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domenica 22 aprile 2012

La Roveja di Civita di Cascia

Nei secoli passati questo legume era prodotto su tutta la dorsale appenninica umbro-marchigiana, in particolare sui monti Sibillini, dove i campi si trovavano anche a quote elevate.
Questo tipo di pisello, dal seme colorato che va dal verde scuro al marrone per arrivare al grigio, cresce anche in forma spontanea, lungo le scarpate e nei prati, e nei secoli passati era addirittura protagonista dell'alimentazione dei pastori e contadini dell’area.
Il declino della roveja iniziò nella seconda metà del XX secolo, con la maggiore redditività di altre colture e l'introduzione dei mezzi meccanici nell'agricoltura.
La sua origine non è ancora chiaramente definita: molto probabilmente proviene dal Medio Oriente. In Europa questa specie conosciuta fin dalla preistoria ha rappresentato, insieme a lenticchia, orzo e farro, la base dell'alimentazione umana nel neolitico. Sia i Greci che i Romani lo consideravano un legume prelibato.
La roveja è resistente anche alle basse temperature, si coltiva in primavera-estate e non ha bisogno di molta acqua. Ha grande valenza nutritiva perché molto proteica, in particolare se consumata secca, con alto contenuto di carboidrati, fosforo, potassio e pochissimi grassi.
Oggi è stata abbandonata ovunque e resistono solo pochi agricoltori nella val Nerina, in particolare a Cascia dove, in una località chiamata Preci, c'è una fonte detta dei Rovegliari. In questa vallata la roveja si semina a marzo a un'altitudine che va dai 600 ai 1200 metri e si raccoglie tra la fine di luglio e l'inizio di agosto. La battitura è simile a quella della lenticchia: quando la metà delle foglie è ingiallita e i semi sono diventati cerosi, si sfalciano gli steli e si lasciano sul prato ad essiccare. Quando l'essicamento è completato si portano sull'aia e si trebbiano. Si deve poi liberare la granella dalle impurità con una ventilazione che avviene con setacci.
La roveja, detta anche roveglia, rubiglio, pisello dei campi, corbello, si può mangiare fresca oppure essiccata, in questo caso diventa un ottimo ingrediente per minestre, zuppe. Macinata a pietra, si trasforma in una farina dal lieve retrogusto amarognolo che serve per fare la farecchiata o pesata: una polenta tradizionalmente condita con un battuto di acciughe, aglio e olio extravergine di oliva, buona anche il giorno successivo, affettata e abbrustolita in padella.

Testo consultato Presidi Slow Food

martedì 10 aprile 2012

Veganismo


Cosa significa Vegan?

Vegan è chi evita di usare o consumare prodotti di origine animale. Mentre i vegetariani evitano solo la carne, i Vegani evitano anche latte e formaggi, uova, pellicce, cuoio, lana e tutti i prodotti testati sugli animali. Vegan (o Vegano) è la contrazione del termine inglese vegetarian. L'analogo italiano è Vegetaliano, dal latino vegetalis, ossia: appartenente al regno vegetale. Un termine che è però caduto in disuso. Recentemente Jeff e Sabrina Nelson, fondatori del più visitato portale del mondo vegetariano (www.vegsource.com), hanno coniato il vocabolo Vegitan, che definisce solo chi non usa cibi di origine animale e non è indicativo di convinzioni politiche, filosofiche o etiche ma si limita a descrivere un tipo di alimentazione, senza entrare nel merito delle motivazioni.

Perché Vegan?

Il Veganismo è il passo successivo del vegetarismo. componente essenziale di uno stile di vita libero da crudeltà. Fornisce indubbi benefici alla salute e allo spirito, oltreché agli animali e all'ambiente.


L'origine del Veganismo

La parola ''vegan'', che ha assunto anche il significato di vegetariani radicali, fu coniata da Donald Watson (morto il 16 novembre 2005, a 95 anni) e da Elsie Shrigley nel novembre 1944, quando a Londra fondarono l'associazione Vegan Society. Inizialmente gli iscritti alla Vegan Society furono 25, mentre oggi sono circa 5.000. Si stima che solo in Gran Bretagna i vegani siano 300 mila. In 60 anni di storia, il veganismo, secondo fonti dell'associazione, avrebbe fatto almeno 4 milioni di proseliti nel mondo.

Il veganismo fu presentato da Watson come uno stile di vita non violento, che elimina lo sfruttamento, la sofferenza e l'uccisione degli animali. I vegan mangiano infatti vegetali e non carne, uova o latte; indossano indumenti di cotone e sintetici e non pelle, seta, lana o pellicce; usano prodotti vegetali e sintetici ma non di origine animale ne' testati su di loro. Spettò proprio a Donald Watson scrivere a macchina il programma della nascente associazione in quel novembre del 1944, in una piccola stanza di Evesham Road. Quel programma venne poi stampato e diffuso come il primo numero di ''Vegan News''. 

Nei suoi scritti teorici, Donald Watson spiegava che si diventa vegan per risparmiare la vita agli animali ed eliminare la loro sofferenza; per proteggere e conservare l'ambiente; per nutrire un numero molto maggiore di persone in tutto il mondo; per migliorare la propria salute.

La Vegan Society - che ha affiliazioni in numerose nazioni - sostiene la scelta di migliaia di vegan in tutto il mondo con libri, giornali (il trimestrale ''The Vegan''), video ed organizzando un ricco sito web; promuove inoltre un marchio commerciale, utile ad identificare i prodotti coerenti con la scelta vegana ed una rete di associazioni locali e punti di contatto in vari paesi.

Quanti Vegetariani e Vegani in Italia

Secondo il Rapporto Eurispes 2011 vegetariani e vegani in Italia sono il 6,7%. L’amore e il rispetto per gli animali a volte finiscono per influenzare anche le abitudini alimentari dei soggetti che, per tutelare l’ambiente e proteggere la biodiversità, rinunciano a carne, pesce e talvolta anche a uova e latte. Che si chiamino vegetariani o, nell’accezione più estrema, vegani, essi costituiscono ormai anche nel nostro Paese un fenomeno sociale sul quale è opportuno soffermarsi ad indagare. Mangiare esclusivamente vegetali è un’abitudine per il 6,3% della popolazione che ha eliminato dalla propria dieta carne e pesce, lo 0,4% ha optato per una decisione ancora più drastica che prevede l’esclusione anche del latte e delle uova: il veganismo. A preferire uno stile alimentare di tipo vegetariano o vegano sono in prevalenza le donne (rispettivamente 7,2% vs 5,3% degli uomini; 0,5% vs 0,3%), i giovanissimi tra i 18 e i 24 anni (13,5%) e, a sorpresa, tra gli over 65 (9,3%). Vegetariani e vegani soprattutto per una scelta alimentare più salutare. Ma da dove nasce la spinta ad abbandonare la dieta mediterranea, con la sua varietà di alimenti e sapori, e rivolgere il proprio interesse esclusivamente verso determinate tipologie di cibo? Nel 48% dei casi questa scelta dipende fondamentalmente dal fatto che mangiare esclusivamente frutta e verdura arrechi benefici alla salute. Molto alta appare, poi, la percentuale di coloro che sono mossi in tal senso da ideologie animaliste (44%) che mal sopportano l’uccisione di animali per la macellazione delle carni. A questo risultato si associa la parte degli intervistati che scelgono la via del vegetarismo per ragioni di tipo ambientalista (2%). Questo tipo di dieta comporta infatti un minore spreco di risorse e provoca meno danni al territorio.
Fonte: Vegan Italia (http://www.veganitalia.com)