io credo che a questo mondo esista solo una grande chiesa,che passa da che guevara e arriva fino a madre teresa; passando da malcomx attraverso gandhi e san patrignano arriva da un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano.
martedì 22 maggio 2012
martedì 1 maggio 2012
mercoledì 25 aprile 2012
25 aprile 2012
come sono andate le cose nel periodo più nero e umiliante della nostra storia.
Ma siamo ancora qui a ricordare come sono andate le cose nel periodo più nero e umiliante della nostra storia. A ricordare
domenica 22 aprile 2012
ESODATI
domenica 15 aprile 2012
Romanzo di una strage
martedì 10 aprile 2012
Veganismo
Cosa significa Vegan?
Perché Vegan?
Il Veganismo è il passo successivo del vegetarismo. componente essenziale di uno stile di vita libero da crudeltà. Fornisce indubbi benefici alla salute e allo spirito, oltreché agli animali e all'ambiente.L'origine del Veganismo
Quanti Vegetariani e Vegani in Italia
giovedì 12 gennaio 2012
Cosentino libero?
venerdì 12 agosto 2011
NOTIZIONA
ossia il 7,69% del loro reddito...
News By POPOLO VIOLA!
By me
martedì 26 luglio 2011
NON BOCCIATE E' DANNOSO

"Non bocciate, è dannoso"
Come il voto e le pagelle, la bocciatura fa parte di una scuola "all'antica" oggi rimessa in discussione. In Europa, alcuni paesi si stanno già distaccando dal vecchio modello. L'Austria ha annunciato che abolirà le bocciature dall'anno prossimo mentre in Francia, con record di "ripetenti" sul continente, si discute una possibile riforma. E pazienza per chi sostiene, come il ministro Gelmini, che ci sia il rischio di essere troppo "buonisti". "Sono contraria ad una scuola modello '68 che non distingue chi si impegna e merita dai lavativi, che promuove tutti senza differenze".
"Nei paesi in cui un maggior numero di studenti ripete gli anni scolastici - osserva l'Ocse - la performance globale tende ad essere inferiore, e il background sociale ha un impatto maggiore sui risultati di apprendimento". Ovvero: la bocciatura rafforza le disuguaglianze, emargina ancora di più quei bambini o ragazzi con problemi scolastici. I ragazzi che devono ripetere l'anno non vengono quasi mai seguiti individualmente, perdono fiducia in se stessi e si allontanano dallo studio. Eppure, nonostante le tante critiche, continua a essere una tendenza diffusa. Secondo la classifica Pisa - che valuta i sistemi educativi nell'area Ocse - più di uno studente su dieci (il 13%) è stato bocciato almeno una volta nel suo percorso di studio. Il 7% alle elementari, il 6% alle scuole medie e il 2% al liceo. L'Italia si colloca appena al di sopra della media Ocse, con una percentuale di allievi bocciati del 18%. I ricercatori danno inoltre un giudizio negativo su un'altra pratica comunemente utilizzata per trattare gli studenti che vanno male a scuola, o hanno un comportamento inadeguato: il trasferimento in altre strutture scolastiche. Un metodo che, scrivono, "tende ad essere associato con una segregazione nel sistema scolastico, in cui gli studenti che provengono da contesti avvantaggiati finiscono in scuole con risultati migliori mentre quelli di origini svantaggiate finiscono in scuole peggiori".
L'Ocse raccomanda anche maggiore elasticità da parte dei dirigenti scolastici sulla valutazione di fine anno, in base a criteri meno rigidi. Laddove i presidi hanno infatti più autonomia nel decidere la promozione, spesso vengono agevolati percorsi di accompagnamento che incentivano gli alunni più in difficoltà. Ultimo argomento: bocciare costa. Oltre a non garantire il progresso educativo, far ripetere un anno scolastico pesa sui bilanci dell'Istruzione pubblica, proprio in un momento di crisi economica e tagli alle scuole. Ogni bocciatura, hanno calcolato gli esperti dell'Ocse, costa in media tra i 10 e i 15 mila dollari annuali. In paesi come la Spagna, il Belgio o l'Olanda, i "ripetenti" incidono sul 10% del budget complessivo per l'educazione. Un altro effetto di lungo termine, registrato dall'Ocse, è il ritardato ingresso dello studente nel mondo del lavoro e la diminuzione di manodopera qualificata. Se le bocciature si ripetono nel ciclo scolastico, gli alunni tendono ad abbandonare lo studio, già prima del diploma. Un fallimento. Non solo per loro.
Repubblica.it 26/07/2011
giovedì 2 dicembre 2010
Ma è troppo chiedere una riverniciata al parco ospiti della TV?
Con la caduta del berlusconismo, si spera, sarà interessante verificare se per caso finisce anche questa terrificante riunione di condominio che dura da anni nei salotti Rai e ha ormai sfondato il livello del grottesco. Queste venti o trenta personcine di folgorante mediocrità che fingono ogni sera di litigare, non importa quale sia il programma, e poi vanno tutti insieme a far casino in trattoria coi soldi del canone.
Sarebbe tutto soltanto ridicolo, se questa pagliacciata non fosse diventata l’unica rappresentazione del dibattito pubblico per milioni di cittadini e un’intera generazione di giovani. Agli ultimi, in particolare, va detto che nel mondo civile la tv pubblica non funziona in questo modo.
Nei dibattiti televisivi sulle reti pubbliche in Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, tanto per cominciare gli ospiti non sono così maleducati. I conduttori, gente seria, li correggono quando citano un dato o un fatto sbagliati. Pazzesco, vero? I giornalisti si dividono anche là fra quelli di destra e quelli di sinistra, ma di fondo fanno i giornalisti. Quelli di destra per esempio non sono stipendiati dal presidente del Consiglio e non passano la vita a esaltare l’editore, perché nel resto del mondo i giornalisti si vergognano di fare i servi.
Gli esperti di economia sono veri esperti di economia, chiamati perché magari insegnano in grandi università o hanno vinto un Nobel e non perché portano una barba da carnevale, la giacca fucsia e il farfallino arancione, come quel tale Oscar Giannino. Un profeta del neoliberismo che invoca tagli e massacri sociali dall’alto di una carriera trascorsa a scrivere su giornalini mantenuti coi soldi pubblici, al solito buttati nel cesso, nel caso specifico La Voce Repubblicana, il Foglio, Libero e Il riformista.
