Si prevede che i prezzi aumenteranno solo del’1,2% il prossimo anno e del 2,2% nel 2010, entrambe le cifre superano leggermente quelle previste per la media dei membri dell’Unione Europea.
Una piccola consolazione per l’Italia, dove ancora non si è toccato il fondo, dal momento che, data la pessima situazione dell’economia europea, il Governo italiano si trova con un minor numero di strumenti rispetto ad altri paesi per far uscire le sue imprese ed i cittadini dalla crisi.
clicca QUI per l'articolo originale

domenica 11 gennaio 2009

dagli USA








pubblicato da Variety - USA -

Minacciata l’immunità di Berlusconi
L’opposizione vuole spogliarlo della protezione.
Roma – Il nuovo anno di Silvio Berlusconi ha avuto un avvio piuttosto infausto. Sta ottenendo grande risalto un’iniziativa dell’opposizione di revocare l’immunità dai processi che protegge il premier - il magnate italiano dei media - dai propri problemi legali.
Il politico dell’opposizione Antonio Di Pietro, ex magistrato e crociato anti corruzione, ha presentato in Cassazione una petizione – firmata da un milione di italiani – che chiede un referendum per abrogare la controversa legge che attualmente rende Berlusconi immune dai processi.
La corte di Roma deve ora verificare che siano state seguite le adeguate procedure, prima di indire un referendum nazionale sulla controversa legge, approvata a luglio dal governo conservatore, che congela qualunque processo contro le quattro più alte cariche dello stato durante il loro mandato.
“La legge è incostituzionale perché stabilisce che quattro cittadini non possono essere processati anche se hanno ucciso le loro madri” ha detto Di Pietro quando è arrivato in Cassazione.
Il referendum non è previsto che per il 2010. Il termine del mandato di Berlusconi come Presidente del Consiglio scade nel 2013.
La legislazione attuale sospende due processi nei quali Berlusconi è implicato, entrambi relativi ad un presunto schema per evadere le tasse su un grande numero di diritti televisivi di film americani comprati dagli studios di Hollywood, compresa la Paramount, per conto dell’impero televisivo Mediaset.
Berlusconi, che proclama di essere innocente e vittima di una magistratura politicizzata, negli anni ha affrontato otto processi: è stato sempre assolto oppure ha visto cadere le accuse per decorrenza dei termini processuali.

lunedì 15 dicembre 2008

dal Belgio




Pubblicato da "Le Soir"
12 dicembre 2008


Il Vaticano condanna le nuove pratiche sugli embrioni
Il Vaticano ha condannato venerdì, in un testo dottrinale approvato da papa Benedetto XVI, le nuove tecniche mediche o scientifiche che intaccano in un modo o nell’altro l’embrione, che deve essere rispettato nella sua “dignità” di essere umano.
La clonazione, l’utilizzo a fini terapeutici delle cellule staminali, la preparazione di vaccini a partire da cellule embrionali sono quindi considerate illecite.
La direttiva del Vaticano intitolata “Dignitas personae” (Dignità della persona) ribadisce anche il divieto della Chiesa cattolica alla pratica della fecondazione assistita attraverso la fecondazione in vitro.
Il testo si oppone inoltre alla pillola del giorno dopo, alla spirale o alla pillola abortiva (RU486), metodi contraccettivi che rientrano “nella categoria del peccato d’aborto”.
Queste condanne e questi divieti derivano dal “principio fondamentale” affermato nell’introduzione dell’istruzione, secondo il quale “la dignità della persona dev’essere riconosciuta per intero all’essere umano, dal suo concepimento alla sua morte naturale”.
Questo documento, emanato dalla Congregazione per la dottrina della fede è un aggiornamento dell’istruzione “Donum vitae” (Il dono della vita) datata 1987, che invitava già a rispettare per l’embrione umano la “dignità” alla quale ogni persona ha diritto.
“Donum vitae” porta la firma del cardinale Joseph Ratzinger, diventato papa nel 2005 con il nome di Benedetto XVI.
Aveva avuto importanti conseguenze per numerosi ospedali cattolici in tutto il mondo, che avevano dovuto interrompere i loro servizi di assistenza alla fecondazione per le coppie sterili o i finanziamenti ad alcune ricerche mediche.
Siccome molti paesi hanno già legalizzato le tecniche condannate dalla Chiesa, “Dignitas personae” chiede ai ricercatori cattolici di “dissociarsi nell’esercizio della loro attività di ricerca da un quadro legislativo gravemente ingiusto e di affermare con chiarezza il valore della vita umana.”
Questo documento è stato pubblicato mentre il presidente eletto Barack Obama ha potuto con il suo arrivo alla Casa Bianca rimettere in discussione la decisione di George W. Bush di limitare la ricerca sulle cellule staminali.
In Francia è prevista un’assemblea generale di bioetica nel 2009 per preparare una modifica da parte del Parlamento ad una legge sulla bioetica del 2004.

