io credo che a questo mondo esista solo una grande chiesa,che passa da che guevara e arriva fino a madre teresa; passando da malcomx attraverso gandhi e san patrignano arriva da un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano.
domenica 10 luglio 2011
lunedì 20 giugno 2011
Perché due ore in meno da Lione a Torino sono diventate un mito

Infatti Mauro mi parla anche di costi.
E tutto questo per arrivare due ore prima a Torino? Bastava partire due ore prima da Lione senza sventrare una regione...
tratto da "Venedì di Repubblica" 10 Giugno 2011
Rubrica "La Pecora Nera" di Ascanio Celestini
domenica 31 gennaio 2010
Turismo, ecosostenibile è bello!
Certificazioni, concorsi, manuali e guide. La vacanza responsabile e rispettosa del territorio prende piede. In Italia e nel mondo. Negli alberghi di lusso e negli ostelli
L'obiettivo è quello di sensibilizzare viaggiatori, operatori turistici e comunità locali sui principi del turismo sostenibile e responsabile, sperimentando le più moderne tecniche di comunicazione della tecnologia interattiva e del web 2.0, e l'appuntamento è a Milano il prossimo 2 febbraio in piazza dell'Ateno Nuovo Edificio. Il progetto "From Cool to Good", un video contest organizzato dal portale Ermes.net per promuovere tutto ciò che gira intorno al turismo responsabile, è la punta di un iceberg che lentamente ha invaso l'Italia, Paese dove il turismo rappresenta non solo una risorsa ma una filosofia di vita e di accoglienza. Da noi parlare di turismo responsabile e quindi sostenibile è doveroso, non solo perché siamo uno dei Paesi con il più alto indice di visitatori al mondo, ma perché siamo anche uno degli Stati più ricchi di bellezze dal punto di vista paesaggistico e culturale: un patrimonio inestimabile che solo un sistema turistico con la testa sulle spalle può tutelare.
Questo approccio, nato alla fine degli anni '80 e caratterizzato da una duplice preoccupazione per i luoghi visitati e per il benessere delle popolazioni che vi abitano, ha trovato in internet e nei social network una potente cassa di risonanza. Ecosostenibilità è ormai la parola magica che si associa a tutto ciò che riguarda il turismo, e non c'è ormai struttura ricettiva che si rispetti che non accetti questa sfida, un impegno che mal si quantifica in termini economici ma che rende moltissimo se misurato in bellezza e qualità della vita. I gestori delle strutture del resto sanno perfettamente che insieme al mercato sta cambiando anche il turista: chi sceglie uno stile di vita ecocompatibile non vuole rinunciare alle sue abitudini andando in vacanza, ed è per questo che in Italia sono più di 180 gli alberghi che hanno ricevuto il marchio Ecolabel europeo, oltre 370 quelli legati a Legambiente Turismo, una cinquantina sono EcoWorldHotel, più di 200 bed&breakfast sono registrati al portale EcoBB.
Il fenomeno è talmente in espansione che fioriscono anche dei libri sull'argomento: l'ultimo in ordine di tempo è quello delle ricercatrici Valentina Castellani e Serenella Sala, "Sustainable Tourism as a factor of local development" (Tangram Edizioni Scientifiche Trento), ed è il risultato di un confronto sulle strategie e le politiche per lo sviluppo turistico sostenibile, facendo riferimento in particolare al potenziale di questa attività nell'ambito locale. Da questo punto di vista, il concetto di ecoturismo si può facilmente mettere mettere in relazione con quello di commercio equo e solidale: molte organizzazioni ambientaliste internazionali e associazioni benefiche indicano infatti questo come strumento utile per integrare politiche di sviluppo per la comunità.
martedì 19 gennaio 2010
Silvio, quanto ci costi

Una vera reggia, dove si moltiplicano dipendenti e sprechi. Con oltre un miliardo di euro l'anno bruciato per alimentare una burocrazia di corte che si allarga a dismisura e conta già 1.400 persone più del previsto.
Mentre per allestire i set televisivi degli show del sovrano si spendono cinque milioni e si arriva a pagare 250 euro il noleggio di un computer per una sola giornata. E dove ci sono segretarie con la stessa qualifica e retribuzione dei grandi capi.
Una follia, impossibile da immaginare nell'Italia normale dove aziende ed enti pubblici tagliano e licenziano a tutto spiano per fare quadrare i conti. Ma non alla presidenza del Consiglio dove il miracolo si ripete nei piani più alti della nomenklatura berlusconiana.
Prendete Marinella Brambilla, storica segretaria del Cavaliere che da oltre vent'anni custodisce la sua agenda. E confrontate il suo curriculum con Manlio Strano, autore di saggi su riviste giuridiche e persino del regolamento interno del Consiglio dei ministri, appena nominato dal governo consigliere della Corte dei Conti. Manlio Strano, dopo una lunga trafila al servizio dello Stato, è diventato segretario generale di Palazzo Chigi lo scorso aprile. La sua qualifica? Dirigente generale di prima fascia, il top della carriera pubblica. E indovinate qual è la qualifica della fedelissima Brambilla? Anche lei direttore generale. E la Brambilla non è la sola miracolata. Come lei sono state graziosamente elevate al rango di superdirigenti generali anche Lina Coletta, segretaria di Gianni Letta; Maria Serena Ziliotto, che assiste il sottosegretario alle Politiche per la famiglia Carlo Giovanardi e Patrizia Rossi, che tiene invece l'agenda del sottosegretario allo Sport Rocco Crimi.
