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lunedì 20 giugno 2011

Perché due ore in meno da Lione a Torino sono diventate un mito




La vicenda che ti racconto è quella di un treno veloce che do-vrebbe collegare Torino e Lione. Incomincia così il racconto di Mauro Marinari in una stanza al primo piano della cascina Roccafranca.


Io in tv ho sentito dire che, partendo da Lione, si arriverà a Torino due ore prima.


Gli chiedo se è vero. Sembra un bel progetto per far muovere le persone. L'ha pensato anche lui qualche anno fa, ma poi ha saputo che quel treno sposterà soprattutto le merci, non le persone. «L'Europa ha deciso che il progetto fosse condiviso con la popolazione. È nato un osservatorio, hanno fatto cento riunioni e hanno scoperto che non era necessario fare una linea di ferrovia veloce perché il livello delle merci stava diminuendo e si è scoperto che la linea attuale funziona a un terzo delle sue potenzialità. A Rivalta faranno un "ecodotto", così lo chiamano. Uno scatolato coperto dal materiale di scavo delle gallerie, una grande collina larga 200 metri e alta 20 metri che passa sul parco del Sangone, che è un parco tutelato.


Oltre quello ci sarà una galleria artificiale di altri due chilometri che andrà sulla collina morenica per poi arrivare in Val di Susa. Tutto questo abbatterà delle case e passerà a qualche metro da una chiesa del Seicento, con una previsione di dieci anni di cantiere. Costruiranno anche un cantiere grande quanto venti campi da calcio e due aree da stoccaggio con piste da cantiere di 200 metri di larghezza per 130 camion per 24 ore al giorno». Mi chiede se so cos'è lo smarino. È il materiale di scavo delle gallerie. Dice che «per ricoprire la duna ne useranno cento milioni di metri cubi, vuol dire centomila camion. Poi ci sarà ulteriore materiale che sarà stoccato da un'altra parte e attraverserà comunque la pista di cantiere». Forse è per questo che da 21 anni la popolazione si batte contro la Tav e in questi giorni il clima è particolarmente teso perché, se non incominciano i lavori, saltano i finanziamenti.
Infatti Mauro mi parla anche di costi.


Forse 14 miliardi, forse molto di più «e con delle previsioni di un aumento di ossido di azoto dal livello alto attuale di 60 microgrammi al metro cubo a 95, pensando che il livello di legge massimo è 40. Peraltro, con le correnti che ci sono, la concentrazione di questo inquinamento arriverà direttamente sull'ospedale di Rivoli, che sarà a trecento metri in linea d'aria dal cantiere».

E tutto questo per arrivare due ore prima a Torino? Bastava partire due ore prima da Lione senza sventrare una regione...


tratto da "Venedì di Repubblica" 10 Giugno 2011
Rubrica "La Pecora Nera" di Ascanio Celestini

domenica 31 gennaio 2010

Turismo, ecosostenibile è bello!

di Sara Ficocelli



Certificazioni, concorsi, manuali e guide. La vacanza responsabile e rispettosa del territorio prende piede. In Italia e nel mondo. Negli alberghi di lusso e negli ostelli
L'obiettivo è quello di sensibilizzare viaggiatori, operatori turistici e comunità locali sui principi del turismo sostenibile e responsabile, sperimentando le più moderne tecniche di comunicazione della tecnologia interattiva e del web 2.0, e l'appuntamento è a Milano il prossimo 2 febbraio in piazza dell'Ateno Nuovo Edificio. Il progetto "From Cool to Good", un video contest organizzato dal portale Ermes.net per promuovere tutto ciò che gira intorno al turismo responsabile, è la punta di un iceberg che lentamente ha invaso l'Italia, Paese dove il turismo rappresenta non solo una risorsa ma una filosofia di vita e di accoglienza. Da noi parlare di turismo responsabile e quindi sostenibile è doveroso, non solo perché siamo uno dei Paesi con il più alto indice di visitatori al mondo, ma perché siamo anche uno degli Stati più ricchi di bellezze dal punto di vista paesaggistico e culturale: un patrimonio inestimabile che solo un sistema turistico con la testa sulle spalle può tutelare.

Questo approccio, nato alla fine degli anni '80 e caratterizzato da una duplice preoccupazione per i luoghi visitati e per il benessere delle popolazioni che vi abitano, ha trovato in internet e nei social network una potente cassa di risonanza. Ecosostenibilità è ormai la parola magica che si associa a tutto ciò che riguarda il turismo, e non c'è ormai struttura ricettiva che si rispetti che non accetti questa sfida, un impegno che mal si quantifica in termini economici ma che rende moltissimo se misurato in bellezza e qualità della vita. I gestori delle strutture del resto sanno perfettamente che insieme al mercato sta cambiando anche il turista: chi sceglie uno stile di vita ecocompatibile non vuole rinunciare alle sue abitudini andando in vacanza, ed è per questo che in Italia sono più di 180 gli alberghi che hanno ricevuto il marchio Ecolabel europeo, oltre 370 quelli legati a Legambiente Turismo, una cinquantina sono EcoWorldHotel, più di 200 bed&breakfast sono registrati al portale EcoBB.

Il fenomeno è talmente in espansione che fioriscono anche dei libri sull'argomento: l'ultimo in ordine di tempo è quello delle ricercatrici Valentina Castellani e Serenella Sala, "Sustainable Tourism as a factor of local development" (Tangram Edizioni Scientifiche Trento), ed è il risultato di un confronto sulle strategie e le politiche per lo sviluppo turistico sostenibile, facendo riferimento in particolare al potenziale di questa attività nell'ambito locale. Da questo punto di vista, il concetto di ecoturismo si può facilmente mettere mettere in relazione con quello di commercio equo e solidale: molte organizzazioni ambientaliste internazionali e associazioni benefiche indicano infatti questo come strumento utile per integrare politiche di sviluppo per la comunità.

Tratto da Repubblica.it

martedì 19 gennaio 2010

Silvio, quanto ci costi

Conti fuori controllo, 1.400 dipendenti di troppo, milioni buttati per gli show del Cavaliere, segretarie pagate come direttori.

Ecco come Berlusconi ha trasformato la presidenza del Consiglio in una reggia.

Una vera reggia, dove si moltiplicano dipendenti e sprechi. Con oltre un miliardo di euro l'anno bruciato per alimentare una burocrazia di corte che si allarga a dismisura e conta già 1.400 persone più del previsto.
Mentre per allestire i set televisivi degli show del sovrano si spendono cinque milioni e si arriva a pagare 250 euro il noleggio di un computer per una sola giornata. E dove ci sono segretarie con la stessa qualifica e retribuzione dei grandi capi.
Una follia, impossibile da immaginare nell'Italia normale dove aziende ed enti pubblici tagliano e licenziano a tutto spiano per fare quadrare i conti. Ma non alla presidenza del Consiglio dove il miracolo si ripete nei piani più alti della nomenklatura berlusconiana.
Prendete Marinella Brambilla, storica segretaria del Cavaliere che da oltre vent'anni custodisce la sua agenda. E confrontate il suo curriculum con Manlio Strano, autore di saggi su riviste giuridiche e persino del regolamento interno del Consiglio dei ministri, appena nominato dal governo consigliere della Corte dei Conti. Manlio Strano, dopo una lunga trafila al servizio dello Stato, è diventato segretario generale di Palazzo Chigi lo scorso aprile. La sua qualifica? Dirigente generale di prima fascia, il top della carriera pubblica. E indovinate qual è la qualifica della fedelissima Brambilla? Anche lei direttore generale. E la Brambilla non è la sola miracolata. Come lei sono state graziosamente elevate al rango di superdirigenti generali anche Lina Coletta, segretaria di Gianni Letta; Maria Serena Ziliotto, che assiste il sottosegretario alle Politiche per la famiglia Carlo Giovanardi e Patrizia Rossi, che tiene invece l'agenda del sottosegretario allo Sport Rocco Crimi.

Quella delle qualifiche-facili non è la sola anomalia in cui ci si imbatte scandagliando la giungla della presidenza del Consiglio. Ci sono plotoni di alti funzionari senza incarichi operativi che passano il tempo conducendo improbabili studi, mentre si continua a imbarcare nuovi assunti con pingui stipendi e striminziti curriculum. Secondo i dati che "L'espresso" è riuscito a reperire, a palazzo Chigi lavorano ben 4.500 persone, oltre 1.400 in più di quelle previste nella pianta organica, a dimostrazione del fatto che quella dei dipendenti è ormai una spesa fuori controllo.