Nelle televisioni civili naturalmente è impensabile organizzare sessanta o settanta puntate di talk show, con compagnia fissa e plastico del luogo del delitto, per fare audience sull’assassino di un bambino o una bambina. In compenso se il premier viene beccato a frequentare giri di minorenni, usa la decenza di presentarsi alla tv pubblica e rispondere a tutte le domande dei giornalisti, invece di fare lo spiritoso e mandare il personale in giro per studi con il mandato di difenderlo, in genere insultando gli interlocutori.
Ora, non si pretende che i televisionari italioti e i loro degno dirigenti, affaccendati come sono a leccare gli stivali dei padroni, si comportino come i loro colleghi liberi. Ma almeno una riverniciata la parco ospiti, un pò di rispetto per l’intelligenza del pubblico a casa, sarebbe già un enorme passo avanti o come va di moda dire adesso per ogni minima fesseria: una grande riforma.
di Curzio Maltese
tratto da la rubrica CONTROMANO de "Il Venerdì di Repubblica"
26 Novembre 2010
venerdì 29 ottobre 2010
la polizia ci spia su FACEBOOK
Un patto segreto con il social network. Che consente alle forze dell'ordine di entrare arbitrariamente e senza mandato della magistratura in tutti i profili degli utenti italiani. Lo hanno appena firmato in California
Negli Stati Uniti, tra mille polemiche, è allo studio un disegno di legge che, se sarà approvato dal Congresso, permetterà alle agenzie investigative federali di irrompere senza mandato nelle piattaforme tecnologiche tipo Facebook e acquisire tutti i loro dati riservati. In Italia, senza clamore, lo hanno già fatto. I dirigenti della Polizia postale due settimane fa si sono recati a Palo Alto, in California, e hanno strappato, primi in Europa, un patto di collaborazione che prevede la possibilità di attivare una serie infinita di controlli sulle pagine del social network senza dover presentare una richiesta della magistratura e attendere i tempi necessari per una rogatoria internazionale. Questo perché, spiegano alla Polizia Postale, la tempestività di intervento è fondamentale per reprimere certi reati che proprio per la velocità di diffusione su Internet evolvono in tempo reale.Una corsia preferenziale, insomma, che potranno percorrere i detective digitali italiani impegnati soprattutto nella lotta alla pedopornografia, al phishing e alle truffe telematiche, ma anche per evitare inconvenienti ai personaggi pubblici i cui profili vengono creati a loro insaputa. Intenti forse condivisibili, ma che di fatto consegnano alle forze dell'ordine il passepartout per aprire le porte delle nostre case virtuali senza che sia necessaria l'autorizzazione di un pubblico ministero. In concreto, i 400 agenti della Direzione investigativa della Polizia postale e delle comunicazioni potranno sbirciare e registrare i quasi 17 milioni di profili italiani di Facebook.
Ma siamo certi che tutto ciò avverrà nel rispetto della nostra privacy? In realtà, ormai da un paio d'anni, gli sceriffi italiani cavalcano sulle praterie di bit. Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza e persino i vigili urbani scandagliano le comunità di Internet per ricavare informazioni sensibili, ricostruire la loro rete di relazioni, confermare o smentire alibi e incriminare gli autori di reati. Sempre più persone conducono in Rete una vita parallela e questo spiega perché alle indagini tradizionali da tempo si affianchino pedinamenti virtuali. Con la differenza che proprio per l'enorme potenzialità del Web e per la facilità con cui si viola riservatezza altrui è molto facile finire nel mirino dei cybercop: non è necessario macchiarsi di reati ma basta aver concesso l'amicizia a qualcuno che graviti in ambienti "interessanti" per le forze dell'ordine.
A Milano, per esempio, una sezione della Polizia locale voluta dal vicesindaco Riccardo De Corato sguinzaglia i suoi "ghisa" nei gruppi di writer, allo scopo di infiltrarsi nelle loro community e individuare le firme dei graffiti metropolitani per risalire agli autori e denunciarli per imbrattamento. Le bande di adolescenti cinesi che, tra Lombardia e Piemonte, terrorizzano i connazionali con le estorsioni, sono continuamente monitorate dagli interpreti della polizia che si insinuano in Qq, la più diffusa chat della comunità. Anche le gang sudamericane, protagoniste in passato di regolamenti di conti a Genova e Milano, vengono sorvegliate dalle forze dell'ordine. E le lavagne degli uffici delle Squadre mobili sono ricoperte di foto scaricate da Facebook, dove i capi delle pandillas che si fanno chiamare Latin King, Forever o Ms18 sono stati taggati insieme ad altri ragazzi sudamericani, permettendo così agli agenti di conoscere il loro organigramma.
Veri esperti nel monitoraggio del Web sono ormai gli investigatori delle Digos, che hanno smesso di farsi crescere la barba per gironzolare intorno ai centri sociali o di rasarsi i capelli per frequentare le curve degli stadi. Molto più semplice penetrare nei gruppi considerati a rischio con un clic del mouse. Quanto ai Carabinieri, ogni reparto operativo autorizza i propri militari, dal grado di maresciallo in su, ad accedere a qualunque sito Internet per indagini sotto copertura, soprattutto nel mondo dello spaccio tra giovanissimi che utilizzano le chat per fissare gli scambi di droga o ordinare le dosi da ricevere negli istituti scolastici. Mentre, per prevenire eventuali problemi durante i rave, alle compagnie dei Carabinieri di provincia è stato chiesto di iscriversi al sito di social networking Netlog, dove gli appassionati di musica tecno si danno appuntamento per i raduni convocando fans da tutta Europa. A caccia di raver ci sono anche i venti compartimenti della Polizia postale e delle comunicazioni, localizzati in tutti i capoluoghi di regione e 76 sezioni dislocate in provincia.
"Il nostro obiettivo è quello di prevenire i rave party prima che abbiano inizio", spiegano, "e per questo ci inseriamo nelle comunicazioni tra organizzatori e partecipanti, nei social network, nei forum e nei blog". Così può capitare che anche chi ha semplicemente partecipato ad una chat per commentare un gruppo musicale finisca per essere radiografato a sua insaputa.
In teoria queste attività sono coordinate dalle procure che conducono le indagini su singoli fatti o su fenomeni più ampi. I responsabili dei social network non ci tengono a farlo sapere e parlano di una generica offerta di collaborazione con le forze dell'ordine per impedire che le loro piattaforme favoriscano alcuni delitti.