Quella delle qualifiche-facili non è la sola anomalia in cui ci si imbatte scandagliando la giungla della presidenza del Consiglio. Ci sono plotoni di alti funzionari senza incarichi operativi che passano il tempo conducendo improbabili studi, mentre si continua a imbarcare nuovi assunti con pingui stipendi e striminziti curriculum. Secondo i dati che "L'espresso" è riuscito a reperire, a palazzo Chigi lavorano ben 4.500 persone, oltre 1.400 in più di quelle previste nella pianta organica, a dimostrazione del fatto che quella dei dipendenti è ormai una spesa fuori controllo.
LA CORTE DEI MIRACOLI
La corsa dei costi di Palazzo Chigi sembra infatti ormai inarrestabile: 3 miliardi 621 milioni nel 2006; 4 miliardi 280 milioni nel 2007; ancora di più, 4 miliardi 294 milioni, nel 2008. Soldi che se ne vanno per mille rivoli e che finanziano le strutture che sono proliferate sotto il governo Berlusconi tra uffici di diretta collaborazione (23) e dipartimenti retti da sottosegreta
ri e ministri senza portafoglio: i centri di spesa in bilancio sono ben 19. Degli oltre 4 miliardi, più del 70 per cento se ne va per le cosiddette "politiche attive" dei dipartimenti, a cominciare dalla Protezione civile che da sola nel 2008 ha divorato 2.132 milioni. Quello che resta viene inghiottito dal funzionamento dell'apparato, degno di una corte barocca. L'organizzazione di Palazzo Chigi è molto ramificata tra uffici di staff del presidente (consigliere diplomatico, militare, eccetera), quelli sottoposti al segretario generale che assicurano il funzionamento della macchina (bilancio, controllo, voli di Stato, gestione degli immobili) e i dipartimenti retti da sottosegretari e da ben dieci ministri. Senza contare la miriade di comitati e commissioni di cui in molti casi solo con grande sforzi si ravvisa la necessità. È per finanziare questo immenso apparato che le spese hanno toccato la cifra record del 2008, mentre nulla ancora si sa sul rendiconto 2009 che potrebbe segnare un nuovo primato.SI VA IN SCENA
Gli italiani conoscono benissimo quanto Berlusconi sia attento alla cura della propria immagine. Non a caso organizza le sue uscite cercando di sfruttarle al meglio a fini televisivi.
Quello che i cittadini ignorano è quanto questo costi alle casse di Palazzo Chigi. Per cominciare, il Cavaliere ha reclutato all'interno di una propria struttura ("ufficio del presidente") due personaggi con il compito di curare i suoi "eventi": Mario Catalano, idolo dei cultori del porno soft per essere stato lo scenografo di "Colpo Grosso", il primo spettacolo tv davvero scollacciato degli anni '80, e Roberto Gasparotti, ex teleoperatore Fininvest, cerimoniere dalle maniere forti e dai precedenti poco rassicuranti (vedi box nella pagina accanto) che come responsabile dell'immagine del premier lo precede preparando il "set" e bonificandolo persino dalle presenze sgradite. Ebbene, Gasparotti ha avuto anche lui la superqualifica di dirigente generale. Mentre per esaudire le esigenze sceniche del premier sta contribuendo non poco a fare impennare le spese. Qualche perla tra le tante.
Il 29 settembre, l'Aquila, consegna di qualche centinaio di appartamenti ai terremotati in contrada Bazzano. Per Berlusconi è previsto un rigido programma: arrivo alle 15.30, saluti e discorso, poi consegna delle chiavi a tre famiglie.
Il tutto, naturalmente, sotto l'occhio delle telecamere che lo seguono passo passo grazie a un set attrezzatissimo. Attrezzatissimo ma anche molto costoso. Stando ai preventivi della "D and di lighting & truck", di cui "L'espresso" è entrato in possesso, la fornitura comprende tra l'altro telecamere, maxischermi, impianti elettrici e di illuminazione, e persino «tre personal computer completi di pacchetto office» al costo di 1.500 euro, cioè 500 euro a computer. Uno pensa: computer acquistati. Macché: i 1.500 euro sono il costo del noleggio, ben 500 euro a pc per sole 48 ore. Una follia che contribuisce allo scandaloso costo finale dell'"operazione case": oltre 300 mila euro, cifra con la quale si potevano costruire altri sei di quegli appartamenti da 50 metri consegnati quel giorno ai terremotati. E quella abruzzese non è la sola prestazione da vertigine della "D and di". Da mettemettere in bilancio per il 2009 ci sono anche gli oltre 110 mila euro delle attrezzature noleggiate per la cena in onore del Keren Hayesold United Israel appeal (agenzia internazionale che raccoglie fondi per sostenere Israele) a Villa Madama il 3 novembre: 10 mila euro se ne sono andati solo per l'impianto audio di un gruppo musicale, 4 mila per una troupe appositamente attivata per «seguire il presidente durante l'evento» e altri 700 euro per una sola «telecamera fissa su cavalletto da posizionare fronte president». Come pure i costi per l'incontro organizzato sempre a palazzo Madama il 6 maggio con gli industriali de "L'Italia del fare": quella cena, solo di apparecchiature è costata oltre 60 mila euro. Secondo quanto risulta a "L'espresso", dal suo insediamento (maggio 2008) alla fine di ottobre, cioè in 17 mesi, la gestione berlusconiana di questi eventi mediatici è costata quasi 5 milioni di euro: un'enormità a confronto dei 150 mila spesi da Romano Prodi per fronteggiare le stesse esigenze nei 25 mesi del suo ultimo governo.