LA CORTE DEI MIRACOLI
La corsa dei costi di Palazzo Chigi sembra infatti ormai inarrestabile: 3 miliardi 621 milioni nel 2006; 4 miliardi 280 milioni nel 2007; ancora di più, 4 miliardi 294 milioni, nel 2008. Soldi che se ne vanno per mille rivoli e che finanziano le strutture che sono proliferate sotto il governo Berlusconi tra uffici di diretta collaborazione (23) e dipartimenti retti da sottosegretari e ministri senza portafoglio: i centri di spesa in bilancio sono ben 19. Degli oltre 4 miliardi, più del 70 per cento se ne va per le cosiddette "politiche attive" dei dipartimenti, a cominciare dalla Protezione civile che da sola nel 2008 ha divorato 2.132 milioni. Quello che resta viene inghiottito dal funzionamento dell'apparato, degno di una corte barocca. L'organizzazione di Palazzo Chigi è molto ramificata tra uffici di staff del presidente (consigliere diplomatico, militare, eccetera), quelli sottoposti al segretario generale che assicurano il funzionamento della macchina (bilancio, controllo, voli di Stato, gestione degli immobili) e i dipartimenti retti da sottosegretari e da ben dieci ministri. Senza contare la miriade di comitati e commissioni di cui in molti casi solo con grande sforzi si ravvisa la necessità. È per finanziare questo immenso apparato che le spese hanno toccato la cifra record del 2008, mentre nulla ancora si sa sul rendiconto 2009 che potrebbe segnare un nuovo primato.

SI VA IN SCENA
Gli italiani conoscono benissimo quanto Berlusconi sia attento alla cura della propria immagine. Non a caso organizza le sue uscite cercando di sfruttarle al meglio a fini televisivi.
Quello che i cittadini ignorano è quanto questo costi alle casse di Palazzo Chigi. Per cominciare, il Cavaliere ha reclutato all'interno di una propria struttura ("ufficio del presidente") due personaggi con il compito di curare i suoi "eventi": Mario Catalano, idolo dei cultori del porno soft per essere stato lo scenografo di "Colpo Grosso", il primo spettacolo tv davvero scollacciato degli anni '80, e Roberto Gasparotti, ex teleoperatore Fininvest, cerimoniere dalle maniere forti e dai precedenti poco rassicuranti (vedi box nella pagina accanto) che come responsabile dell'immagine del premier lo precede preparando il "set" e bonificandolo persino dalle presenze sgradite. Ebbene, Gasparotti ha avuto anche lui la superqualifica di dirigente generale. Mentre per esaudire le esigenze sceniche del premier sta contribuendo non poco a fare impennare le spese. Qualche perla tra le tante.
Il 29 settembre, l'Aquila, consegna di qualche centinaio di appartamenti ai terremotati in contrada Bazzano. Per Berlusconi è previsto un rigido programma: arrivo alle 15.30, saluti e discorso, poi consegna delle chiavi a tre famiglie.
Il tutto, naturalmente, sotto l'occhio delle telecamere che lo seguono passo passo grazie a un set attrezzatissimo. Attrezzatissimo ma anche molto costoso. Stando ai preventivi della "D and di lighting & truck", di cui "L'espresso" è entrato in possesso, la fornitura comprende tra l'altro telecamere, maxischermi, impianti elettrici e di illuminazione, e persino «tre personal computer completi di pacchetto office» al costo di 1.500 euro, cioè 500 euro a computer. Uno pensa: computer acquistati. Macché: i 1.500 euro sono il costo del noleggio, ben 500 euro a pc per sole 48 ore. Una follia che contribuisce allo scandaloso costo finale dell'"operazione case": oltre 300 mila euro, cifra con la quale si potevano costruire altri sei di quegli appartamenti da 50 metri consegnati quel giorno ai terremotati. E quella abruzzese non è la sola prestazione da vertigine della "D and di". Da mettemettere in bilancio per il 2009 ci sono anche gli oltre 110 mila euro delle attrezzature noleggiate per la cena in onore del Keren Hayesold United Israel appeal (agenzia internazionale che raccoglie fondi per sostenere Israele) a Villa Madama il 3 novembre: 10 mila euro se ne sono andati solo per l'impianto audio di un gruppo musicale, 4 mila per una troupe appositamente attivata per «seguire il presidente durante l'evento» e altri 700 euro per una sola «telecamera fissa su cavalletto da posizionare fronte president». Come pure i costi per l'incontro organizzato sempre a palazzo Madama il 6 maggio con gli industriali de "L'Italia del fare": quella cena, solo di apparecchiature è costata oltre 60 mila euro. Secondo quanto risulta a "L'espresso", dal suo insediamento (maggio 2008) alla fine di ottobre, cioè in 17 mesi, la gestione berlusconiana di questi eventi mediatici è costata quasi 5 milioni di euro: un'enormità a confronto dei 150 mila spesi da Romano Prodi per fronteggiare le stesse esigenze nei 25 mesi del suo ultimo governo.
Ma così vanno le cose alla presidenza nella cui gestione finanziaria nessuno riesce a mettere becco.

MIRACOLO IN BUSTA PAGA
Il bilancio di Palazzo Chigi è infatti totalmente autonomo e viene alimentato dal ministero dell'Economia attraverso un apposito fondo. E da questo tesoretto pesca la presidenza per fare fronte anche ai costi dei dipendenti che continuano a crescere anno dopo anno:
202 milioni nel 2005,
229 l'anno successivo,
237 nel 2007,
oltre 246 nel 2008.
Le ragioni dell'escalation? L'inarrestabile lievitare degli organici che non conosce tregua. All'inizio erano previste 3.063 persone:
368 dirigenti e 2.695 impiegati.
Oggi al lavoro ne risultano invece ben 4.542.
Con una particolarità: il numero esorbitante dei "comandati", cioè il personale chiamato da altri ministeri o amministrazioni pubbliche, che ormai sono 1.600 unità. La ragione di questa esplosione sta nel fatto che la presidenza, da semplice organo di coordinamento dell'attività di governo si è trasformata in un contenitore di sottosegretariati e ministeri senza portafoglio che hanno comportato l'istituzione di dipartimenti e staff. Risultato? Non potendo nemmeno assumere per concorso per il blocco imposto dalla Finanziaria, la presidenza si è riempita di comandati- raccomandati la cui presenza in molti casi va avanti anche da più di un ventennio. Le professionalità rappresentate sono le più diverse: ci sono persino segretari comunali e un cantoniere reclutato dal Comune di Paliano (Frosinone). Per non parlare poi dei militari e degli agenti di ogni arma e grado: 370 in tutto secondo la presidenza, oltre 500 secondo altri dati avuti da "L'espresso". Quando si parla di potenziare la lotta al crimine, spesso i sindacati più combattivi chiedono il ritorno sulle strade di questi "comandati". Ma l'impresa è difficilissima: l'impiego a palazzo Chigi è infatti molto ambito. Merito dell'"accessorio" che compensa in busta paga la flessibilità degli orari e la reperibilità anche nei giorni festivi: per un funzionario di categoria A consente di aggiungere alla retribuzione media di 3.100 euro fino ad altri mille euro lordi. Così come appetibili sono anche gli stipendi dei dirigenti il cui top - incluse tutte le voci - arriva a riscuotere mediamente 180 mila euro lordi l'anno. Tra le eccezioni, il capo dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso (ma lui è anche sottosegretario) che arriva a 280 mila e il segretario generale Manlio Strano che grazie all'indennità del suo ruolo raggiunge i 297 mila euro lordi.

Questi i compensi più alti.
Ma ottima è anche la retribuzione di Antonio Ragusa, ex generale dei carabinieri e dei servizi segreti, che dopo essere stato pensionato è stato riassunto dalla presidenza del Consiglio con un lauto contratto (184 mila euro lordi) come capo del dipartimento per le Risorse strumentali.
Così come dalla pensione sono stati riesumati Carlo Sica, ex vicesegretario generale di Palazzo Chigi, titolare di una consulenza da 40 mila euro, e l'ex dirigente Giancarlo Bravi collocato invece alla struttura di missione sui 150 anni dell'Unità d'Italia (139 mila euro).

Così vanno le cose a Palazzo Chigi: molti dirigenti di ruolo non hanno nulla da fare, ma si continua a conferire incarichi agli estranei senza il minimo ritegno. Un andazzo che prevale non solo per i compiti dirigenziali. L'esempio viene proprio da Berlusconi. Il suo "ufficio del presidente", composto da 45 persone, ne ha oltre 20 assunte dall'esterno. A parte la Brambilla, Catalano e Gasparotti, nel conto ci sono pure i due segretari-deputati Sestino Giacomoni e Valentino Valentini (a Palazzo Chigi assicurano che a loro spetta solo un rimborso spese), per non parlare del fotografo personale Livio Anticoli, l'ex ministro Giuliano Urbani (18 mila euro) più una serie di personaggi sconosciuti le cui occupazioni potrebbero sicuramente essere svolte dal personale interno.