In Italia, la Chiesa cattolica,
ha contribuito nel 2005
al fallimento di un referendum popolare
che mirava a liberalizzare nel paese
il ricorso alla fecondazione assistita.

lunedì 8 dicembre 2008

dall'Inghilterra

Pubblicato dall'Economist
27 Novembre 2008

"BIG MAC FONTANA DI TREVI"
Da dirigente di Mac Donald's Italia, Mario Resca, è stato scelto per valorizzare, promuovere e proteggeri i beni culturali e architettonici italiani.

“Sono qui solo per aiutare” dichiara Mario Resca. “Sono qui per servire il Paese”. Il suo problema è che gli è stato chiesto di servire cultura. E, per 12 anni, ha servito panini. Da pochi giorni l’ex capo della Mc Donald’s in Italia ha ricevuto l’incarico di seguire 3.600 tra musei e siti archeologici italiani. La sua nomina da parte di Sandro Bondi, Ministro della cultura del Governo di Silvio Berlusconi, ha sorpreso e diviso i massimi esponenti della cultura italiana.
Alcuni hanno accolto favorevolmente l’idea di un manager esperto in un campo che chiedeva a gran voce una migliore gestione. Il più conosciuto critico d’arte italiano, Vittorio Sgarbi, ha definito la scelta di Resca “molto positiva”. Ma il Consiglio Nazionale dei beni culturali ha preso le distanze dalla riorganizzazione del settore che ha prodotto questa nomina. “Dirigere un’azienda importante o i musei italiani non è la stessa cosa” ammette sdegnato Salvatore Settis, presidente del Consiglio Nazionale.
Resca ha ammesso di non essere esperto di arte o archeologia, ma fa notare che anche in altre circostanze ha avuto poche conoscenze iniziali di altri business successivamente seguiti. “Il mio ruolo non è sfidare gli specialisti, ma dare valore aggiunto” ha detto. Ma farlo senza scontrarsi con gli esperti potrebbe già rivelarsi difficile, dato che le esigenze di valorizzazione e conservazione [delle risorse culturali] sono contrastanti.
Il patrimonio culturale italiano è gestito male. Alcuni musei sono posti poco accoglienti e con pochi mezzi. Il più famoso, la Galleria degli Uffizi a Firenze, è solo al 21esimo posto della classifica mondiale 2007, con appena 1,6 milioni di visitatori. E anche altre strutture molto note non sono mantenute in maniera ottimale. Le rovine di Pompei hanno richiamato 2,6 milioni di visitatori nel 2007, ma il sito è in condizioni tali da aver costretto il Governo a dichiarare lo stato di emergenza.
La parola più importante, enfatizzata dal nuovo corso di Resca è “valorizzazione” [in italiano nel testo, N.d.T.] o valore aggiunto. “Ciò che vorrei fare è valorizzare quello che abbiamo e migliorare l’accoglienza dei visitatori. Dobbiamo proteggere ciò che abbiamo, ma dobbiamo anche attrarre più gente” dice Resca.
L’uso di parole come “valorizzare” e la descrizione del patrimonio culturale italiano come un “asset” difficilmente riusciranno a conquistare il favore dei critici. Ma potrebbero apprezzare l’entusiasmo del nuovo manager per il lavoro di gruppo e la sua riluttanza a definire un programma prima di aver ricevuto l’incarico. “Mi piace prima ascoltare” dice Resca.



"è proprio vero chi nn ha il pane ... nn ha i denti
ma ch'addà capi chist 'e arte?"


Gli articoli che pubblico nella sezione "Informazioni Italiane dall'Estero" sono estratti da http://italiadallestero.info/ ITALIA DALL'ESTERO ... COME CI VEDE LA STAMPA ESTERA.