Un investigatore milanese rivela a "L'espresso" che, grazie alle autorizzazioni della magistratura, da tempo ottiene dai responsabili di Facebook Italia di visualizzare centinaia di profili riservati di altrettanti utenti, riuscendo persino ad avere accesso ai contenuti delle chat andando indietro nel tempo fino ad un anno. Chi crede di aver impostato le funzioni di riservatezza in modo da non permettere a nessuno di vedere le foto, i post e gli scambi di messaggi con altri amici, in realtà, se nel suo gruppo c'è un sospetto, viene messo a nudo e di queste intrusioni non verrà mai a conoscenza.
E non sempre l'autorità giudiziaria viene messa al corrente delle modalità con cui vengono condotte alcune indagini telematiche. Un ufficiale dei Carabinieri, che chiede di rimanere anonimo, ammette che certe violazioni della legge sulla riservatezza delle comunicazioni vengono praticate con disinvoltura: "Talvolta", spiega l'ufficiale "creiamo una falsa identità femminile su Fb, su Msn o su altre chat, inseriamo nel profilo la foto di un carabiniere donna, meglio se giovane e carina, e lanciamo l'esca. Il nostro carabiniere virtuale tenta un approccio con la persona su cui vogliamo raccogliere informazioni, magari complimentandosi per un tatuaggio. E in men che non si dica facciamo parte del suo gruppo, riuscendo a diventare "amici" di tutti i soggetti che ci interessano".
Di tutta questa attività, spiega ancora l'ufficiale, "non sempre facciamo un resoconto alla procura e nei verbali ci limitiamo a citare una fantomatica fonte confidenziale". Da oggi, in virtù dell'accordo di collaborazione con Mark Zuckerberg siglato dalla Polizia, chi conduce queste indagini potrà fare a meno di chiedere avvisare un magistrato perché "la fantasia investigativa può spaziare", prevede un funzionario della Polposta, "e le osservazioni virtuali potranno essere impiegate anche in indagini preventive".
sabato 21 agosto 2010
Addio Ferribotte!

ROMA - E' stato un volto celebre del cinema, uno dei più noti caratteristi della commedia all'italiana. Tiberio Murgia se ne è andato: è morto ieri all'età di 81 anni, in una casa di cura per anziani di Tolfa, in provincia di Roma. Una scomparsa che lascia il segno. Perché è anche grazie a quelle facce un po' così come la sua, al suo nome non troppo noto al di là della ristretta cerchia degli appassionati, che i film cult della nostra filmografia hanno avuto tanto successo. Come è avvenuto per il suo ruolo forse più famoso: Ferribotte, il siciliano focoso dei Soliti ignoti.
Ed è un'ironia della sorte, questa. Perché Murgia era sì isolano, ma di un'isola molto diversa dalla Sicilia: la Sardegna. Era nato infatti a Oristano nel 1929, da una famiglia con pochi mezzi. La sua è una giovinezza tumultuosa, rispetto alla morale dell'epoca: fa il manovale, poi il venditore ambulante dell'Unità, poi viene mandato dal partito a frequentare la famosa scuola delle Frattocchie. Tornato a casa, la relazione con una "compagna" provoca scandalo nel Pci, tanto da costringerlo a emigrare. Dopo un'altra serie di peripezie, e di relazioni sentimentali extraconiugali, si ritrova a lavorare in una trattoria di Roma. Ed è qui che lo nota un regista dall'intuito straordinario come Mario Monicelli. Che resta affascinato, cinematograficamente parlando, da quella sua faccia molto meridionale e molto da sciupaffemine. Tanto da affidargli, nel 1958, il ruolo di Ferribotte (storpiatura di ferry boat, il traghetto che unisce la Sicilia al continente) nei Soliti Ignoti.
Malgrado la presenza di star come Totò, Murgia non passa inosservato.
Ma questo lo condanna anche a ripetere, quasi all'infinito, quel chiché. Le sue apparizioni, sempre come caratterista, sono comunque numerose: oltre ai sequel L'audace colpo dei soliti ignoti e I soliti ignoti vent'anni dopo, vanno ricordati La grande guerra (1959, sempre con Monicelli), Caccia alla volpe (1966, regia di Vittorio De Sica), La ragazza con la pistola (1968, ancora diretto da Monicelli, al fianco di Monica Vitti). Poi ci sono i suoi ruoli in pellicole più commerciali: da Il giorno più corto con Totò a L'onorata società con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Con gli anni Settanta, arrivano anche la partecipazioni al filone erotico della commedia all'italiana, che in quel periodo vive il suo exploit.Col passare del tempo Murgia resta attivo, apparendo in film di vario tipo. Vale la pena ricordare, fra i tanti, almeno Operazione Pappagallo (1988), opera prima del regista romano Marco Di Tillo: non tanto per il valore della pellicola, ma perché, per la prima volta, non viene doppiato ma parla con la sua voce. Dall'inflessione decisamente sarda: altro che siciliano...
Nel nuovo Millennio, infine, Murgia appare al fianco di Nino Manfredi in Una milanese a Roma, recita in Ribelli per caso di Vincenzo Terracciano e in Chi nasce tondo di Alessandro Valori, accanto a Valerio Mastandrea. Recentissimamente, in tv, ha preso parte a Tutti pazzi per amore 2: un modo allegro, leggero leggero, per concludere la sua carriera da faccia un po' così.
venerdì 2 luglio 2010
ASPETTANDO LA RIVOLTA DEI GIOVANI

A chi serve andare avanti così?
Essere giovani in Italia significa ormai rinunciare alla dignità del vivere. Il lavoro, quando c'è, fa schifo, è precario e sottopagato. Ma sempre pi spesso non c'è. Gli hanno raccontato che con la flessibilità non vi sarebbe stata disoccupazione e se la sono bevuta, incredibilmente, hanno condiviso il finto liberismo dei padroni e sono diventati schiavi. Il risultato è che un giovane su tre è disoccupato. Comunque anche i fortunati, si fa per dire, con lo stipendio non riescono a mantenersi e devono pescare dalla borsetta di mammà, come cantava Carosone. Ora si berranno forse la favola che la colpa di tutto è dei lavoratori pi anziani, dei loro diritti acquisiti. Ma quei diritti le generazioni precedenti se li sono conquistati al prezzo di lotte durissime, mica abboccando alle balle dei presidenti di Confindustria o dei miiardari prestati alla politica.
L'Italia è un Paese di vecchi che odiano i giovani e le donne. Ma giovani e donne votano per una classe dirigente di uomini vecchi e quindi il cerchio si chiude.