Missione continua
Stessa musica negli uffici di Letta e di quasi tutti gli altri sottosegretari e ministri senza portafoglio che continuano a elargire incarichi e prebende sfruttando anche la miriade di comitati e commissioni (ne abbiamo contate oltre 60) di cui la presidenza è disseminata.

Una deriva di cui si è accorta anche la Corte dei Conti che, non potendo mettere becco sulla gestione del bilancio autonomo, una stangata alla presidenza l'ha comunque rifilata passando in rassegna le "strutture di missione", un altro sperpero di palazzo Chigi. Dovrebbero essere comitati di durata temporanea per affrontare eventi speciali. Ma ne esistono una trentina, nati in tempi lontanissimi e puntualmente riconfermati.

La struttura di supporto alla delegazione governativa per la realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione è stata varata nel lontano 2002 dal governo Berlusconi, confermata da Prodi nel 2007 e riconfermata di nuovo dal Cavaliere nel 2008, per esempio. Al 2003 risale invece la nascita della struttura dedicata all'e-government, ancora oggi in vita, per non parlare dell'unità strategica per la comunicazione sull'attività del governo battezzata nel 2007 da Prodi (come dirigente generale c'è il giornalista Fabrizio Ravoni). E come giudicare la struttura per il rilancio dell'immagine dell'Italia, l'altra per cogliere le "opportunità delle Regioni in Europa" o quella che istituisce la segreteria tecnica dell'Unità per la semplificazione, un apparato nel quale lavorano 3 dirigenti, 4 impiegati, più 12 esperti assunti all'esterno con contratti di collaborazione? Conclusione della Corte: «Le strutture di missione non sempre presentano i requisiti peculiari dell'istituto, e cioè specialità delle funzioni e temporaneità ». Una politica dalle maniche larghe che fa la gioia dei tanti fortunati che continuano a sbarcare in presidenza con il massimo delle qualifiche.

TUTTI GENERALI
Maurizio Bosatra per esempio solo poco anni fa conduceva la vita grama di tanti militanti leghisti. Nel 2003 forniva informazioni ai partecipanti dell'assemblea federale della Padania all'ex Palavobis di Milano: oggi lo ritroviamo invece nel cuore dello Stato come direttore generale del ministro Calderoli.
Un miracolo toccato pure a Cristina Cappellini che nel 2007 stendeva ancora anonimi documenti per il comitato organizzativo del parlamentino del Nord. Lei, adesso, è addirittura capo del settore legislativo del ministero per le Riforme di Umberto Bossi. Nemmeno i giornalisti possono lamentarsi: quando sbarcano a Palazzo Chigi ottengono spesso il massimo dei gradi. Come Marco Antonio Ventura e Fabrizio De Feo, due penne del "Giornale", impiegati nell'ufficio stampa del portavoce Paolo Bonaiuti; oppure come Fabrizio Carcano, redattore della "Padania" e ora capoufficio stampa di Calderoli, o Raffaele Gorgoni, inviato del Tgr Puglia, approdato al ministero per gli affari regionali del conterraneo Raffaele Fitto. Anch'essi assunti come direttori generali.

Gradi a parte, la presidenza si rivela un approdo ambito anche per molti che non ti aspetti di trovare. Sempre negli uffici del sottosegretario Bonaiuti troviamo come consulenti i deputati Pdl Giorgio Lainati, Piero Testoni e Beatrice Lorenzin. E non solo loro: ci sono pure il giornalista Fabio Vazio, ex ufficio stampa di Fi, l'ex portavoce di Carlo Azeglio Ciampi Paolo Peluffo, che dopo essere sbarcato alla Corte dei Conti riscuote a palazzo Chigi altri 15 mila euro; e il generale della guardia di finanza Fabrizio Lisi (12 mila euro) comandante della scuola dell'Aquila.

PER GRAZIA RICEVUTA
Ma nella corsa all'elargizione degli incarichi che pesano sul bilancio di Palazzo Chigi, come quasi tutti i suoi colleghi ministri senza portafoglio, non si risparmia neanche l'ammazza-fannulloni Brunetta (tra i suoi consulenti i parlamentari Cinzia Bonfrisco, Maurizio Castro e l'ultras berlusconiano Giorgio Stracquadanio). Che ha inserito molti amici nei ranghi della presidenza. Come gli affiliati alla sua associazione Freefoundation.
Se chiamate però al numero telefonico del think tank vi risponde il centralino dello studio del commercialista Canio Zampaglione che oltre ad essere presidente dell'associazione è anche presidente del collegio dei revisori dei conti dell'Agenzia per l'innovazione, guarda caso sottoposta all'autorità di Brunetta. Un altro amico Rodolfo Ridolfi, vicepresidente di Freefoundation, risulta invece consulente sempre da Brunetta (45 mila euro il suo compenso). Idem altri due membri come Davide Giacalone, nominato esperto a 40 mila euro, mentre Stefania Profili, che Brunetta aveva avuto come segretaria nella sede nazionale di Forza Italia, con la stessa mansione è stata nominata dirigente generale al ministero. E non è finita. Perché tra le file degli esperti di Brunetta, oltre all'ex ministro Gianni De Michelis (13 mila euro) c'è pure Secondo Amalfitano (26 mila euro), noto solo per essere stato sindaco di Ravello, località nella quale Brunetta ha preso casa.

Anche Mara Carfagna, ministro senza portafoglio alle Pari opportunità, si dà molto da fare per incrementare l'abbuffata degli incarichi. Lei recluta esperti e consulenti con occhio attento a tutti i fronti aperti. Alle giuste amicizie di partito, per cominciare. Ed ecco spuntare a capo dipartimento del suo ministero Isabella Rauti (165 mila euro), moglie del sindaco di Roma Gianni Alemanno. Ma anche al collegio elettorale campano: Antonio Mauro Russo, segretario organizzativo provinciale del Pdl di Salerno, città natale del ministro, ha una consulenza da 28 mila euro e il compito di curare i collegamenti con il territorio. Infine Federica Mondani reclutata (circa 20 mila euro) come adviser per le materie giuridiche ma, in quanto avvocato del Foro di Roma, messa al lavoro dal ministro per patrocinare alcune cause che gli stanno particolarmente a cuore contro Sabina Guzzanti e il quotidiano "la Repubblica". Altro caso da manuale, infine, quello del ministero del Turismo, regno di Maria Vittoria Brambilla. Giovanissima, Mvb aveva tentato la strada della tv nella trasmissione di Canale 5 "Misteri della notte". A tenerla a battesimo fu il curatore del programma Cesare Medail. Ma l'esordio si rivelò un fiasco. Girata la ruota della fortuna, la Brambilla non ha però dimenticato il suo mentore Medail, ingaggiato come esperto al Turismo (29 mila euro) dopo che lo aveva anche ripescato come direttore della "Tv delle libertà", fallimentare organo dei suoi omonimi circoli. I quali confezionavano anche un "Giornale delle libertà", nel quale spiccava come consulente editoriale una vecchia gloria del giornalismo come Vittorio Bruno. Naufragati i circoli, la Brambilla ha ripescato anche lui con un compenso di 70 mila euro lordi.
Una goccia nel mare magnum delle super spese della presidenza.


di Primo Di Nicola

mercoledì 22 aprile 2009

GIORNATA DELLA TERRA:"A call for climate"


Si celebra la Giornata della Terra
nel 1970 erano 20 milioni in piazza


ROMA - Si celebra oggi in tutto il mondo la Giornata della Terra, appuntamento che torna ogni anno dal lontano 1970 quando Gaylord Nelson, senatore del Wisconsin, mobilitò 20 milioni di americani per una gigantesca dimostrazione in favore dell'ambiente. Da quella mitica manifestazione nel 2000 nacque, su iniziativa dello stesso Nelson, l'Earth Day Network e oggi la celebrano 4.000 eventi in 174 paesi.