Ma così vanno le cose alla presidenza nella cui gestione finanziaria nessuno riesce a mettere becco.
MIRACOLO IN BUSTA PAGA
Il bilancio di Palazzo Chigi è infatti totalmente autonomo e viene alimentato dal ministero dell'Economia attraverso un apposito fondo. E da questo tesoretto pesca la presidenza per fare fronte anche ai costi dei dipendenti che continuano a crescere anno dopo anno:
202 milioni nel 2005,
229 l'anno successivo,
237 nel 2007,
oltre 246 nel 2008.
Le ragioni dell'escalation? L'inarrestabile lievitare degli organici che non conosce tregua. All'inizio erano previste 3.063 persone:
368 dirigenti e 2.695 impiegati.
Oggi al lavoro ne risultano invece ben 4.542.
Con una particolarità: il numero esorbitante dei "comandati", cioè il personale chiamato da altri ministeri o amministrazioni pubbliche, che ormai sono 1.600 unità. La ragione di questa esplosione sta nel fatto che la presidenza, da semplice organo di coordinamento dell'attività di governo si è trasformata in un contenitore di sottosegretariati e ministeri senza portafoglio che hanno comportato l'istituzione di dipartimenti e staff. Risultato? Non potendo nemmeno assumere per concorso per il blocco imposto dalla Finanziaria, la presidenza si è riempita di comandati- raccomandati la cui presenza in molti casi va avanti anche da più di un ventennio. Le professionalità rappresentate sono le più diverse: ci sono persino segretari comunali e un cantoniere reclutato dal Comune di Paliano (Frosinone). Per non parlare poi dei militari e degli agenti di ogni arma e grado: 370 in tutto secondo la presidenza, oltre 500 secondo altri dati avuti da "L'espresso". Quando si parla di potenziare la lotta al crimine, spesso i sindacati più combattivi chiedono il ritorno sulle strade di questi "comandati". Ma l'impresa è difficilissima: l'impiego a palazzo Chigi è infatti molto ambito. Merito dell'"accessorio" che compensa in busta paga la flessibilità degli orari e la reperibilità anche nei giorni festivi: per un funzionario di categoria A consente di aggiungere alla retribuzione media di 3.100 euro fino ad altri mille euro lordi. Così come appetibili sono anche gli stipendi dei dirigenti il cui top - incluse tutte le voci - arriva a riscuotere mediamente 180 mila euro lordi l'anno. Tra le eccezioni, il capo dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso (ma lui è anche sottosegretario) che arriva a 280 mila e il segretario generale Manlio Strano che grazie all'indennità del suo ruolo raggiunge i 297 mila euro lordi.
Questi i compensi più alti.
Ma ottima è anche la retribuzione di Antonio Ragusa, ex generale dei carabinieri e dei servizi segreti, che dopo essere stato pensionato è stato riassunto dalla presidenza del Consiglio con un lauto contratto (184 mila euro lordi) come capo del dipartimento per le Risorse strumentali.
Così come dalla pensione sono stati riesumati Carlo Sica, ex vicesegretario generale di Palazzo Chigi, titolare di una consulenza da 40 mila euro, e l'ex dirigente Giancarlo Bravi collocato invece alla struttura di missione sui 150 anni dell'Unità d'Italia (139 mila euro).
Così vanno le cose a Palazzo Chigi: molti dirigenti di ruolo non hanno nulla da fare, ma si continua a conferire incarichi agli estranei senza il minimo ritegno. Un andazzo che prevale non solo per i compiti dirigenziali. L'esempio viene proprio da Berlusconi. Il suo "ufficio del presidente", composto da 45 persone, ne ha oltre 20 assunte dall'esterno. A parte la Brambilla, Catalano e Gasparotti, nel conto ci sono pure i due segretari-deputati Sestino Giacomoni e Valentino Valentini (a Palazzo Chigi assicurano che a loro spetta solo un rimborso spese), per non parlare del fotografo personale Livio Anticoli, l'ex ministro Giuliano Urbani (18 mila euro) più una serie di personaggi sconosciuti le cui occupazioni potrebbero sicuramente essere svolte dal personale interno.
Missione continua
Stessa musica negli uffici di Letta e di quasi tutti gli altri sottosegretari e ministri senza portafoglio che continuano a elargire incarichi e prebende sfruttando anche la miriade di comitati e commissioni (ne abbiamo contate oltre 60) di cui la presidenza è disseminata.
Una deriva di cui si è accorta anche la Corte dei Conti che, non potendo mettere becco sulla gestione del bilancio autonomo, una stangata alla presidenza l'ha comunque rifilata passando in rassegna le "strutture di missione", un altro sperpero di palazzo Chigi. Dovrebbero essere comitati di durata temporanea per affrontare eventi speciali. Ma ne esistono una trentina, nati in tempi lontanissimi e puntualmente riconfermati.