Da giovane detestavo chi parlava di «giovani», senza distinguere, perché i «giovani» naturalmente non esistono come categoria. Eppure quanto avviene da noi nel rapporto fra generazioni merita attenzione, perché non accade altrove. Non esiste un Paese europeo dove il governo possa tagliare fondi all'istruzione senza provocare rivolte di piazza. I giovani europei sanno benissimo che l'unica speranza di avere un futuro nel mondo globalizzato consiste nel ricevere una buona formazione in scuole e università di eccellenza. Ora da noi le scuole pubbliche non hanno i soldi per la carta nei cessi e le università se la battono nelle classifiche internazionali con l'Africa. Ebbene il governo demolisce quel poco che rimane e gli studenti stanno zitti e buoni. Ad aspettare che cosa? Un lavoretto per l'estate e un altro per l'autunno? A prendersela con gli immigrati? In Italia non esiste sostegno ai giovani disoccupati, non esiste una politica della casa per le nuove coppie. Tutto è delegato a mammà e papà. Vista bene? Si fa davvero fatica a capirvi. Certo, tutta quella televisione assunta fin dalla prima infanzia deve aver fatto parecchio male.
Ma, insomma, ragazzi svegliatevi, non fidatevi di delegare a qualche furbastro la protesta, scendete in piazza, fate qualcosa, arrangiatevi. Oppure smettetela di arrangiarvi. Che cosa avete da perdere?
domenica 24 gennaio 2010
La lotta all'evasione fiscale che nessuno vuole fare

mercoledì 20 gennaio 2010
Quanto guadagnano?

STIPENDIO Euro 19.150
STIPENDIO BASE Euro 9.980
PORTABORSE Euro 4.030 (generalmente parenti
o familiari)
RIMBORSO SPESE AFFITTO Euro 2.900
INDENNITA? DI CARICA tra Euro 335 ed Euro 6.455
TUTTO ESENTASSE!!!
più
TELEFONO CELLULARE Gratis (pare trattasi di rimborso forfaittario e non tel gratis... poi dovremmo sapere a quanto ammonta il rimborso!!
TESSERA DEL CINEMA Gratis
TESSERA TEATRO Gratis
TESSERA AUTOBUS METROPOLITANA Gratis
FRANCOBOLLI Gratis
VIAGGI AEREI NAZIONALI Gratis
CIRCOLAZIONE su AUTOSTRADE Gratis
PISCINE e PALESTRE Gratis
TRENI Gratis
AEREO DI STATO Gratis
AMBASCIATE Gratis
CLINICHE Gratis
ASSICURAZIONE INFORTUNI Gratis
ASSICURAZIONE DECESSO Gratis
AUTO BLU CON AUTISTA Gratis
RISTORANTE Gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per Euro 1.472.000)
Hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in Parlamento, mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi (per ora!!!). Circa 103.000 euro li incassano con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i privilegi per coloro che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera (es: la sig.ra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l'auto blu ed una scorta sempre al suo servizio).
... i consiglieri regionali?
REGIONE CAMPANIA
PRESIDENTE 17.384.155
MEMBRO DI GIUNTA 15.452.582
CONSIGLIERE 12.555.223
Li chiamano "onorevolini": i consiglieri regionali, infatti, hanno come massima aspirazione, almeno salariale, di assomigliare ai loro modelli che siedono in Parlamento. Dopo le elezioni del 16 aprile una schiera di oltre 700 di loro si è accomodata sulle poltrone. Guidati dai presidenti, i primi eletti direttamente dalla gente che non sa quale favore economico, oltre che politico, ha fatto loro. Anche se ha creato qualche disparità Roberto Formigoni, presidente lombardo, solo di stipendio base guadagna due milioni al mese in più del compagno Antonio Bassolino, 19.316.000 lire lorde contro 17.384.000. Lo stesso schiaffo, Bassolino, lo deve subire sia dal nuovo venuto presidente della regione veneto Giancarlo Galan, sia dal veterano dell’Emilia e Romagna Vasco Errani. Forse che sull’onda della vittoria Lega-Forza Italia abbiano applicato le gabbie salariali più al Nord e meno al Sud? Ci mancherebbe, anche il Lazio non scherza: il nuovo presidente Francesco Storace, appena arrivato, già guadagna quanto al suo amico Formigoni.
Per non parlare dei siciliani, i quali si fanno chiamare onorevoli senza diminutivi, si arrabbiano se li si considera consiglieri perché la loro è "un’assemblea e non un consiglio" e, per mettere bene in chiaro le cose, si attribuiscono stipendi copiati dal Senato.
Così, il presidente della regione Sicilia Angelo Capodicasa, porta a casa ogni mese, solo di retribuzione fissa, 32.243.838 lire lorde (senza tenere conto di altre entrate quali diaria, rimborsi spese ecc). Naturalmente gli onorevoli dell’assemblea siciliana si offenderebbero se per loro valessero regole diverse e, così, sbaragliano le altre regioni intascando come i senatori, 19.201.830 lire lorde al mese.
La maggioranza dei consiglieri non siciliana, invece, è più modesta e si accontenta del 65% dello stipendio base di un deputato. Una modestia che, comunque, significa un salario fisso di tutto rispetto: 12.555.223 lire lorde.
Fosse tutto qui, il gap con l’italiano medio sarebbe notevole ma non eccezionale.
Fortuna che i consiglieri recuperano con altre ragguardevoli sommette, oltre a sconti, esenzioni e benefit vari.
E i poveri ex non rieletti possono andarsene con un saluto e una stretta di mano?
Non sia mai detto, c’è il premio di trombatura, la liquidazione, quella che per suscitare pathos hanno chiamato "indennità di reinserimento nella vita civile" (come se avessero scontato qualche anno di galera e, dopo l’espiazione della pena, dovranno essere reinseriti. O forse per insegnare loro un mestiere perché possano finalmente lavorare?). Questa indennità è, in genere, di una mensilità per ogni anno di mandato effettuato. I consiglieri ancora in carica, invece, possono godere di tutti i "rimborsi". Cifre, questa volta, tutte al netto. In primis la diaria mensile per la partecipazione alle sedute (non tante a dire il vero: in media 10 al mese in Piemonte e Sardegna, 7 in Lombardia, Emilia -Romagna e Friuli, 2 in Basilicata, Puglia e Calabria. A parte gli outsider siciliani, i più modesti si limitano a 3.575.715 lire al mese. I campani partono con un fisso di 4.017.671 lire nette, ai quali aggiungono dalle 100 alle 600 mila di rimborso forfetario per spese di trasporto. Non che le altre regioni siano più parche sui trasporti: viaggiano su cifre analoghe solo non contate come rimborsi fissi. Andare in "missione" fuori regione, poi, è sempre una buona cosa: frutta dalle 80 alle 150 mila lire al giorno in più. E in Lazio e Campania chi documenta le spese avrà restituito il 10% in più del dovuto (il 20% all’estero).