Tutti gli appuntamenti sono all'insegna della parola d'ordine "A call for climate", ovvero "una chiamata per il clima". L'invito rivolto dagli organizzatori ai cittadini è infatti a fare una telefonata "ai propri governanti per richiamare la loro attenzione sui problemi ambientali". A Roma, dove stasera in piazza del Campidoglio si terrà un concerto a impatto zero, questo si traduce in un appello a chiamare la Camera dei deputati (06-67601). Nel resto del mondo, soprattutto negli Stati Uniti, dove l'appuntamento clou sarà con il Green Apple Festival in programma a Central Park, gli organizzatori puntano a superare un milione di telefonate, prendendo di mira soprattutto i deputati del Congresso americano (202-224-3121).

''Deforestazione, inquinamento di mari e fiumi, smog, clima impazzito. La Terra - scrive National Geographic Channel - è sempre più minacciata dai cambiamenti ambientali, determinati dalla crescita vertiginosa dell'economia globale. Diventano quindi urgenti iniziative che sensibilizzino le persone sui rischi che il nostro pianeta corre e sui rimedi che vanno presi partendo dalla vita di tutti i giorni''.

La Terra si presenta a questo apputamento in condizioni decisamente precarie. Basta pensare che secondo il Wwf la popolazione umana entro il 2050 dovrebbe raggiungere un ritmo di consumo insostenibile, pari a due volte la capacità del pianeta. I segnali di stress ci sono tutti e ci colpiscono direttamente, non fanno sconti: povertà e cibo, crisi energetica e cambiamenti climatici, scarsità di acqua che dalle aree più povere del pianeta si estendono ad aree storicamente fertili. In questa situazione il Wwf lancia una nuova sfida con la Campagna Generazione Clima: un taglio del 30% delle emissioni entro il 2020 in Italia come nel resto d'Europa. L'obiettivo concorrerebbe alla salvaguardia del 20-30% delle specie che sono a rischio di estinzione a causa del cambiamento climatico e alla riduzione degli impatti sull'uomo.

tratto da Repubblica_22 Aprile 2009_

mercoledì 1 aprile 2009

DIFFERENZIAMO BENE


Iniziativa di Repubblica e WWF


Dal tetrapak ai mattoni
l'anima verde dei materiali

ROMA - Cartoni di latte, confezioni di pelati, succhi di frutta da bere con la cannuccia. Oggetti di uso quotidiano, di cui sappiamo però molto poco. L'esperto del Wwf Massimiliano Varriale risponde ai quesiti dei lettori di Repubblica.it sulla sostenibilità di questi imballaggi e le loro modalità di smaltimento. Attraverso le risposte alle altre domande, tanti suggerimenti sulle scelte edilizie per isolare correttamente casa da caldo e freddo, con enormi vantaggi per ambiente e portafoglio. Con questa seconda tranche si chiude il capitolo dedicato a rifiuti e risparmio domestico. L'argomento del prossimo mese sarà il verde urbano, la protezione degli animali e della biodiversità. Tutti temi che il piano casa del governo, la nuova proposta di legge sulla caccia e le vittime dei cani randagi hanno riportato di grandissima attualità. A rispondere sarà l'esperto del Wwf Fabrizio Bulgarini. I quesiti possono essere inviati via email all'indirizzo v.gualerzi@repubblica.it.


Domanda: Tempo fa la società tetrapak ha reclamizzato la riciclabilità di questo materiale composito. E' vero che il procedimento di riciclaggio del tetrapak è fattibile solo con un enorme dispendio di energie? Inoltre ho sentito dire che in Italia vi è un'unica cartiera in grado di riciclare questo materiale. Potete confermarmi anche questa notizie?

Domanda: E' più sostenibile il latte nella bottiglia di plastica o quello nel tetrapak?
Risposta: Il Tetra Pak è un imballaggio cosiddetto poliaccoppiato, vale a dire costituto da più materiali (75% carta, 20% polietilene e 5% alluminio), uniti insieme grazie al film di polietilene colato a caldo, il tutto quindi senza fare uso di collanti. Il fatto di non essere un monomateriale rende sicuramente più complesso il processo di riciclaggio e recupero. Il Tetra Pak può essere conferito nei contenitori destinati alla raccolta differenziata di carta e cartone solo dove le Cartiere hanno dato il loro consenso a Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica) e il Comune abbia attivato una specifica campagna informativa. In altri casi questi imballaggi sono conferiti nei contenitori della raccolta differenziata multi materiale. Il numero di Comuni in cui oggi è di fatto attivo un servizio di raccolta del Tetra Pak è ancora piuttosto limitato. Gli imballi in Tetra Pak raccolti in maniera differenziata sono portati alle cartiere di riferimento dove vengono introdotti in un apposito un macchinario (pulper) che li spappola anche grazie all'aggiunta di acqua calda: il rilascio delle fibre di cellulosa in acqua porta al distacco delle lamine di polietilene e alluminio. La cellulosa così estratta è di ottima qualità e viene impiegata per realizzare imballaggi specifici. La frazione costituita da polietilene/alluminio è trasformata in Ecoallene, un materiale con cui si realizzano gadget e altri manufatti (non entro qui nel merito di quanto questi siano realmente utili e di quanto possano essere effettivamente ulteriormente riciclati).
Dal momento che circa il 95% dei materiali che compongono il Tetra Pak sono in carta e plastica, ossia dotati di buon potere calorifico, esiste una certo interesse a conferire questi imballaggi agli impianti di incenerimento con recupero energetico: una pratica ambientalmente poco vantaggiosa (per non dire assai dannosa) che si sostiene solo grazie ai finanziamenti statali. Stabilire poi cosa sia più sostenibile tra un contenitore in plastica o uno in Tetra Pak non è affatto semplice giacché occorrerebbe eseguire una attenta analisi del ciclo di vita (LCA) di entrambi: dalle fasi produttive a quelle di smaltimento. Ad esempio è assai diverso se una bottiglia di plastica può essere recuperata come materia o se è inviata a un impianto d'incenerimento. Ogni kg di plastica richiede, infatti, mediamente 14.000 Kcal di energia per essere prodotto e quando noi lo andiamo a bruciare in un inceneritore con recupero energetico recuperiamo solo una parte del suo potere calorifico: in pratica, ammettendo un rendimento elettrico del 25%, considerato un potere calorifico inferiore (pci) medio delle plastiche di circa 7.800 Kcal/kg, si recupereranno soltanto meno di 2.000 kcal delle 14.000 originariamente spese... Tramite il riciclaggio, finalizzato al recupero di materia, sarebbe invece possibile un vantaggio energetico oltre 5 volte superiore rispetto all'incenerimento: nelle operazioni di riciclaggio si consumano solo 2.000 Kcal/kg e, quindi, si recuperano (risparmiano) quasi 12.000 Kcal/kg. Ancora più vantaggioso appare il riutilizzo dei contenitori. Il consiglio che posso dare è quindi di orientare gli acquisti verso imballaggi meno problematici e più facilmente riciclabili, meglio ancora se direttamente riutilizzabili mediante un meccanismo di "vuoto a rendere" così come avviene in alcuni casi con le bottiglie di vetro.

Domanda: Si sente dire continuamente che un modo per risparmiare energia è azionare gli elettrodomestici (lavapiatti e lavatrice) la sera. La mia domanda può sembrare banale, ma io vorrei sapere cosa si intende esattamente per sera. In altri termini, a partire da che ora è bene mettere in funzione questi elettrodomestici perché ci sia un effettivo risparmio energetico?
Risposta: Purtroppo non è vero che azionare gli elettrodomestici la sera (o nelle ore notturne) consenta di risparmiare energia. I kWh consumati da un elettrodomestico, infatti, non cambiano secondo l'orario cui noi decidiamo di farlo funzionare. Facciamo un esempio per meglio comprendere la questione. Una moderna ed efficiente lavatrice (classe A+), consuma meno di 0,85 kWh per ciclo di lavaggio (lavaggio cotone a 60°C, lavatrice da 5 kg); quest'apparecchio consumerà la stessa quantità di energia elettrica (cioè gli stessi kWh) a prescindere dall'orario di utilizzo, diurno o notturno che sia: il consumo è, infatti, un parametro strettamente connesso alle caratteristiche tecniche (prestazioni) dell'apparecchio utilizzato e alle modalità del suo utilizzo (es. scelta della temperatura di lavaggio). Il suggerimento, di alcune aziende fornitrici di elettricità, di accendere gli elettrodomestici durante la notte, risponde più che altro alle loro esigenze di gestione dei carichi orari e alla possibilità di acquistare energia da altri paesi: durante le ore diurne sono infatti richieste dalla rete (e quindi dalle diverse utenze) potenze di ben oltre 40.000 MW (40.000 milioni di Watt, ossia 40 milioni di kW) di energia, con punte che possono superare i 55.000 MW, durante la notte ne occorrono mediamente 30.000 MW o anche meno. Queste fluttuazioni sono connesse al fatto che durante la notte molte aziende sono chiuse e la maggior parte delle persone dorme, quindi le richieste di energia sono inferiori. In sostanza per le compagnie elettriche è vantaggioso riuscire a spostare quota parte dei consumi nelle ore notturne perché permette loro di usare impianti di produzione relativamente più economici. In realtà la questione è ancora più complessa: durante la notte i nostri operatori energetici preferiscono tenere spente molte centrali elettriche e importare una quota di energia prodotta dalle centrali nucleari francesi o svizzere. Questi Paesi di notte sono sostanzialmente costretti a esportare l'energia prodotta dalle loro centrali nucleari che, funzionando a ciclo continuo, non possono essere accese e spente a piacere. Nelle ore notturne, quindi, in cui la domanda è assai minore, Francia e Svizzera, al fine di garantire la stabilità del proprio sistema elettrico, hanno l'esigenza di cedere elettricità ai paesi limitrofi. In pratica acquistando energia nucleare dalla Francia (o dalla Svizzera) stiamo facendo loro un favore.