La struttura di supporto alla delegazione governativa per la realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione è stata varata nel lontano 2002 dal governo Berlusconi, confermata da Prodi nel 2007 e riconfermata di nuovo dal Cavaliere nel 2008, per esempio. Al 2003 risale invece la nascita della struttura dedicata all'e-government, ancora oggi in vita, per non parlare dell'unità strategica per la comunicazione sull'attività del governo battezzata nel 2007 da Prodi (come dirigente generale c'è il giornalista Fabrizio Ravoni). E come giudicare la struttura per il rilancio dell'immagine dell'Italia, l'altra per cogliere le "opportunità delle Regioni in Europa" o quella che istituisce la segreteria tecnica dell'Unità per la semplificazione, un apparato nel quale lavorano 3 dirigenti, 4 impiegati, più 12 esperti assunti all'esterno con contratti di collaborazione? Conclusione della Corte: «Le strutture di missione non sempre presentano i requisiti peculiari dell'istituto, e cioè specialità delle funzioni e temporaneità ». Una politica dalle maniche larghe che fa la gioia dei tanti fortunati che continuano a sbarcare in presidenza con il massimo delle qualifiche.
TUTTI GENERALI
Maurizio Bosatra per esempio solo poco anni fa conduceva la vita grama di tanti militanti leghisti. Nel 2003 forniva informazioni ai partecipanti dell'assemblea federale della Padania all'ex Palavobis di Milano: oggi lo ritroviamo invece nel cuore dello Stato come direttore generale del ministro Calderoli.
Un miracolo toccato pure a Cristina Cappellini che nel 2007 stendeva ancora anonimi documenti per il comitato organizzativo del parlamentino del Nord. Lei, adesso, è addirittura capo del settore legislativo del ministero per le Riforme di Umberto Bossi. Nemmeno i giornalisti possono lamentarsi: quando sbarcano a Palazzo Chigi ottengono spesso il massimo dei gradi. Come Marco Antonio Ventura e Fabrizio De Feo, due penne del "Giornale", impiegati nell'ufficio stampa del portavoce Paolo Bonaiuti; oppure come Fabrizio Carcano, redattore della "Padania" e ora capoufficio stampa di Calderoli, o Raffaele Gorgoni, inviato del Tgr Puglia, approdato al ministero per gli affari regionali del conterraneo Raffaele Fitto. Anch'essi assunti come direttori generali.
Gradi a parte, la presidenza si rivela un approdo ambito anche per molti che non ti aspetti di trovare. Sempre negli uffici del sottosegretario Bonaiuti troviamo come consulenti i deputati Pdl Giorgio Lainati, Piero Testoni e Beatrice Lorenzin. E non solo loro: ci sono pure il giornalista Fabio Vazio, ex ufficio stampa di Fi, l'ex portavoce di Carlo Azeglio Ciampi Paolo Peluffo, che dopo essere sbarcato alla Corte dei Conti riscuote a palazzo Chigi altri 15 mila euro; e il generale della guardia di finanza Fabrizio Lisi (12 mila euro) comandante della scuola dell'Aquila.
PER GRAZIA RICEVUTA
Ma nella corsa all'elargizione degli incarichi che pesano sul bilancio di Palazzo Chigi, come quasi tutti i suoi colleghi ministri senza portafoglio, non si risparmia neanche l'ammazza-fannulloni Brunetta (tra i suoi consulenti i parlamentari Cinzia Bonfrisco, Maurizio Castro e l'ultras berlusconiano Giorgio Stracquadanio). Che ha inserito molti amici nei ranghi della presidenza. Come gli affiliati alla sua associazione Freefoundation.
Se chiamate però al numero telefonico del think tank vi risponde il centralino dello studio del commercialista Canio Zampaglione che oltre ad essere presidente dell'associazione è anche presidente del collegio dei revisori dei conti dell'Agenzia per l'innovazione, guarda caso sottoposta all'autorità di Brunetta. Un altro amico Rodolfo Ridolfi, vicepresidente di Freefoundation, risulta invece consulente sempre da Brunetta (45 mila euro il suo compenso). Idem altri due membri come Davide Giacalone, nominato esperto a 40 mila euro, mentre Stefania Profili, che Brunetta aveva avuto come segretaria nella sede nazionale di Forza Italia, con la stessa mansione è stata nominata dirigente generale al ministero. E non è finita. Perché tra le file degli esperti di Brunetta, oltre all'ex ministro Gianni De Michelis (13 mila euro) c'è pure Secondo Amalfitano (26 mila euro), noto solo per essere stato sindaco di Ravello, località nella quale Brunetta ha preso casa.