I consiglieri, infine, quando vanno in pensione intascano un vitalizio che, per molte regioni, varia da 3.750.000 al mese per cinque anni di Consiglio, a un massimo di 8 milioni per 15 anni.
Tratto da http://digilander.libero.it/fgurbon/stipreg.htm
.... I consiglieri provinciali (POCA SODDISFAZIONE!), le indennità mensili della Provincia di Ascoli erano tra le più basse d’Italia, pari a 534 euro. Dico ‘erano’ perché con la finanziaria 2008 il Governo Prodi, nell’ambito del più generale impegno volto alla riduzione dei costi della politica, ha abolito anche queste indennità mensili sostituendole con i gettoni di presenza per la partecipazione alle riunioni delle commissioni consiliari e dei Consigli Provinciali.
Tratto da http://www.ilpartigiano.it/
.... Sindaci, Assessori, Consiglieri?
Gli stipendi (come i redditi degli italiani, peraltro) sono pubblici, in questo caso stabiliti con atti della pubblica amministrazione in ottemperanza a quanto stabilito dalla legge, in particolare dalle varie Finanziarie. La legge divide i comuni in più classi a seconda degli abitanti: più grande il comune e più è alto lo stipendio. Sugli stipendi dei Sindaci influiscono poi anche altri fattori come ad esempio il bilancio comunale rapportato alla media regionale e la professione che svolgono. Chi è dipendente o pensionato si vede ad esempio dividere per 2 la cifra di indennità, contrariamente a chi è libero professionista. Negli ultimi anni gli stipendi sono andati progressivamente calando per le progressive "strette" imposte dal Governo. L'autonomia dei Comuni nel decidere gli stipendi è comunque nulla, contrariamente a quanto avviene invece per le Regioni o per i parlamentari.
Ad ogni modo...la fatidica domanda "quanto prendi al mese?" l'abbiamo fatta, a livello indicativo, al Sindaco cortonese Vignini, al castiglionese Brandi e al lucignanese Seri. Tre comuni: uno medio-grande, uno medio e uno relativamente piccolo. Ebbene:Vignini e Brandi sono sullo stesso livello, visto che la legge prevede un'unica classe da 10 a 30 mila abitanti. La loro indennità (per 12 mensilità) è pari a 2.034 euro mensili. Seri percepisce invece 1.557 euro.
Per i vice-sindaci il compenso di Cortona e Castiglion Fiorentino è di 1.224 euro.
Gli assessori guadagnano una cifra variabile da 559 a 1.036 euro a seconda degli scaglioni Irpef applicati. Solitamente però la cifra che ricevono tutti i mesi è di poco superiore a 600 euro.
Il vice-sindaco di Lucignano guadagna invece 399 euro, mentre sempre nel paese della Maggiolata un assessore percepisce 307 euro.
Tratto da http://pollodellavaldichiana.splinder.com/
martedì 19 gennaio 2010
BERLUSCONI: Tassa digitale?



Mentre noi eravamo in vacanza, il 30 dicembre il ministro Bondi – per fare un favore alla Siae e proteggere il diritto d’autore degli “artisti” – ha concepito l’ennesima mostruosità di questo governo in termini di innovazione e tecnologia. Si parla del cosiddetto equo compenso. Per chi non lo sapesse è una tassa preventiva che ognuno di noi paga (già oggi) quando acquista un cd o un dvd vergine. L’obiettivo di tale tassa (che entra nelle casse della Siae) è quello di prendere dei soldi ai consumatori per il POSSIBILE MA NON CERTO mancato acquisto di un’opera protetta dal diritto d’autore. In altre parole la Siae cattura del denaro nella previsione che io registri sul cd acquistato l’ultimo album di Eros Ramazzotti o di Lucio Dalla; ma li cattura anche se su quello stesso cd metto le foto di mio figlio o delle vacanze che sono di mia proprietà.
Bene, anzi male. Mentre noi eravamo a smaltire le scorie dei pasti natalizi, dicevamo, il ministro Bondi ha firmato un decreto (DECRETO, neanche una “normale” legge) per estendere l’equo compenso anche ad altri supporti che n
on siano il cd o il dvd. Come si legge nel testo, d’ora in poi questa tassa si pagherà su cd, dvd, hard disk, lettori multimediali portatili, chiavette usb e telefonini. Insomma, su tutti i supporti su cui è possibile registrare un file audio, video, un’immagine o qualsiasi cosa possa essere protetta dal diritto d’autore.
Ma il bello (o il peggio) deve ancora arrivare. Già, perchè ora veniamo ai prezzi.
E se per hard disk, cd, dvd e chiavette il costo aggiuntivo è qualche frazione di euro (comunque un’enormità, considerando il mercato complessivo), i più tartassati dall’invenzione di Bondi e collaboratori sono i dispositivi portatili come lettori e cellulari.
Come si legge nella tabella qui sopra, con questo decreto il prezzo di un lettore o di un cellulare potrebbe crescere di quasi 30 euro se particolarmente capiente.
A questo punto sono evidenti tre cose.
1- Che i consumatori (e le loro associazioni) faranno casino.
2- Che anche le aziende hi-tech si arrabbieranno e potranno a) decidere di allearsi con i consumatori (proposta: una class action contro il governo?) o b) di far ricadere sugli utenti – aumentando i prezzi – l’iniziativa del governo.
3- Che l’Italia – se non cambiano i governanti (ma anche i loro oppositori) – è destinata a una arretratezza tecnologica senza pari nei paesi industrializzati. Una mossa del genere, infatti, rischia di dare un serio colpo al nostro consumo di tecnologia e a tutto quello che a questo consumo è collegato.
p.s.: Le tasse non sono solo quelle sul lavoro e sulla casa.
Risposta della SIAE (Società Italiana Autori ed Editori)
La Siae, attraverso una nota ufficiale, risponde a chi – come noi – chiama l’equo compenso una tassa. La Società Italiana degli Autori e degli Editori sostiene che “no, non è una tassa, perché si tratta di diritti d’autore. I diritti d’autore sono “lo stipendio” di chi crea un’ opera (musica, film, romanzi, testi teatrali)”.