Domanda: Ho in programma di costruire una villetta unifamiliare nella campagna toscana. Ovviamente, vorrei garantire alla mia famiglia un comfort abitativo sia nei mesi caldi d'estate che in quelli freddi dell'inverno e, inoltre, ottenere un buon risultato estetico. E' possibile raggiungere insieme questi diversi obiettivi? Quali materiali potrebbe suggerire per le esigenze espresse?
Risposta: Si tratta di una domanda complessa che necessita di una risposta piuttosto articolata. Premesso che la scelta dei materiali può incidere notevolmente sulla qualità dell'edificio, occorre tener presente, però, che la costruzione di una casa è un progetto complesso e che il risultato ottenuto dipende da numerose variabili, quali: il corretto orientamento, il rapporto superficie/volume, la distribuzione degli interni, la scelta delle soluzioni di involucro e dei relativi materiali, la qualità dell'esecuzione. E' inoltre importante osservare che non tutti i materiali da costruzione sono idonei dal punto di vista ambientale, nonostante siano molti i prodotti in edilizia capaci di assicurare elevate prestazioni energetiche. In generale un materiale edile che sia "buono" anche per l'ambiente dovrebbe non essere di origine sintetica, non contenere additivi chimici, non subire trasformazioni lunghe ed energivore, non essere importato da lontano, essere duraturo e non presentare difficoltà di smaltimento, o meglio poter essere recuperato per impieghi analoghi o di altro genere.
La prima considerazione da fare, alla luce dell'esigenza di comfort estivo ed invernale, certamente associati ad un basso consumo energetico, è quella di riferirsi ad una modalità costruttiva cosiddetta massiva che, per effetto dell'elevata inerzia termica, contribuisce ad un significativo risparmio nei consumi, soprattutto nel periodo estivo, assicurando favorevoli condizioni di comfort, senza dover ricorrere a costosi ed energivori impianti di climatizzazione. E' bene ricordare che il nostro è un paese caratterizzato da un clima mediterraneo, dove la protezione dall'irraggiamento solare in estate e la capacità di accumulo dell'energia diurna costituiscono elementi importanti nella progettazione di edifici residenziali, e non solo. La forte crescita degli ultimi anni dei consumi energetici estivi, per effetto di un uso smodato dei condizionatori d'aria, indica chiaramente come il problema del raffrescamento estivo sia spesso ignorato in fase progettuale, adottando soluzioni costruttive inadeguate. Recenti ricerche universitarie (Politecnico di Milano) hanno dimostrato che due abitazioni, a parità di condizioni (isolamento, esposizione, cubatura, modalità di utilizzazione, ecc.) ma con differente massa dell'involucro esterno ("leggera" e "pesante"), possono avere una differenza nei consumi energetici annuali fino al 30% a favore della soluzione massiva. Altro aspetto da considerare è indubbiamente la garanzia di durata nel lungo periodo del materiale e delle sue prestazioni senza dover ricorrere a pesanti interventi di manutenzione nel tempo, che potrebbero annullare inesorabilmente le "strabilianti" perfomance promesse inizialmente, che possono nel breve periodo superare addirittura gli stessi costi iniziali di costruzione. Soluzioni intonacate sono indubbiamente più vulnerabili rispetto a soluzioni in laterizio faccia a vista che non richiedono praticamente manutenzione e risolvono di fatto l'esigenza estetica a cui si fa riferimento nella domanda. Senza confondere, però, quest'ultimo aspetto con la qualità architettonica che, invece, dipende strettamente dalla capacità creativa del progettista. Le città storiche di cui è ricca la sua Toscana, caratterizzate da una continuità estetica urbanistica e paesaggistica, ne sono un esempio lampante. La scelta dei materiali, deve tenere conto, come premesso, delle ricadute ambientali legate al loro impiego, che si aggiungono alle priorità già elencate. I prodotti selezionati devono cioè essere facilmente reperibili in ambito locale (il trasporto impatta molto sull'ambiente), in sintonia con le costruzioni esistenti, collaudati e perfettamente conosciuti dalle maestranze, riciclabili al termine della vita utile della costruzione in cui sono stati utilizzati. In tal senso, un materiale come il laterizio, già preferito per le sue qualità estetiche, può costituire una garanzia di sostenibilità dell'edificio.
Anche la sicurezza, infine, riveste una sua importanza, spesso sottostimata, soprattutto per quanto concerne la qualità dell'aria interna (assenza di gas o sostanze volatili emesse da solventi o simili) delle abitazioni in cui trascorriamo molto del nostro tempo e, in condizioni eccezionali, ma tutt'altro che rare, come ad esempio l'incendio: è bene ricordare a tale riguardo che le vittime causate da avvenimenti di questo tipo sono state principalmente provocate dall'emanazione di gas tossici che hanno impedito la fuga delle persone coinvolte.

Domanda: Vorrei capire meglio cosa sono massa e sfasamento di cui sempre più spesso sento parlare in giro. A cosa servono?
Risposta: La ringrazio per la sua domanda che ci permette di affrontare un interessante argomento con implicazioni sul modo di costruire e quindi sul nostro modello di vita attuale ma anche futuro, e che mette in risalto la necessità di ridurre drasticamente anche i consumi per il condizionamento estivo. Da alcuni anni, oramai, il picco di consumo di energia elettrica si è spostato dalla stagione invernale a quella estiva, questo a causa del sempre maggior numero di condizionatori installati, con forti criticità soprattutto, nelle regioni del centro-sud dell'Italia. Non a caso le tipiche e tradizionali costruzioni dell'area mediterranea sono identificate con la terminologia "massive": basti pensare ai trulli, alle tholos ed ai nuraghi. L'idea di massa, del "peso", richiama alla memoria le costruzioni in muratura di una volta: chiese, palazzi, case rurali, ecc., dove ci si rifugiava quando la calura estiva diveniva difficilmente sopportabile. Purtroppo questo aspetto è sempre stato trattato marginalmente dalla normativa in materia. Gli stessi recenti decreti legislativi 192/05 e 311/06, che recepiscono la direttiva europea in tema di risparmio energetico e del contenimento delle dispersioni termiche, hanno di fatto privilegiato soprattutto il contenimento dei consumi invernali, anche se è da apprezzare l'introduzione del concetto di massa per l'involucro esterno che deve essere superiore, in determinate condizioni climatiche, a 230 kg/m2. Il ricorso a soluzioni con una massa importante permette non solo di raggiungere idonei valori d'isolamento termico (riducendo i consumi energetici per la climatizzazione degli ambienti interni) ma, contemporaneamente, di avere ottimi risultati sul fronte dell'isolamento acustico (altro argomento sempre più percepito nella quotidianità). Il valore aggiunto delle soluzioni massive, che riguardano l'insieme delle pareti, dei solai e delle coperture - ad esempio, murature in laterizio, sia del tipo cosiddetto "monostrato" (con blocchi) sia del tipo a "cassetta" (combinazione con forati, blocchi, mattoni faccia a vista, tavelloni, isolanti, ecc.) - va indubbiamente a vantaggio del comfort termico abitativo, in modo passivo, senza costituire quindi un costo a carico degli occupanti. Uno dei modi più efficaci per il controllo della climatizzazione degli spazi interni negli edifici, sia in estate sia in inverno, è proprio lo sfruttamento di questa proprietà dei componenti edilizi, ovvero dell'inerzia termica. Gli effetti positivi dell'inerzia termica sono valutabili in termini di sfasamento dell'onda termica (che esprime il periodo di tempo necessario affinché il calore attraversi la parete e passi nell'ambiente interno dell'edificio) e attraverso il fattore di decremento o attenuazione (un valore adimensionale dato dal rapporto fra il flusso termico massimo della parete capacitiva e il flusso massimo di una ipotetica parete a massa termica nulla). La massa dei materiali è, infatti, in grado di svolgere una vera e propria funzione di regolatore della temperatura tra esterno e interno nell'arco della giornata, riducendo al minimo il ricorso all'impiantistica dedicata alla climatizzazione degli ambienti. In parole povere, i muri accumulano il calore e lo rilasciano quando all'esterno la temperatura si è abbassata. Se fuori, infatti, il massimo valore si raggiunge all'ora di pranzo, all'interno questo non è percepito: ad esempio in estate gli ambienti abitativi sono raggiunti dalla temperatura più elevata solo durante la notte, dopo un certo numero di ore, attenuata dalla presenza del muro, quando ormai la temperatura esterna si è abbassata verso valori minimi.
Tra l'altro recenti simulazioni tramite software di tipo dinamico, che tengono conto cioè del variare delle condizioni ambientali nel corso della giornata, hanno dimostrato una forte influenza sul contenimento dei consumi per le soluzioni pesanti ("massive"), anche in inverno. Per capire come orientarsi al momento di effettuare la scelta della soluzione costruttiva più idonea, non esistendo al momento prescrizioni normative di valori di attenuazione e sfasamento conformi, ci si può riferire al Protocollo Itaca (una sorta di valutazione a punti proposta dalle Regioni, che tiene conto di tutte le caratteristiche salienti della soluzione costruttiva adottata), in cui è consigliato un valore di sfasamento minimo di 8 ore ed un fattore di attenuazione minore di 0,35.
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domenica 1 marzo 2009