Anche Mara Carfagna, ministro senza portafoglio alle Pari opportunità, si dà molto da fare per incrementare l'abbuffata degli incarichi. Lei recluta esperti e consulenti con occhio attento a tutti i fronti aperti. Alle giuste amicizie di partito, per cominciare. Ed ecco spuntare a capo dipartimento del suo ministero Isabella Rauti (165 mila euro), moglie del sindaco di Roma Gianni Alemanno. Ma anche al collegio elettorale campano: Antonio Mauro Russo, segretario organizzativo provinciale del Pdl di Salerno, città natale del ministro, ha una consulenza da 28 mila euro e il compito di curare i collegamenti con il territorio. Infine Federica Mondani reclutata (circa 20 mila euro) come adviser per le materie giuridiche ma, in quanto avvocato del Foro di Roma, messa al lavoro dal ministro per patrocinare alcune cause che gli stanno particolarmente a cuore contro Sabina Guzzanti e il quotidiano "la Repubblica". Altro caso da manuale, infine, quello del ministero del Turismo, regno di Maria Vittoria Brambilla. Giovanissima, Mvb aveva tentato la strada della tv nella trasmissione di Canale 5 "Misteri della notte". A tenerla a battesimo fu il curatore del programma Cesare Medail. Ma l'esordio si rivelò un fiasco. Girata la ruota della fortuna, la Brambilla non ha però dimenticato il suo mentore Medail, ingaggiato come esperto al Turismo (29 mila euro) dopo che lo aveva anche ripescato come direttore della "Tv delle libertà", fallimentare organo dei suoi omonimi circoli. I quali confezionavano anche un "Giornale delle libertà", nel quale spiccava come consulente editoriale una vecchia gloria del giornalismo come Vittorio Bruno. Naufragati i circoli, la Brambilla ha ripescato anche lui con un compenso di 70 mila euro lordi.
Una goccia nel mare magnum delle super spese della presidenza.
di Primo Di Nicola
mercoledì 22 aprile 2009
GIORNATA DELLA TERRA:"A call for climate"

ROMA - Si celebra oggi in tutto il mondo la Giornata della Terra, appuntamento che torna ogni anno dal lontano 1970 quando Gaylord Nelson, senatore del Wisconsin, mobilitò 20 milioni di americani per una gigantesca dimostrazione in favore dell'ambiente. Da quella mitica manifestazione nel 2000 nacque, su iniziativa dello stesso Nelson, l'Earth Day Network e oggi la celebrano 4.000 eventi in 174 paesi.
Tutti gli appuntamenti sono all'insegna della parola d'ordine "A call for climate", ovvero "una chiamata per il clima". L'invito rivolto dagli organizzatori ai cittadini è infatti a fare una telefonata "ai propri governanti per richiamare la loro attenzione sui problemi ambientali". A Roma, dove stasera in piazza del Campidoglio si terrà un concerto a impatto zero, questo si traduce in un appello a chiamare la Camera dei deputati (06-67601). Nel resto del mondo, soprattutto negli Stati Uniti, dove l'appuntamento clou sarà con il Green Apple Festival in programma a Central Park, gli organizzatori puntano a superare un milione di telefonate, prendendo di mira soprattutto i deputati del Congresso americano (202-224-3121).
''Deforestazione, inquinamento di mari e fiumi, smog, clima impazzito. La Terra - scrive National Geographic Channel - è sempre più minacciata dai cambiamenti ambientali, determinati dalla crescita vertiginosa dell'economia globale. Diventano quindi urgenti iniziative che sensibilizzino le persone sui rischi che il nostro pianeta corre e sui rimedi che vanno presi partendo dalla vita di tutti i giorni''.
La Terra si presenta a questo apputamento in condizioni decisamente precarie. Basta pensare che secondo il Wwf la popolazione umana entro il 2050 dovrebbe raggiungere un ritmo di consumo insostenibile, pari a due volte la capacità del pianeta. I segnali di stress ci sono tutti e ci colpiscono direttamente, non fanno sconti: povertà e cibo, crisi energetica e cambiamenti climatici, scarsità di acqua che dalle aree più povere del pianeta si estendono ad aree storicamente fertili. In questa situazione il Wwf lancia una nuova sfida con la Campagna Generazione Clima: un taglio del 30% delle emissioni entro il 2020 in Italia come nel resto d'Europa. L'obiettivo concorrerebbe alla salvaguardia del 20-30% delle specie che sono a rischio di estinzione a causa del cambiamento climatico e alla riduzione degli impatti sull'uomo.