Le pubblicazioni sono frutto di una mia costante ricerca di notizie vere, nuove e fondate. In Italia, purtoppo è diventato impossibile leggere nei giornali (perchè o legati e stipendiati dal potere o troppo contrari al potere e quindi faziosi) notizie veritiere, oppure solo NOTIZIE! Si dibatte contro quel magistrato, su quella velina troppo scollata e sulle sue amicizie politiche, sul vincitore dell'Isola dei Famosi, sui calzini di Sarkozi, le corna o il cucu di Berlusconi alla Merkel. Si da spazio all'ecologia quando il Papa si fa regalare un impianto fotovoltaico da un suo connazionale in cerca di pubblicità: nn verificando o censendo quanti impianti fotovoltaici siano presenti oggi in molte città italiane di cui l'installazione è stata pagata con le casse comunali.

Si bandiscono e si mettono alla gogna rispettabili uomini politici grazie ad intercettazioni, che chissà come, finiscono nelle mani di giornalisti spregiudicati prima che lo venga a sapere il diretto interessato.

Qualcuno ha visto la notizia della nomina di Mister Mc Donald da qualche parte, su qualche giornale? Personalmente leggo la carta stampata e quella on line, ma di questo nuovo dirigente proprio nn sapevo nulla. Speriamo che non metta qualche 3x2 sui beni culturali e artistici italiani.

Pompei oramai è in degrado; Paestum sporca e piena di cartacce; le ville vesuviane di Castellammare di Stabia fatiscenti (le indicazioni per raggiungerle sono praticamente inesistenti). Si parla di sponsors per risollevare l'arte italiana! Toto e Nino Taranto hanno anticipanto di gran lunga l'era di Berlusclown, quando volevano vendersi la fontana di Trevi.
Rosalba - 8 dicembre 2008
Approfondimenti:
Notizie Italiane dall'Estero: http://italiadallestero.info/
il cannocchiale

giovedì 27 novembre 2008

dall'Inghilterra


Mercoledì 26 Novembre 2008
[The Guardian]

Il melodramma della protesta all’italiana


Gli italiani sono in rivolta e sanno perfettamente come trasformare la crisi in un melodramma.
In ogni situazione italiana sembra che ci sia sempre un elemento lirico. Dopo tutto, l’Italia è considerata la patria del melodramma, no?
L’Italia è stata sicuramente travolta da un dramma economico e politico. Centinaia di voli sono stati cancellati da un’esangue Alitalia che si appresta ad affrontare un’altra serie di scioperi. Migliaia di studenti hanno invaso le strade di Roma per protestare contro la riforma del sistema scolastico, inclusi i tagli alle spese. Persino la sede della Scala di Milano è stata colpita da un’agitazione dei lavoratori ed è stata costretta a cancellare la “Vedova Allegra” a causa di uno sciopero.
Lo stesso primo ministro Silvio Berlusconi non si risparmia gesti teatrali. Recentemente ha scherzato con il cancelliere tedesco Angela Merkel saltandole davanti da dietro un lampione e gridando “Cucù!”. La reazione è stata divertita: la donna ha allargato le braccia dicendo: “Silvio!”.
Ma questa volta c’è un tragico presagio. Poche settimane fa i piloti e il personale di bordo di Alitalia inneggiavano “meglio falliti che in mano ai banditi” [...]. La rima è sintomo del disprezzo per il buon senso da parte degli impiegati di una compagnia in rovina, con un debito pari a 2,3 miliardi di euro. Alitalia sarebbe fallita da molto tempo senza gli aiuti di stato e i fondi pubblici. Nel bel mezzo di una terribile crisi finanziaria globale, non ci si sarebbe aspettata una tale propensione al suicidio professionale.
Guglielmo Epifani, leader del maggiore sindacato italiano, la Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL), sostiene che la crisi sarà più grave delle stime di governo - per usare le sue parole, sta arrivando una “valanga”. Il leader dell’opposizione, Walter Veltroni, è d’accordo. Ma l’idea di aiuto della CGIL consiste nel dichiarare uno sciopero generale per il 12 dicembre. In questo caso si vedrebbero marciare centinaia di migliaia di lavoratori provenienti da ogni settore, polizia esclusa.
Le speranze del governo di sostenere l’economia si basano sull’annuncio di un piano bozza anti-crisi che dovrebbe diventare decreto entro il 15 dicembre. Il provvedimento prevede l’iniezione di 16 miliardi di euro in opere pubbliche, la creazione di un fondo di 4 miliardi di euro e un bonus una tantum da 150 a 800 euro per aiutare le famiglie con reddito inferiore a 20.000 euro annui. Ma il pacchetto sembra essere nient’altro che un disperato tentativo di proiettare ottimismo e ispirare fiducia nel governo.
Tuttavia, per l’economia italiana c’è ancora qualche barlume di speranza. Il settore manifatturiero italiano non è mai stato trascurato per favorire i servizi finanziari. Gli italiani hanno un debito individuale molto minore degli inglesi, per esempio. In genere la gente in Italia si serve delle banche per depositare i propri risparmi, non per chiedere prestiti. Inoltre il cosiddetto “made in Italy” gode ancora di un certo prestigio.
Berlusconi ha recentemente invitato a cena gli esponenti dei maggiori gruppi del settore dei beni di lusso. “Mi aspetto suggerimenti e consigli da voi. Il governo sta lavorando per voi ed è pronto ad ascoltare qualsiasi cosa abbiate da dire. Siete il propellente del nostro paese e intendiamo fare tutto il possibile per rinforzare le aziende che rappresentate, sia in Italia che all’estero” ha detto loro allegramente.
Berlusconi, come più in generale l’Italia , combatte una battaglia psicologica disperata contro il pessimismo. E non avrà successo finché il paese rimarrà vessato da scioperi e bisticci.
Quello di cui l’Italia ha bisogno è una buona dose di buon senso e qualche verità scomoda.