dalla Spagna

Pubblicato martedì 10 febbraio 2009
_El Mundo_
Abitazioni sotto il vulcano
Quasi un milione di italiani vive alle pendici del Vesuvio - che non erutta dal 1944, e dell’Etna. Gli esperti ritengono che i due vulcani potrebbero risvegliarsi presto
ROMA - Dormono placidamente da anni. Ma gli esperti avvertono che nel momento meno atteso, l’Etna e il Vesuvio si sveglieranno dal loro lungo sonno e le loro fauci cominceranno ad eruttare fuoco. Il problema è che ai piedi di questi due vulcani, in una zona considerata ad altisimo rischio, vive quasi un milione di persone, alle quali, una eventuale eruzione, potrebbe costare la vita.
Il Vesuvio non erutta dal 1944, in modo che, ogni anno che passa - secondo gli esperti -, aumentano le probabilità, considerato che dal XVII secolo, erutta in media ogni 28 anni.
Si stima che nella cosiddetta “zona rossa” del Vesuvio (situato a 9 km da Napoli, la terza più grande città italiana, e considerato all’unanimità il vulcano più pericoloso d”Europa), vivano circa 600.000 anime. Altre 250.000 risiedono in case pericolosamente vicine all’Etna, il vulcano attivo più alto del Vecchio Continente, situato a 20 km dalla città siciliana di Catania.
In teoria, e per motivi di sicurezza, da anni è strettamente proibito costruire in prossimità di queste due montagne di fuoco. Nonostante ciò, migliaia di persone hanno la propria casa in quello che rappresenta una chiara sfida alla legge e, soprattutto, alla natura.
Ogni anno si costruiscono nuove abitazioni illegali in queste zone pericolose. Basti dire che uno studio realizzato nel 2007 da ricercatori italiani, indica che nel caso in cui il Vesuvio sperimentasse una eruzione simile a quella registrata nel 79 d.C., quando seppellì sotto le sue ceneri le città di Pompei ed Ercolano, potrebbero morire circa 300.000 persone.
Per cercare di evitare una tragedia annunciata, le autorità italiane hanno promosso diverse iniziative, tra cui un piano di evacuazione. A Napoli, per esempio, il Comune offre dal 2003, un totale di 30.000 euro ai residenti nella “zona rossa”, attorno al Vesuvio, affinché abbandonino la casa e si trasferiscano da un’altra parte. La gente non se ne vuole andare, in più, le autorità regionali sono giunte ad un accordo con i responsabili del parco Nazionale del Vesuvio, per approvare, ogni sei mesi, un programma di demolizione di case illegali. Ad ogni modo, non sembra facile arrivare a trovare una soluzione al problema.
Case illegali
Siccome costruire ai piedi di questi due vulcani è illegale, le case edificate in queste zone non sono sottoposte a nessun tipo di regolamentazione e chi ci vive non paga né permessi di costruzione né tasse.
Sono edifici costruiti completamente “in nero”, motivo per cui, sono più economici di quelli che hanno tutte le autorizzazioni.
In più, e per evitare che le autorità possano bloccare i lavori, i tempi di costruzione di queste case illegali, sono fulminei. Si calcola che le imprese che si dedicano all’edificazione di case illegali nel parco Nazionale del Vesuvio, impiegano una media di 288 ore per costruire un’abitazione dalle fondamenta al tetto. Come a dire, 28 giorni, considerando che gli operai lavorano dieci ore al giorno. Molte di queste imprese, inoltre, sono in mano alla Camorra, la mafia napoletana, o a Cosa Nostra, che opera in Siclia, per cui i prezzi sono di solito imbattibili.
Per non parlare del meraviglioso panorama che si gode da questi edifici illegali o dei terreni fertilissimi di cui sono circondati, ideali per la coltivazione dei pomodori o di altri prodotti.
Ciò nonostante, chi vive in prossimità del vulcano paga un prezzo molto alto. “Se oggi si registrasse una esplosione del Vesuvio come quella dell’anno 79, le nubi di ceneri ardenti arriverebbero al centro di Napoli distruggendo l’intera città”, afferma Giuseppe Mastrolorenzo, vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano. E se questa è la sorte che toccherebbe a Napoli, situata a 9 km dal Vesuvio, immaginiamoci ciò che potrebbe accadere con le case costruite a scarsa distanza dalla montagna di fuoco.
Gli esperti prevedono, inoltre, che non debba essere lontano il giorno in cui Vesuvio ed Etna potrebbero svegliarsi dal lungo sonno in cui versano. Il Vesuvio, per esempio, ha eruttato 42 volte dal 1631, vale a dire che sputa fuoco più o meno ogni otto anni. L’ultima volta che è entrato in attività, è stata 65 anni fa, nel 1944, quando distrusse le cittadine di San Sebastiano al Vesuvio, Massa di Somma e parte di San Giorgio a Cremano, uccidendo 26 persone.
Con l’aggravante che lo studio della rivista “Nature”, assicura che la prossima eruzione potrebbe essere violenta almeno quanto quella dell’anno 79 d.C. ed arrivare ad uccidere 700.000 persone.
Nemmeno nel caso in cui i piani di analisi sismica e i sitemi di controllo funzionassero alla perfezione, si potrebbe garantire l’assenza di morti. La settimana scorsa, a Roma, Francesco Russo, presidente del collegio dei geologi della Regione Campania ha affermato: “Nella zona del Vesuvio non ci sono strade nè ferrovie adeguate, ciò trasformerebbe l’evacuazione in un caos”.
di Rene Hdez. Velasco

lunedì 15 dicembre 2008

Viaggio a Gomorra


Un’inchiesta esclusiva in segno di solidarietà
a Roberto Saviano minacciato dalla camorra


Immaginate una città grande come Caserta.
E poi provate anche a immaginare che è nata dal nulla in circa dieci anni. Oltre 60.000 abitazioni, capannoni industriali, attività produttive, addirittura stalle. Un centro urbano in calce e mattoni, completamente abusivo, illegale, anche brutto esteticamente e capace spesso di sfregiare aree della «Campania Felix», nato e cresciuto grazie soprattutto ai ripetuti condoni edilizi.
Un territorio martoriato e falciato dalla grave piaga del cemento illegale. E ad alimentare questo business è stata senza dubbio la criminalità organizzata. Camorra imprenditrice.
Dal capitale solido e da riciclare. Invasiva ma soprattutto convincente. Sicura di sé, tanto da lavorare alla luce del giorno.