tratto da Repubblica_22 Aprile 2009_
mercoledì 1 aprile 2009
DIFFERENZIAMO BENE

una modalità costruttiva cosiddetta massiva che, per effetto dell'elevata inerzia termica, contribuisce ad un significativo risparmio nei consumi, soprattutto nel periodo estivo, assicurando favorevoli condizioni di comfort, senza dover ricorrere a costosi ed energivori impianti di climatizzazione. E' bene ricordare che il nostro è un paese caratterizzato da un clima mediterraneo, dove la protezione dall'irraggiamento solare in estate e la capacità di accumulo dell'energia diurna costituiscono elementi importanti nella progettazione di edifici residenziali, e non solo. La forte crescita degli ultimi anni dei consumi energetici estivi, per effetto di un uso smodato dei condizionatori d'aria, indica chiaramente come il problema del raffrescamento estivo sia spesso ignorato in fase progettuale, adottando soluzioni costruttive inadeguate. Recenti ricerche universitarie (Politecnico di Milano) hanno dimostrato che due abitazioni, a parità di condizioni (isolamento, esposizione, cubatura, modalità di utilizzazione, ecc.) ma con differente massa dell'involucro esterno ("leggera" e "pesante"), possono avere una differenza nei consumi energetici annuali fino al 30% a favore della soluzione massiva. Altro aspetto da considerare è indubbiamente la garanzia di durata nel lungo periodo del materiale e delle sue prestazioni senza dover ricorrere a pesanti interventi di manutenzione nel tempo, che potrebbero annullare inesorabilmente le "strabilianti" perfomance promesse inizialmente, che possono nel breve periodo superare addirittura gli stessi costi iniziali di costruzione. Soluzioni intonacate sono indubbiamente più vulnerabili rispetto a soluzioni in laterizio faccia a vista che non richiedono praticamente manutenzione e risolvono di fatto l'esigenza estetica a cui si fa riferimento nella domanda. Senza confondere, però, quest'ultimo aspetto con la qualità architettonica che, invece, dipende strettamente dalla capacità creativa del progettista. Le città storiche di cui è ricca la sua Toscana, caratterizzate da una continuità estetica urbanistica e paesaggistica, ne sono un esempio lampante. La scelta dei materiali, deve tenere conto, come premesso, delle ricadute ambientali legate al loro impiego, che si aggiungono alle priorità già elencate. I prodotti selezionati devono cioè essere facilmente reperibili in ambito locale (il trasporto impatta molto sull'ambiente), in sintonia con le costruzioni esistenti, collaudati e perfettamente conosciuti dalle maestranze, riciclabili al termine della vita utile della costruzione in cui sono stati utilizzati. In tal senso, un materiale come il laterizio, già preferito per le sue qualità estetiche, può costituire una garanzia di sostenibilità dell'edificio.
Il ricorso a soluzioni con una massa importante permette non solo di raggiungere idonei valori d'isolamento termico (riducendo i consumi energetici per la climatizzazione degli ambienti interni) ma, contemporaneamente, di avere ottimi risultati sul fronte dell'isolamento acustico (altro argomento sempre più percepito nella quotidianità). Il valore aggiunto delle soluzioni massive, che riguardano l'insieme delle pareti, dei solai e delle coperture - ad esempio, murature in laterizio, sia del tipo cosiddetto "monostrato" (con blocchi) sia del tipo a "cassetta" (combinazione con forati, blocchi, mattoni faccia a vista, tavelloni, isolanti, ecc.) - va indubbiamente a vantaggio del comfort termico abitativo, in modo passivo, senza costituire quindi un costo a carico degli occupanti. Uno dei modi più efficaci per il controllo della climatizzazione degli spazi interni negli edifici, sia in estate sia in inverno, è proprio lo sfruttamento di questa proprietà dei componenti edilizi, ovvero dell'inerzia termica. Gli effetti positivi dell'inerzia termica sono valutabili in termini di sfasamento dell'onda termica (che esprime il periodo di tempo necessario affinché il calore attraversi la parete e passi nell'ambiente interno dell'edificio) e attraverso il fattore di decremento o attenuazione (un valore adimensionale dato dal rapporto fra il flusso termico massimo della parete capacitiva e il flusso massimo di una ipotetica parete a massa termica nulla). La massa dei materiali è, infatti, in grado di svolgere una vera e propria funzione di regolatore della temperatura tra esterno e interno nell'arco della giornata, riducendo al minimo il ricorso all'impiantistica dedicata alla climatizzazione degli ambienti. In parole povere, i muri accumulano il calore e lo rilasciano quando all'esterno la temperatura si è abbassata. Se fuori, infatti, il massimo valore si raggiunge all'ora di pranzo, all'interno questo non è percepito: ad esempio in estate gli ambienti abitativi sono raggiunti dalla temperatura più elevata solo durante la notte, dopo un certo numero di ore, attenuata dalla presenza del muro, quando ormai la temperatura esterna si è abbassata verso valori minimi. domenica 1 marzo 2009
dalla Spagna
ROMA - Dormono placidamente da anni. Ma gli esperti avvertono che nel momento meno atteso, l’Etna e il Vesuvio si sveglieranno dal loro lungo sonno e le loro fauci cominceranno ad eruttare fuoco. Il problema è che ai piedi di questi due vulcani, in una zona considerata ad altisimo rischio, vive quasi un milione di persone, alle quali, una eventuale eruzione, potrebbe costare la vita.
Il Vesuvio non erutta dal 1944, in modo che, ogni anno che passa - secondo gli esperti -, aumentano le probabilità, considerato che dal XVII secolo, erutta in media ogni 28 anni.
Si stima che nella cosiddetta “zona rossa” del Vesuvio (situato a 9 km da Napoli, la terza più grande città italiana, e considerato all’unanimità il vulcano più pericoloso d”Europa), vivano circa 600.000 anime. Altre 250.000 risiedono in case pericolosamente vicine all’Etna, il vulcano attivo più alto del Vecchio Continente, situato a 20 km dalla città siciliana di Catania.
In teoria, e per motivi di sicurezza, da anni è strettamente proibito costruire in prossimità di queste due montagne di fuoco. Nonostante ciò, migliaia di persone hanno la propria casa in quello che rappresenta una chiara sfida alla legge e, soprattutto, alla natura.
Ogni anno si costruiscono nuove abitazioni illegali in queste zone pericolose. Basti dire che uno studio realizzato nel 2007 da ricercatori italiani, indica che nel caso in cui il Vesuvio sperimentasse una eruzione simile a quella registrata nel 79 d.C., quando seppellì sotto le sue ceneri le città di Pompei ed Ercolano, potrebbero morire circa 300.000 persone.