Ipotesi (banale): sui miei cellulari e hard disk ho solo le foto dei miei viaggi. Quando acquisterò un nuovo telefonino (o hard disk), dunque, la Siae mi ridarà quei soldi usciti dal mio protafoglio per pagare le mie opere di ingegno?
Ipotesi (un po’ meno banale): è mia abitudine conservare sul mio lettore solo musica trasferita da cd originali. Perché devo pagare l’equo compenso se acquisto un nuovo lettore?
Ha quindi senso dire – come dice la Siae per difendere il decreto Bondi – “Cosa sarebbe un iPod senza canzoni?”. Io credo proprio di no.
Silvio, quanto ci costi

Una vera reggia, dove si moltiplicano dipendenti e sprechi. Con oltre un miliardo di euro l'anno bruciato per alimentare una burocrazia di corte che si allarga a dismisura e conta già 1.400 persone più del previsto.
Mentre per allestire i set televisivi degli show del sovrano si spendono cinque milioni e si arriva a pagare 250 euro il noleggio di un computer per una sola giornata. E dove ci sono segretarie con la stessa qualifica e retribuzione dei grandi capi.
Una follia, impossibile da immaginare nell'Italia normale dove aziende ed enti pubblici tagliano e licenziano a tutto spiano per fare quadrare i conti. Ma non alla presidenza del Consiglio dove il miracolo si ripete nei piani più alti della nomenklatura berlusconiana.
Prendete Marinella Brambilla, storica segretaria del Cavaliere che da oltre vent'anni custodisce la sua agenda. E confrontate il suo curriculum con Manlio Strano, autore di saggi su riviste giuridiche e persino del regolamento interno del Consiglio dei ministri, appena nominato dal governo consigliere della Corte dei Conti. Manlio Strano, dopo una lunga trafila al servizio dello Stato, è diventato segretario generale di Palazzo Chigi lo scorso aprile. La sua qualifica? Dirigente generale di prima fascia, il top della carriera pubblica. E indovinate qual è la qualifica della fedelissima Brambilla? Anche lei direttore generale. E la Brambilla non è la sola miracolata. Come lei sono state graziosamente elevate al rango di superdirigenti generali anche Lina Coletta, segretaria di Gianni Letta; Maria Serena Ziliotto, che assiste il sottosegretario alle Politiche per la famiglia Carlo Giovanardi e Patrizia Rossi, che tiene invece l'agenda del sottosegretario allo Sport Rocco Crimi.
Quella delle qualifiche-facili non è la sola anomalia in cui ci si imbatte scandagliando la giungla della presidenza del Consiglio. Ci sono plotoni di alti funzionari senza incarichi operativi che passano il tempo conducendo improbabili studi, mentre si continua a imbarcare nuovi assunti con pingui stipendi e striminziti curriculum. Secondo i dati che "L'espresso" è riuscito a reperire, a palazzo Chigi lavorano ben 4.500 persone, oltre 1.400 in più di quelle previste nella pianta organica, a dimostrazione del fatto che quella dei dipendenti è ormai una spesa fuori controllo.
LA CORTE DEI MIRACOLI
La corsa dei costi di Palazzo Chigi sembra infatti ormai inarrestabile: 3 miliardi 621 milioni nel 2006; 4 miliardi 280 milioni nel 2007; ancora di più, 4 miliardi 294 milioni, nel 2008. Soldi che se ne vanno per mille rivoli e che finanziano le strutture che sono proliferate sotto il governo Berlusconi tra uffici di diretta collaborazione (23) e dipartimenti retti da sottosegreta
ri e ministri senza portafoglio: i centri di spesa in bilancio sono ben 19. Degli oltre 4 miliardi, più del 70 per cento se ne va per le cosiddette "politiche attive" dei dipartimenti, a cominciare dalla Protezione civile che da sola nel 2008 ha divorato 2.132 milioni. Quello che resta viene inghiottito dal funzionamento dell'apparato, degno di una corte barocca. L'organizzazione di Palazzo Chigi è molto ramificata tra uffici di staff del presidente (consigliere diplomatico, militare, eccetera), quelli sottoposti al segretario generale che assicurano il funzionamento della macchina (bilancio, controllo, voli di Stato, gestione degli immobili) e i dipartimenti retti da sottosegretari e da ben dieci ministri. Senza contare la miriade di comitati e commissioni di cui in molti casi solo con grande sforzi si ravvisa la necessità. È per finanziare questo immenso apparato che le spese hanno toccato la cifra record del 2008, mentre nulla ancora si sa sul rendiconto 2009 che potrebbe segnare un nuovo primato.SI VA IN SCENA
Gli italiani conoscono benissimo quanto Berlusconi sia attento alla cura della propria immagine. Non a caso organizza le sue uscite cercando di sfruttarle al meglio a fini televisivi.
Quello che i cittadini ignorano è quanto questo costi alle casse di Palazzo Chigi. Per cominciare, il Cavaliere ha reclutato all'interno di una propria struttura ("ufficio del presidente") due personaggi con il compito di curare i suoi "eventi": Mario Catalano, idolo dei cultori del porno soft per essere stato lo scenografo di "Colpo Grosso", il primo spettacolo tv davvero scollacciato degli anni '80, e Roberto Gasparotti, ex teleoperatore Fininvest, cerimoniere dalle maniere forti e dai precedenti poco rassicuranti (vedi box nella pagina accanto) che come responsabile dell'immagine del premier lo precede preparando il "set" e bonificandolo persino dalle presenze sgradite. Ebbene, Gasparotti ha avuto anche lui la superqualifica di dirigente generale. Mentre per esaudire le esigenze sceniche del premier sta contribuendo non poco a fare impennare le spese. Qualche perla tra le tante.
Il 29 settembre, l'Aquila, consegna di qualche centinaio di appartamenti ai terremotati in contrada Bazzano. Per Berlusconi è previsto un rigido programma: arrivo alle 15.30, saluti e discorso, poi consegna delle chiavi a tre famiglie.