Attraverso l’abusi vismo sono stati riciclati ingenti capitali «sporchi» derivanti da altre attività criminali; si è sviluppata un’imprenditoria complessa che mantiene il controllo del territorio con l’apertura di cementifici e imprese edili. Una «valanga» di cemento che non ha più nulla a che fare con ragioni di «necessità». È pura speculazione. Del resto, rischiare conviene.
Nel ciclo dell’ecomafia la camorra ci guadagna quattro volte. Quattro volte perdono l’ambiente, il territorio e il paesaggio. Prima si realizzano cave abusive per estrarre ghiaia e sabbia; poi si utilizzano questi materiali per costruire opere pubbliche, spesso inutili, o case fuorilegge; quindi si riempiono le buche con rifiuti urbani e tossico-nocivi; infine, si costruisce sopra o intorno, dopo aver nascosto il tutto con uno strato di terra.
Spesso, in questo corto circuito, le amministrazioni sono responsabili dell’assenza o dei gravi ritardi nell’adozione dei più elementari strumenti di pianificazione urbanistica, a cominciare dai Piani regolatori generali la cui elaborazione, quando viene avviata, in alcuni casi si svolge in stretto contatto con le cosche locali, come dimostra il ritrovamento di documenti urbanistici ufficiali nelle case dei boss, come quella di Pasquale Galasso, ad esempio, a Poggiomarino, in provincia di Napoli.
"Mi chiedo,
come si chiedono i tanti cittadini
onesti di questa regione,
quando sapremo i nomi e i cognomi
dei veri colpevoli che hanno consentito,
con la collusione e laconnivenza,
questo scempio criminale,sociale,
ambientale ed economico."

Altre volte il problema risiede nel rilascio sistematico di concessioni edilizie a termine di procedure illegittime: concessioni che alimentano il fenomeno dell’abusivismo, di fatto tollerato, quando non addirittura sostenuto dalle amministrazioni comunali in cui la camorra si ritaglia un ruolo da protagonista nella lottizzazione dei terreni, nella disponibilità di ditte edili, nella fornitura di materiali e nella stessa realizzazione d’immobili.
Negli ultimi mesi sono stati scoperti interi quartieri abusivi. A Melito come a Casalnuovo, comuni nell’area nord di Napoli, a Pianura come a Ercolano nell’area del Parco nazionale del Vesuvio, per ricordare i casi più recenti. Solo in una regione come la Campania è possibile che si realizzino interi quartieri abusivi senza che nessuno se ne accorga.
Piuttosto che a esigenze ambientali o a criteri urbanistici, l’assetto di tante città e aree della regione si è uniformato agli interessi degli speculatori, degli abusivi, degli evasori fiscali. Si è trattato soltanto d’inettitudine, d’incapacità, d’inesperienza? Oppure c’è stata una complicità tra potere politico e potere criminale? Gli ultimi dati del «Rapporto Ecomafia» di Legambiente parlano di 64 clan che gestiscono l’impero del cemento armato. E ancora si stima che in circa il 40% dei comuni sciolti in Campania per infiltrazioni mafiose negli ultimi vent’anni tra le motivazioni vi sia il dilagante fenomeno dell’abusivismo edilizio.
E dietro si nasconde il «tesoretto » dei clan. Da sempre il cemento rappresenta la «lavanderia » della camorra per i capitali sporchi derivanti da altre attività criminali. Mi chiedo, come si chiedono i tanti cittadini onesti di questa regione, quando sapremo i nomi e i cognomi dei veri colpevoli che hanno consentito, con la collusione e la connivenza, questo scempio criminale, sociale, ambientale ed economico. Ma siamo a Biùtiful c a u n t r i, dove tutto tace, nulla si risolve.
di Peppe Ruggiero Giornalista, cura per Legambiente Campania il Rapporto Ecomafia. Ha realizzato, insieme a Esmeralda Calabria e Andrea D’Ambrosio, il libro e film documentario Biùtiful cauntri.
12 dicembre 2008

venerdì 17 ottobre 2008

VALLONE PORTO POSITANO





“SOS VALLONE IL PORTO”
AIUTACI A SALVARE L’ULTIMO CANYON SELVAGGIO DI POSITANO
…PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI





“…ci sono posti al mondo immersi nella Natura, dove l’evoluzione naturale ha plasmato nei millenni ogni elemento: le rocce…il terreno…le piante…gli animali;

…ci sono posti al mondo dove la Natura ci stupisce ancora col meraviglioso spettacolo della biodiversità;

…ci sono posti al mondo, dove magari non abbiamo mai neanche messo piede, ma il solo sapere che esistono ci fa stare bene e ci da serenità…
…il Vallone Porto di Positano è uno di questi luoghi!!!”

(Fulco Pratesi – Presidente Onorario WWF Italia)

Sign for SALVIAMO IL VALLONE PORTO

dall'INGHILTERRA


Nuova legge minaccia i posti di lavoro dei ricercatori italiani
Pubblicato Mercoledì 15 Ottobre 2008 in Inghilterra
-Nature-


Gli scienziati protestano per i tagli dei costi decisi dal governo.
Quasi 2.000 ricercatori italiani perderanno i contratti a tempo indeterminato loro promessi, a causa di una legge che dovrebbe entrare in vigore entro la fine dell’anno. Potrebbero dover abbandonare del tutto la ricerca pubblica.

La scorsa settimana, la Camera dei Deputati del nuovo governo di centro-destra di Silvio Berlusconi ha esaminato il disegno di legge, che mira a ridurre la spesa pubblica attraverso la razionalizzazione del servizio pubblico. Vari ricercatori si sono messi in vendita su eBay, come parte di una campagna che ha anche coinvolto decine di migliaia di manifestanti in corteo per le strade di Roma e di altre città.
La proposta di legge si oppone esplicitamente ad un’altra legge approvata dal precedente governo di centro-sinistra, secondo la quale i ricercatori precari da molto tempo potrebbero essere assunti in modo permanente, se adeguatamente qualificati. La legge proibisce inoltre che gli scienziati vengano assunti tramite una serie di contratti a breve termine, e coloro che sono già stati selezionati per l’assunzione a tempo indeterminato, avendo accumulato piú di tre anni di contratto negli ultimi cinque anni, saranno ora lasciati per strada.

Renato Brunetta, Ministro per la amministrazione pubblica e l’innovazione che ha progettato la nuova legge, ha fatto infuriare ulteriormente gli scienziati definendo molti dipendenti pubblici come dei “fannulloni”.

I ricercatori in Italia sono dipendenti pubblici e il numero di posti disponibili è determinato dal governo centrale, piuttosto che dai singoli enti di ricerca. L’ultimo decennio non ha visto quasi nessuna nuova assunzione e, di conseguenza, il numero di ricercatori con contratto temporaneo è schizzato alle stelle. Ci sono almeno 4.500 impiegati con contratti temporanei da molti anni - conosciuti come “precari”, in riferimento alla loro occupazione incerta - che si barcamenano tra un contratto a tempo determinato ed il successivo.

Gli scienziati dicono che la loro protesta non è diretta contro il sistema tradizionale del post-dottorato, bensí contro il malsano squilibrio tra posizioni precarie e assunzioni a tempo indeterminato. “Abbiamo uno squilibrio patologico perché le nuove assunzioni a tempo indeterminato sono state bloccate” afferma Luciano Maiani, presidente del CNR, il Consiglio Nazionale delle Ricerche italiano.
Come risultato delle proteste, Brunetta afferma che ai ricercatori sarà dato tempo fino al 1 luglio 2009, mentre lui esaminerà le loro richieste.

Ma i presidenti dei vari enti di ricerca italiani ritengono che l’unica via d’uscita da questa situazione sia dare maggiore autonomia ai singoli enti sugli impieghi statali.
“Il governo deve riconoscere l’alta formazione professionale dei ricercatori - non è opportuno rientrare nel regolamento della categoria degli impiegati statali” spiega Enzo Boschi, presidente di Italia Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Claudio Gatti è un fisico delle particelle presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Frascati, che sta per perdere il contratto a tempo indeterminato promessogli a causa della proposta di legge. Egli afferma che “nel sistema di ricerca italiano non c’è programmazione, mobilità e neppure futuro - ma siamo pronti a lottare per i nostri diritti con tutti i mezzi legali a nostra disposizione”.