Per cercare di evitare una tragedia annunciata, le autorità italiane hanno promosso diverse iniziative, tra cui un piano di evacuazione. A Napoli, per esempio, il Comune offre dal 2003, un totale di 30.000 euro ai residenti nella “zona rossa”, attorno al Vesuvio, affinché abbandonino la casa e si trasferiscano da un’altra parte. La gente non se ne vuole andare, in più, le autorità regionali sono giunte ad un accordo con i responsabili del parco Nazionale del Vesuvio, per approvare, ogni sei mesi, un programma di demolizione di case illegali. Ad ogni modo, non sembra facile arrivare a trovare una soluzione al problema.
Siccome costruire ai piedi di questi due vulcani è illegale, le case edificate in queste zone non sono sottoposte a nessun tipo di regolamentazione e chi ci vive non paga né permessi di costruzione né tasse.
Sono edifici costruiti completamente “in nero”, motivo per cui, sono più economici di quelli che hanno tutte le autorizzazioni.
In più, e per evitare che le autorità possano bloccare i lavori, i tempi di costruzione di queste case illegali, sono fulminei. Si calcola che le imprese che si dedicano all’edificazione di case illegali nel parco Nazionale del Vesuvio, impiegano una media di 288 ore per costruire un’abitazione dalle fondamenta al tetto. Come a dire, 28 giorni, considerando che gli operai lavorano dieci ore al giorno. Molte di queste imprese, inoltre, sono in mano alla Camorra, la mafia napoletana, o a Cosa Nostra, che opera in Siclia, per cui i prezzi sono di solito imbattibili.
Per non parlare del meraviglioso panorama che si gode da questi edifici illegali o dei terreni fertilissimi di cui sono circondati, ideali per la coltivazione dei pomodori o di altri prodotti.
Ciò nonostante, chi vive in prossimità del vulcano paga un prezzo molto alto. “Se oggi si registrasse una esplosione del Vesuvio come quella dell’anno 79, le nubi di ceneri ardenti arriverebbero al centro di Napoli distruggendo l’intera città”, afferma Giuseppe Mastrolorenzo, vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano. E se questa è la sorte che toccherebbe a Napoli, situata a 9 km dal Vesuvio, immaginiamoci ciò che potrebbe accadere con le case costruite a scarsa distanza dalla montagna di fuoco.
Gli esperti prevedono, inoltre, che non debba essere lontano il giorno in cui Vesuvio ed Etna potrebbero svegliarsi dal lungo sonno in cui versano. Il Vesuvio, per esempio, ha eruttato 42 volte dal 1631, vale a dire che sputa fuoco più o meno ogni otto anni. L’ultima volta che è entrato in attività, è stata 65 anni fa, nel 1944, quando distrusse le cittadine di San Sebastiano al Vesuvio, Massa di Somma e parte di San Giorgio a Cremano, uccidendo 26 persone.
Con l’aggravante che lo studio della rivista “Nature”, assicura che la prossima eruzione potrebbe essere violenta almeno quanto quella dell’anno 79 d.C. ed arrivare ad uccidere 700.000 persone.
Nemmeno nel caso in cui i piani di analisi sismica e i sitemi di controllo funzionassero alla perfezione, si potrebbe garantire l’assenza di morti. La settimana scorsa, a Roma, Francesco Russo, presidente del collegio dei geologi della Regione Campania ha affermato: “Nella zona del Vesuvio non ci sono strade nè ferrovie adeguate, ciò trasformerebbe l’evacuazione in un caos”.
lunedì 15 dicembre 2008
Viaggio a Gomorra

venerdì 17 ottobre 2008
VALLONE PORTO POSITANO

AIUTACI A SALVARE L’ULTIMO CANYON SELVAGGIO DI POSITANO
…PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI
“…ci sono posti al mondo immersi nella Natura, dove l’evoluzione naturale ha plasmato nei millenni ogni elemento: le rocce…il terreno…le piante…gli animali;
…ci sono posti al mondo dove la Natura ci stupisce ancora col meraviglioso spettacolo della biodiversità;
…ci sono posti al mondo, dove magari non abbiamo mai neanche messo piede, ma il solo sapere che esistono ci fa stare bene e ci da serenità…
…il Vallone Porto di Positano è uno di questi luoghi!!!”
(Fulco Pratesi – Presidente Onorario WWF Italia)
dall'INGHILTERRA

Pubblicato Mercoledì 15 Ottobre 2008 in Inghilterra
Quasi 2.000 ricercatori italiani perderanno i contratti a tempo indeterminato loro promessi, a causa di una legge che dovrebbe entrare in vigore entro la fine dell’anno. Potrebbero dover abbandonare del tutto la ricerca pubblica.
La scorsa settimana, la Camera dei Deputati del nuovo governo di centro-destra di Silvio Berlusconi ha esaminato il disegno di legge, che mira a ridurre la spesa pubblica attraverso la razionalizzazione del servizio pubblico. Vari ricercatori si sono messi in vendita su eBay, come parte di una campagna che ha anche coinvolto decine di migliaia di manifestanti in corteo per le strade di Roma e di altre città.