Il tutto, naturalmente, sotto l'occhio delle telecamere che lo seguono passo passo grazie a un set attrezzatissimo. Attrezzatissimo ma anche molto costoso. Stando ai preventivi della "D and di lighting & truck", di cui "L'espresso" è entrato in possesso, la fornitura comprende tra l'altro telecamere, maxischermi, impianti elettrici e di illuminazione, e persino «tre personal computer completi di pacchetto office» al costo di 1.500 euro, cioè 500 euro a computer. Uno pensa: computer acquistati. Macché: i 1.500 euro sono il costo del noleggio, ben 500 euro a pc per sole 48 ore. Una follia che contribuisce allo scandaloso costo finale dell'"operazione case": oltre 300 mila euro, cifra con la quale si potevano costruire altri sei di quegli appartamenti da 50 metri consegnati quel giorno ai terremotati. E quella abruzzese non è la sola prestazione da vertigine della "D and di". Da mettemettere in bilancio per il 2009 ci sono anche gli oltre 110 mila euro delle attrezzature noleggiate per la cena in onore del Keren Hayesold United Israel appeal (agenzia internazionale che raccoglie fondi per sostenere Israele) a Villa Madama il 3 novembre: 10 mila euro se ne sono andati solo per l'impianto audio di un gruppo musicale, 4 mila per una troupe appositamente attivata per «seguire il presidente durante l'evento» e altri 700 euro per una sola «telecamera fissa su cavalletto da posizionare fronte president». Come pure i costi per l'incontro organizzato sempre a palazzo Madama il 6 maggio con gli industriali de "L'Italia del fare": quella cena, solo di apparecchiature è costata oltre 60 mila euro. Secondo quanto risulta a "L'espresso", dal suo insediamento (maggio 2008) alla fine di ottobre, cioè in 17 mesi, la gestione berlusconiana di questi eventi mediatici è costata quasi 5 milioni di euro: un'enormità a confronto dei 150 mila spesi da Romano Prodi per fronteggiare le stesse esigenze nei 25 mesi del suo ultimo governo.
Ma così vanno le cose alla presidenza nella cui gestione finanziaria nessuno riesce a mettere becco.
MIRACOLO IN BUSTA PAGA
Il bilancio di Palazzo Chigi è infatti totalmente autonomo e viene alimentato dal ministero dell'Economia attraverso un apposito fondo. E da questo tesoretto pesca la presidenza per fare fronte anche ai costi dei dipendenti che continuano a crescere anno dopo anno:
202 milioni nel 2005,
229 l'anno successivo,
237 nel 2007,
oltre 246 nel 2008.
Le ragioni dell'escalation? L'inarrestabile lievitare degli organici che non conosce tregua. All'inizio erano previste 3.063 persone:
368 dirigenti e 2.695 impiegati.
Oggi al lavoro ne risultano invece ben 4.542.
Con una particolarità: il numero esorbitante dei "comandati", cioè il personale chiamato da altri ministeri o amministrazioni pubbliche, che ormai sono 1.600 unità. La ragione di questa esplosione sta nel fatto che la presidenza, da semplice organo di coordinamento dell'attività di governo si è trasformata in un contenitore di sottosegretariati e ministeri senza portafoglio che hanno comportato l'istituzione di dipartimenti e staff. Risultato? Non potendo nemmeno assumere per concorso per il blocco imposto dalla Finanziaria, la presidenza si è riempita di comandati- raccomandati la cui presenza in molti casi va avanti anche da più di un ventennio. Le professionalità rappresentate sono le più diverse: ci sono persino segretari comunali e un cantoniere reclutato dal Comune di Paliano (Frosinone). Per non parlare poi dei militari e degli agenti di ogni arma e grado: 370 in tutto secondo la presidenza, oltre 500 secondo altri dati avuti da "L'espresso". Quando si parla di potenziare la lotta al crimine, spesso i sindacati più combattivi chiedono il ritorno sulle strade di questi "comandati". Ma l'impresa è difficilissima: l'impiego a palazzo Chigi è infatti molto ambito. Merito dell'"accessorio" che compensa in busta paga la flessibilità degli orari e la reperibilità anche nei giorni festivi: per un funzionario di categoria A consente di aggiungere alla retribuzione media di 3.100 euro fino ad altri mille euro lordi. Così come appetibili sono anche gli stipendi dei dirigenti il cui top - incluse tutte le voci - arriva a riscuotere mediamente 180 mila euro lordi l'anno. Tra le eccezioni, il capo dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso (ma lui è anche sottosegretario) che arriva a 280 mila e il segretario generale Manlio Strano che grazie all'indennità del suo ruolo raggiunge i 297 mila euro lordi.
Questi i compensi più alti.
Ma ottima è anche la retribuzione di Antonio Ragusa, ex generale dei carabinieri e dei servizi segreti, che dopo essere stato pensionato è stato riassunto dalla presidenza del Consiglio con un lauto contratto (184 mila euro lordi) come capo del dipartimento per le Risorse strumentali.
Così come dalla pensione sono stati riesumati Carlo Sica, ex vicesegretario generale di Palazzo Chigi, titolare di una consulenza da 40 mila euro, e l'ex dirigente Giancarlo Bravi collocato invece alla struttura di missione sui 150 anni dell'Unità d'Italia (139 mila euro).
Così vanno le cose a Palazzo Chigi: molti dirigenti di ruolo non hanno nulla da fare, ma si continua a conferire incarichi agli estranei senza il minimo ritegno. Un andazzo che prevale non solo per i compiti dirigenziali. L'esempio viene proprio da Berlusconi. Il suo "ufficio del presidente", composto da 45 persone, ne ha oltre 20 assunte dall'esterno. A parte la Brambilla, Catalano e Gasparotti, nel conto ci sono pure i due segretari-deputati Sestino Giacomoni e Valentino Valentini (a Palazzo Chigi assicurano che a loro spetta solo un rimborso spese), per non parlare del fotografo personale Livio Anticoli, l'ex ministro Giuliano Urbani (18 mila euro) più una serie di personaggi sconosciuti le cui occupazioni potrebbero sicuramente essere svolte dal personale interno.
Missione continua
Stessa musica negli uffici di Letta e di quasi tutti gli altri sottosegretari e ministri senza portafoglio che continuano a elargire incarichi e prebende sfruttando anche la miriade di comitati e commissioni (ne abbiamo contate oltre 60) di cui la presidenza è disseminata.
Una deriva di cui si è accorta anche la Corte dei Conti che, non potendo mettere becco sulla gestione del bilancio autonomo, una stangata alla presidenza l'ha comunque rifilata passando in rassegna le "strutture di missione", un altro sperpero di palazzo Chigi. Dovrebbero essere comitati di durata temporanea per affrontare eventi speciali. Ma ne esistono una trentina, nati in tempi lontanissimi e puntualmente riconfermati.