Il Ministro della ricerca e dell’istruzione Mariastella Gelmini non ha commentato pubblicamente la situazione e non ha risposto alle richieste di commenti da parte di Nature.

martedì 14 ottobre 2008

“SOS VALLONE IL PORTO” - Positano

... il suo fragile e prezioso ecosistema e seriamente essere messo a pericolo dai lavori che si profilano all’orizzonte. I lavori di sistemazione idraulico-forestale per la mitigazione del rischio da dissesto idrogeologico della rete idrografica del Vallone Porto così come progettati ed autorizzati sono assolutamente un rischio che non possiamo e non dobbiamo far correre all’ultimo canyon selvaggio nel comune di Positano!!! L’intero bacino del Vallone Porto rappresenta nel suo insieme un geotopo di impareggiabile valore paesaggistico e ambientale nel contesto geografico della Costiera Amalfitana.
Esso è stato inserito a pieno titolo in un Sito di Interesse Comunitario (SIC IT8050051) caratterizzato da importanti emergenze faunistiche e vegetazionali, tra cui la rarissima Salamandrina dagli occhiali - Salamandra terdigitata - specie endemica italiana inserita nella lista rossa tra gli anfibi in via di estinzione…oltre a specie botaniche in rarefazione e indicatrici di condizioni microclimatiche uniche e particolari come le felci Pteris, veri e propri relitti di epoche glaciali (sono presenti nel vallone: Pteris cretica L.- Pteris vittata L. - Carex pendula Huds.- Holoschoenus australis L. ).
Inoltre sopravvive nel canyon anche la Pinguicola hirtiflora, una piccola e rara pianta insettivora, e ben 7 specie di pipistrelli (tra cui il Ferro di cavallo maggiore e minore) ma si pensa ce ne possano essere addirittura 12!!! Tale magico ecosistema merita di essere protetto gelosamente nella consapevolezza che il Patrimonio Naturale del Vallone Porto, realizzato attraverso millenni, appartiene a pieno titolo non solo ai positanesi ma ad ogni cittadino del mondo. Il WWF prima di esprimersi sulla bontà del progetto di “sistemazione idraulico forestale del Vallone Porto” ha commissionato indagini a scala di bacino che hanno previsto una revisione delle relazioni tecniche redatte, un’ispezione dei territori ricadenti nel bacino idrogeologico del Vallone Porto e di altri a esso limitrofi, e l’analisi di documentazione tecnica e cartografica.
Dalle conclusioni scaturite da tali indagini (Relazione Geologica del Dr.Luigi Cerri, Relazione Geologica del Dr.Aldo Cinque, Relazione Zoologica del Dr.Guglielmo Maglio, Relazione Botanica del Dr.Adriano Stinga) se ne deduce che: “ i lavori così come da progetto provocheranno di fatto una SOSTANZIALE ALTERAZIONE DELLA MORFOLOGIA DELL’ALVEO E DEL PAESAGGIO NATURALE” Sussistano fondati motivi di ritenere che l’intervento nel sito in oggetto, così come previsto, comporterà una sostanziale ed irreversibile modifica dello stato dei luoghi e delle caratteristiche vegetazionali e paesaggistiche dell’area e avrà drammatiche ripercussioni non solo sui popolamenti vegetali ma anche sulle zoocenosi dell’area…mettendo a serio rischio la sopravvivenza di rare specie protette dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE.” Proprio per questi motivi
TI CHIEDO a nome dell’Associazione che mi onoro di rappresentare e che si batte da sempre per la difesa del Patrimonio Naturale e della sua preziosa Biodiversità di darci una mano e
FIRMARE ANCHE TU CON URGENZA LA PETIZIONE ON-LINE www.firmiamo.it/positanovalloneporto per bloccare i dissennati progetti ed evitare di veder danneggiato irrimediabilmente un patrimonio ambientale e paesaggistico di inestimabile valore.
GRAZIE MILLE!!!
Claudio d’Esposito
Presidente dell’Associazione per il WWF Penisola Sorrentina

venerdì 18 aprile 2008

INQUINAMENTO

U
INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO
L’inquinamento elettromagnetico, meglio conosciuto come elettrosmog, rappresenta oggi uno dei principali temi rispetto al quale la popolazione manifesta una forte preoccupazione.La pagina riporta le principali informazioni sulla disciplina regionale vigente, sulla localizzazione degli impianti di emittenza radio e televisiva, sulla telefonia mobile, sugli impianti di trasmissione e distribuzione di energia elettrica nonché sullo stato della ricerca finalizzata a valutare impatto dell’elettrosmog sulla salute.
Sulla Terra è presente un fondo naturale di radiazione elettromagnetica di origine cosmica, prodotto dal sole e dalle stelle, e di origine atmosferica, dovuto a fenomeni meteorologici (scariche elettrostatiche).
Accanto alle sorgenti naturali, il progresso tecnologico ha aggiunto un contributo sostanziale dovuto alle sorgenti legate alle attività umane. L’uso sempre crescente delle nuove tecnologie ha infatti portato, negli ultimi decenni, ad un aumento della presenza di sorgenti di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico, rendendo sempre di maggiore attualità la problematica dell’esposizione alle radiazioni non ionizzanti.
Le principali sorgenti artificiali di campi elettromagnetici nell’ambiente sono gli impianti per radiotelecomunicazione e per trasporto di energia, che operano a frequenze comprese tra 0 e 300 GHz e precisamente:
- i sistemi di produzione- distribuzione- utilizzo dell’energia elettrica interessano l’intervallo di frequenza da 0 a 300 Hz ed i campi elettromagnetici da essi prodotti sono comunemente chiamati ELF (campi a frequenza estremamente bassa);
- gli impianti per le radiotelecomunicazione generano campi elettromagnetici RF (campi a radiofrequenza o alta frequenza) e riguardano l’intervallo di frequenza da100 kHz a 300 GHz.
Le modalità d’interazione delle radiazioni non ionizzanti con la materia ed i sistemi biologici, gli effetti e le possibili applicazioni dipendono dalla frequenza a cui operano tali tipologie di impianti; da ciò ne consegue una specifica legislazione.
INQUINAMENTO ATMOSFERICO
L´inquinamento atmosferico è definito come "ogni modificazione della normale composizione o stato fisico dell´aria atmosferica, dovuta alla presenza nella stessa di una o più sostanze con qualità e caratteristiche tali da alterare le normali condizioni ambientali e di salubrità dell´aria; da costituire pericolo, ovvero pregiudizio diretto o indiretto per la salute dell´uomo; da compromettere le attività ricreative e gli altri usi legittimi dell´ambiente; da alterare le risorse biologiche ed i beni materiali pubblici e privati".
Le cause dell´inquinamento atmosferico sono da individuare nelle attività di produzione e utilizzo di combustibili fossili e carburanti, le attività di produzione industriale, l´estrazione dei minerali, l´incenerimento dei rifiuti e l´attività agricola.Attualmente è aumentata la consapevolezza dei pericoli connessi all?inquinamento atmosferico e dei suoi effetti negativi a tutte le scale: locale, regionale e globale.
La riduzione dello strato di ozono nella stratosfera e la modificazione del clima dovuta alle emissioni dei cosiddetti gas ad effetto serra (Metano, Anidride carbonica, Idrofluorocarburi, Perfluorocarburi Esafluoruro di zolfo, Protossido d´Azoto) sono effetti dell´inquinamento che coinvolgono l' intero pianeta.
Alla scala locale esso rappresenta una criticità delle aree urbane di cui sono responsabili il traffico veicolare, il riscaldamento degli edifici, e gli impianti industriali ed energetici le città sono infatti i luoghi dove maggiormente si concentrano le fonti di squilibrio per l´ambiente con conseguenze dirette anche sulla salute dei cittadini.
INQUINAMENTO ACUSTICO
L´inquinamento acustico è definito come "introduzione di rumore nell´ambiente abitativo o nell´ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo ed alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell´ambiente abitativo o dell´ambiente esterno o tale da interferire con le legittime fruizioni degli ambienti stessi". Esso rappresenta un´importante problematica ambientale, in particolare nelle aree urbane, e, nonostante sia spesso ritenuto meno rilevante rispetto ad altre forme di inquinamento, suscita sempre più reazioni da parte della popolazione esposta, che considera il rumore come una delle cause del peggioramento della qualità della vita. Fra le principali fonti di inquinamento acustico vanno sicuramente annoverate le infrastrutture di trasporto (stradali, ferroviarie, aeroportuali e portuali) con il traffico che ad esse è correlato. Altre sorgenti significative sono costituite da talune attività industriali e artigianali, pubblici esercizi e discoteche, cantieri e altre attività a carattere temporaneo (manifestazioni, concerti, ecc.).
INQUINAMENTO LUMINOSO
L' inquinamento luminoso è un fenomeno con notevoli implicazioni sia dal punto di vista energetico che ambientale e richiede lo studio di soluzioni che puntino alla razionalizzazione della gestione degli impianti d’illuminazione, con l' ausilio dei mezzi offerti dalla tecnologia più avanzata. Inquinamento luminoso è ogni forma di irradiazione di luce artificiale che si disperde al di fuori delle aree a cui essa è funzionalmente dedicata e se orientata al di sopra della linea d´orizzonte.