La proposta di legge si oppone esplicitamente ad un’altra legge approvata dal precedente governo di centro-sinistra, secondo la quale i ricercatori precari da molto tempo potrebbero essere assunti in modo permanente, se adeguatamente qualificati. La legge proibisce inoltre che gli scienziati vengano assunti tramite una serie di contratti a breve termine, e coloro che sono già stati selezionati per l’assunzione a tempo indeterminato, avendo accumulato piú di tre anni di contratto negli ultimi cinque anni, saranno ora lasciati per strada.
Renato Brunetta, Ministro per la amministrazione pubblica e l’innovazione che ha progettato la nuova legge, ha fatto infuriare ulteriormente gli scienziati definendo molti dipendenti pubblici come dei “fannulloni”.
I ricercatori in Italia sono dipendenti pubblici e il numero di posti disponibili è determinato dal governo centrale, piuttosto che dai singoli enti di ricerca. L’ultimo decennio non ha visto quasi nessuna nuova assunzione e, di conseguenza, il numero di ricercatori con contratto temporaneo è schizzato alle stelle. Ci sono almeno 4.500 impiegati con contratti temporanei da molti anni - conosciuti come “precari”, in riferimento alla loro occupazione incerta - che si barcamenano tra un contratto a tempo determinato ed il successivo.
Gli scienziati dicono che la loro protesta non è diretta contro il sistema tradizionale del post-dottorato, bensí contro il malsano squilibrio tra posizioni precarie e assunzioni a tempo indeterminato. “Abbiamo uno squilibrio patologico perché le nuove assunzioni a tempo indeterminato sono state bloccate” afferma Luciano Maiani, presidente del CNR, il Consiglio Nazionale delle Ricerche italiano.
Come risultato delle proteste, Brunetta afferma che ai ricercatori sarà dato tempo fino al 1 luglio 2009, mentre lui esaminerà le loro richieste.
“Il governo deve riconoscere l’alta formazione professionale dei ricercatori - non è opportuno rientrare nel regolamento della categoria degli impiegati statali” spiega Enzo Boschi, presidente di Italia Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
Claudio Gatti è un fisico delle particelle presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Frascati, che sta per perdere il contratto a tempo indeterminato promessogli a causa della proposta di legge. Egli afferma che “nel sistema di ricerca italiano non c’è programmazione, mobilità e neppure futuro - ma siamo pronti a lottare per i nostri diritti con tutti i mezzi legali a nostra disposizione”.
Il Ministro della ricerca e dell’istruzione Mariastella Gelmini non ha commentato pubblicamente la situazione e non ha risposto alle richieste di commenti da parte di Nature.
martedì 14 ottobre 2008
“SOS VALLONE IL PORTO” - Positano
venerdì 18 aprile 2008
INQUINAMENTO
INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO
Accanto alle sorgenti naturali, il progresso tecnologico ha aggiunto un contributo sostanziale dovuto alle sorgenti legate alle attività umane. L’uso sempre crescente delle nuove tecnologie ha infatti portato, negli ultimi decenni, ad un aumento della presenza di sorgenti di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico, rendendo sempre di maggiore attualità la problematica dell’esposizione alle radiazioni non ionizzanti.
Le principali sorgenti artificiali di campi elettromagnetici nell’ambiente sono gli impianti per radiotelecomunicazione e per trasporto di energia, che operano a frequenze comprese tra 0 e 300 GHz e precisamente:
- i sistemi di produzione- distribuzione- utilizzo dell’energia elettrica interessano l’intervallo di frequenza da 0 a 300 Hz ed i campi elettromagnetici da essi prodotti sono comunemente chiamati ELF (campi a frequenza estremamente bassa);
- gli impianti per le radiotelecomunicazione generano campi elettromagnetici RF (campi a radiofrequenza o alta frequenza) e riguardano l’intervallo di frequenza da100 kHz a 300 GHz.
Le modalità d’interazione delle radiazioni non ionizzanti con la materia ed i sistemi biologici, gli effetti e le possibili applicazioni dipendono dalla frequenza a cui operano tali tipologie di impianti; da ciò ne consegue una specifica legislazione.
Le cause dell´inquinamento atmosferico sono da individuare nelle attività di produzione e utilizzo di combustibili fossili e carburanti, le attività di produzione industriale, l´estrazione dei minerali, l´incenerimento dei rifiuti e l´attività agricola.Attualmente è aumentata la consapevolezza dei pericoli connessi all?inquinamento atmosferico e dei suoi effetti negativi a tutte le scale: locale, regionale e globale.
La riduzione dello strato di ozono nella stratosfera e la modificazione del clima dovuta alle emissioni dei cosiddetti gas ad effetto serra (Metano, Anidride carbonica, Idrofluorocarburi, Perfluorocarburi Esafluoruro di zolfo, Protossido d´Azoto) sono effetti dell´inquinamento che coinvolgono l' intero pianeta.
Alla scala locale esso rappresenta una criticità delle aree urbane di cui sono responsabili il traffico veicolare, il riscaldamento degli edifici, e gli impianti industriali ed energetici le città sono infatti i luoghi dove maggiormente si concentrano le fonti di squilibrio per l´ambiente con conseguenze dirette anche sulla salute dei cittadini.