La struttura di supporto alla delegazione governativa per la realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione è stata varata nel lontano 2002 dal governo Berlusconi, confermata da Prodi nel 2007 e riconfermata di nuovo dal Cavaliere nel 2008, per esempio. Al 2003 risale invece la nascita della struttura dedicata all'e-government, ancora oggi in vita, per non parlare dell'unità strategica per la comunicazione sull'attività del governo battezzata nel 2007 da Prodi (come dirigente generale c'è il giornalista Fabrizio Ravoni). E come giudicare la struttura per il rilancio dell'immagine dell'Italia, l'altra per cogliere le "opportunità delle Regioni in Europa" o quella che istituisce la segreteria tecnica dell'Unità per la semplificazione, un apparato nel quale lavorano 3 dirigenti, 4 impiegati, più 12 esperti assunti all'esterno con contratti di collaborazione? Conclusione della Corte: «Le strutture di missione non sempre presentano i requisiti peculiari dell'istituto, e cioè specialità delle funzioni e temporaneità ». Una politica dalle maniche larghe che fa la gioia dei tanti fortunati che continuano a sbarcare in presidenza con il massimo delle qualifiche.
TUTTI GENERALI
Maurizio Bosatra per esempio solo poco anni fa conduceva la vita grama di tanti militanti leghisti. Nel 2003 forniva informazioni ai partecipanti dell'assemblea federale della Padania all'ex Palavobis di Milano: oggi lo ritroviamo invece nel cuore dello Stato come direttore generale del ministro Calderoli.
Un miracolo toccato pure a Cristina Cappellini che nel 2007 stendeva ancora anonimi documenti per il comitato organizzativo del parlamentino del Nord. Lei, adesso, è addirittura capo del settore legislativo del ministero per le Riforme di Umberto Bossi. Nemmeno i giornalisti possono lamentarsi: quando sbarcano a Palazzo Chigi ottengono spesso il massimo dei gradi. Come Marco Antonio Ventura e Fabrizio De Feo, due penne del "Giornale", impiegati nell'ufficio stampa del portavoce Paolo Bonaiuti; oppure come Fabrizio Carcano, redattore della "Padania" e ora capoufficio stampa di Calderoli, o Raffaele Gorgoni, inviato del Tgr Puglia, approdato al ministero per gli affari regionali del conterraneo Raffaele Fitto. Anch'essi assunti come direttori generali.
Gradi a parte, la presidenza si rivela un approdo ambito anche per molti che non ti aspetti di trovare. Sempre negli uffici del sottosegretario Bonaiuti troviamo come consulenti i deputati Pdl Giorgio Lainati, Piero Testoni e Beatrice Lorenzin. E non solo loro: ci sono pure il giornalista Fabio Vazio, ex ufficio stampa di Fi, l'ex portavoce di Carlo Azeglio Ciampi Paolo Peluffo, che dopo essere sbarcato alla Corte dei Conti riscuote a palazzo Chigi altri 15 mila euro; e il generale della guardia di finanza Fabrizio Lisi (12 mila euro) comandante della scuola dell'Aquila.
PER GRAZIA RICEVUTA
Ma nella corsa all'elargizione degli incarichi che pesano sul bilancio di Palazzo Chigi, come quasi tutti i suoi colleghi ministri senza portafoglio, non si risparmia neanche l'ammazza-fannulloni Brunetta (tra i suoi consulenti i parlamentari Cinzia Bonfrisco, Maurizio Castro e l'ultras berlusconiano Giorgio Stracquadanio). Che ha inserito molti amici nei ranghi della presidenza. Come gli affiliati alla sua associazione Freefoundation.
Se chiamate però al numero telefonico del think tank vi risponde il centralino dello studio del commercialista Canio Zampaglione che oltre ad essere presidente dell'associazione è anche presidente del collegio dei revisori dei conti dell'Agenzia per l'innovazione, guarda caso sottoposta all'autorità di Brunetta. Un altro amico Rodolfo Ridolfi, vicepresidente di Freefoundation, risulta invece consulente sempre da Brunetta (45 mila euro il suo compenso). Idem altri due membri come Davide Giacalone, nominato esperto a 40 mila euro, mentre Stefania Profili, che Brunetta aveva avuto come segretaria nella sede nazionale di Forza Italia, con la stessa mansione è stata nominata dirigente generale al ministero. E non è finita. Perché tra le file degli esperti di Brunetta, oltre all'ex ministro Gianni De Michelis (13 mila euro) c'è pure Secondo Amalfitano (26 mila euro), noto solo per essere stato sindaco di Ravello, località nella quale Brunetta ha preso casa.
Anche Mara Carfagna, ministro senza portafoglio alle Pari opportunità, si dà molto da fare per incrementare l'abbuffata degli incarichi. Lei recluta esperti e consulenti con occhio attento a tutti i fronti aperti. Alle giuste amicizie di partito, per cominciare. Ed ecco spuntare a capo dipartimento del suo ministero Isabella Rauti (165 mila euro), moglie del sindaco di Roma Gianni Alemanno. Ma anche al collegio elettorale campano: Antonio Mauro Russo, segretario organizzativo provinciale del Pdl di Salerno, città natale del ministro, ha una consulenza da 28 mila euro e il compito di curare i collegamenti con il territorio. Infine Federica Mondani reclutata (circa 20 mila euro) come adviser per le materie giuridiche ma, in quanto avvocato del Foro di Roma, messa al lavoro dal ministro per patrocinare alcune cause che gli stanno particolarmente a cuore contro Sabina Guzzanti e il quotidiano "la Repubblica". Altro caso da manuale, infine, quello del ministero del Turismo, regno di Maria Vittoria Brambilla. Giovanissima, Mvb aveva tentato la strada della tv nella trasmissione di Canale 5 "Misteri della notte". A tenerla a battesimo fu il curatore del programma Cesare Medail. Ma l'esordio si rivelò un fiasco. Girata la ruota della fortuna, la Brambilla non ha però dimenticato il suo mentore Medail, ingaggiato come esperto al Turismo (29 mila euro) dopo che lo aveva anche ripescato come direttore della "Tv delle libertà", fallimentare organo dei suoi omonimi circoli. I quali confezionavano anche un "Giornale delle libertà", nel quale spiccava come consulente editoriale una vecchia gloria del giornalismo come Vittorio Bruno. Naufragati i circoli, la Brambilla ha ripescato anche lui con un compenso di 70 mila euro lordi.
Una goccia nel mare magnum delle super spese della presidenza.
di Primo Di Nicola