The Guardian 26/11/2008

venerdì 14 novembre 2008

dall'INGHILTERRA



Pubblicato Venerdì 14 Novembre 2008
The Guardian


SCONCERTO
dopo l’assoluzione degli agenti per l’attacco ai manifestanti del G8 di Genova

Gli ufficiali di grado minore sono stati condannati, ma non andranno in carcere.
Il pestaggio selvaggio aveva mandato in coma alcune vittime inermi.
C’era sconcerto al tribunale di Genova la notte scorsa, dopo l’assoluzione da ogni capo d’imputazione degli alti ufficiali della polizia italiana accusati di aver progettato un attacco selvaggio ai manifestanti indifesi durante il G8 che si è tenuto nella città sette anni fa.
L’area riservata al pubblico è esplosa urlando “vergogna, vergogna” mentre il giudice che presiedeva la corte leggeva il verdetto. La madre di una delle vittime si è arrampicata su una barriera divisoria urlando: “Avremo la nostra vendetta”.

Enrica Bartesaghi, leader di un gruppo di pressione formato da parenti delle vittime, ha dichiarato al Guardian: “Mia figlia è stata picchiata così brutalmente da dover essere ricoverata in ospedale. Riceverà 5.000€. Purtroppo il nostro non è più un paese civile. La sentenza è un insulto (per lei).”

I tre giudici hanno inflitto pene detentive fino a quattro anni per alcuni dei comandanti operativi. Ma nessuno di loro andrà effettivamente in galera, poiché tali pene decadranno nei primi periodi dell’anno prossimo grazie alla legge sulla prescrizione.

Nessuno degli ufficiali che ha partecipato alle violenze era presente al processo. Avevano tutti il volto coperto e nessuno mostrava nome e numero di matricola durante l’incursione. Solo uno è stato identificato.
Tra gli assolti c’è Giovanni Luperi, che da quel giorno è stato messo a capo dell’equivalente italiano dell’MI5, e due dei più alti ufficiali italiani, Francesco Gratteri e Gilberto Calderozzi. Molti alti ufficiali della polizia coinvolti nel processo sono stati filmati mentre restavano fermi appena fuori dall’edificio in cui stavano avvenendo i pestaggi.

Almeno 30 persone sono state ricoverate in ospedale dopo l’incursione, molte delle quali sono entrate in coma. In seguito agli avvenimenti, un giudice italiano ha decretato che nessuno di coloro che si trovava nella scuola Armand Diaz aveva preso parte agli episodi di violenza e vandalismo che hanno caratterizzato la protesta no-global a Genova.
Un comunicato pubblicato da alcune vittime accusò la polizia italiana di aver agito “al di fuori dell’ordine democratico”. Diceva inoltre: “Tutto cio è possibile perché sanno di godere della totale impunità e questa sentenza ne è la conferma.”

Mark Covell, residente a Reading, uno dei cinque inglesi feriti durante l’attacco, ha dichiarato:
“Le prove erano schiaccianti. Non c’è giustizia qui. Mi spiace per l’Italia.”
Le prove fornite dall’accusa mostrano che la polizia ha introdotto due bottiglie molotov nella scuola, cercando cosí di far passare gli occupanti come violenti sovversivi. Soltanto i due ufficiali di grado minore che introdussero nell’edificio le molotov sono stati incriminati, ma la loro sentenza e la loro pena è già decaduta grazie alla legge sulla prescrizione.
Le scene appassionate della notte scorsa giungono dopo un periodo di lotte legali durate quattro anni. Le udienze preliminari per tre dei casi più violenti avvenuti durante il G8 sono iniziate nel 2004. La prima si è conclusa a dicembre dell’anno scorso, quando 24 manifestanti sono stati incriminati per danni alla proprietà privata e vandalismo. Sono stati condannati a pene detentive tra i 5 e gli 11 anni.
A luglio, 15 persone tra ufficiali della polizia e medici che erano in servizio in un centro di detenzione vicino Genova sono state condannate per aver maltrattato brutalmente dei detenuti, compresi molti provenienti dalla scuola Diaz. La corte ha avuto modo di ascoltare testimonianze di minacce di stupro e maltrattamenti sadici, nonche racconti di detenuti obbligati ad abbaiare come cani e cantare motivi razzisti contro gli ebrei.
I colpevoli di queste violenze hanno ricevuto sentenze fino a 5 anni di galera. Ma, di nuovo, nessuno di loro andrà in prigione. Le sentenze, insieme alle condanne, verranno cancellate quando la legge sulla prescrizione entrerà in vigore l’anno prossimo.
Antefatti
Almeno 150 ufficiali della polizia hanno assalito la scuola Armando Diaz nella notte del 21 luglio 2001, dopo tre giorni di violenze a Genova che hanno lasciato più di 200 persone ferite e un manifestante ucciso. Gli alti ufficiali della polizia hanno in seguito sostenuto che la scuola era occupata da un gruppo di violenti Black Bloc. Se questo è stato quanto detto agli agenti operativi, si spiegherebbe la brutalità adoperata nei confronti dei manifestanti. L’inglese Nicola Doherty è stata colpita così duramente al braccio con cui stava cercando di difendersi da riportare la frattura del polso. L’attacco ha mandato 28 delle 93 persone arrestate in ospedale - di cui tre in codice rosso. Mark Covell, volontario del network Indymedia, è rimasto in coma per 14 giorni. Ha riportato la frattura di otto costole, un polmone perforato e 10 denti caduti o rotti.

lunedì 10 novembre 2008

dalla SPAGNA


Un milione di firme contro la legge che concede l’immunità ai politici italiani
Pubblicato Domenica 9 Novembre 2008 da El Mundo


ROMA MADRID - Il lider del partito Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha annunciato di aver già raccolto un milione di firme, ne erano necessarie 500.000, per convocare un referendum che chieda il ritiro della legge che concede l’immunità alle quattro alte cariche dello Stato.L’ex magistrato del famoso processo contro la corruzione nella politica degli inizi degli anni ‘90, conosciuto come “Mani pulite”, ha spiegato che le firme necessarie per convocare un referendum sono state raccolte nei primi giorni dell’iniziativa in Sicilia.Il politico, che continuerà con la raccolta di firme ancora per altri giorni, ha aggiunto che con il referendum “si proverà a fermare una legge incostituzionale e immorale”. Per Di Pietro si tratta, soprattutto, del fatto che i cittadini sappiano che “in una democrazia, il controllo degli eccessi dei nostri rappresentanti in Palamento attraverso la giustizia è la base fondamentale dello Stato di Diritto”, secondo le dichiarazioni raccolte dal quotidiano italiano ‘La Repubblica’.
Soddisfatto per come la sua iniziativa é stata accolta finora, Di Pietro ha anche approfittato per chiedere coerenza al ministro di giustizia: “Non può fare come Penelope, che in un momento della giornata cuce e il momento seguente scuce”.
“L’Italia dei valori sarà sempre d’accordo quando si prendono misure forti contro la mafia. Però chiediamo coerenza per tutti i temi. Non si può fare una legge e sventolarla come una bandiera mentre nel resto delle questioni si nasconde la mano”, ha aggiunto.