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domenica 22 aprile 2012

Turismo accessibile: Tutti dobbiamo fare turismo!


Cos’è il turismo accessibile

Per turismo accessibile si intende l’insieme di servizi e strutture in grado di permettere a persone con esigenze speciali la fruizione della vacanza e del tempo libero senza ostacoli e difficoltà. Le persone con esigenze speciali possono essere gli anziani, le persone con disabilità e le persone con esigenze dietetiche o con problemi di allergie che necessitano di particolari comodità ed agevolazioni per la pratica del viaggiare. 
La definizione di turista si basa su un’ampia categoria di persone e considera tutti coloro che dichiarano di aver effettuato almeno un viaggio durante l’ultimo anno.
Scarne se non assenti sono le informazioni ed i dati sull’argomento all’interno delle principali fonti statistiche sul turismo, che prevalentemente riescono ad effettuare solo valutazioni qualitative o, al più, stime sulle effettive dimensioni del fenomeno.
L’indagine è stata condotta su un campione di famiglie italiane, composto da 9.041 unità con l'esclusione di tutti coloro che vivono nelle convivenze. Le interviste, effettuate mediante telefono, hanno seguito la tecnica CATI (Computer Assisted Telefonic Interview).
Lo studio rappresenta un primo tentativo di colmare le attuali lacune informative e di costruire, contemporaneamente, un prototipo metodologico utile a realizzare, anche in differenti contesti, indagini ed analisi sulla domanda effettiva e potenziale di turismo accessibile.
Vi sono, inoltre, alcune indicazioni e richieste da parte degli operatori del settore che contribuiscono ad aumentare l’importanza della diffusione di dati statistici sul turismo accessibile e determinano un accrescimento delle motivazioni alla creazione di fonti di dati omogenee, comparabili e costanti su tale oggetto di studio. L'indagine.

martedì 10 aprile 2012

Veganismo


Cosa significa Vegan?

Vegan è chi evita di usare o consumare prodotti di origine animale. Mentre i vegetariani evitano solo la carne, i Vegani evitano anche latte e formaggi, uova, pellicce, cuoio, lana e tutti i prodotti testati sugli animali. Vegan (o Vegano) è la contrazione del termine inglese vegetarian. L'analogo italiano è Vegetaliano, dal latino vegetalis, ossia: appartenente al regno vegetale. Un termine che è però caduto in disuso. Recentemente Jeff e Sabrina Nelson, fondatori del più visitato portale del mondo vegetariano (www.vegsource.com), hanno coniato il vocabolo Vegitan, che definisce solo chi non usa cibi di origine animale e non è indicativo di convinzioni politiche, filosofiche o etiche ma si limita a descrivere un tipo di alimentazione, senza entrare nel merito delle motivazioni.

Perché Vegan?

Il Veganismo è il passo successivo del vegetarismo. componente essenziale di uno stile di vita libero da crudeltà. Fornisce indubbi benefici alla salute e allo spirito, oltreché agli animali e all'ambiente.


L'origine del Veganismo

La parola ''vegan'', che ha assunto anche il significato di vegetariani radicali, fu coniata da Donald Watson (morto il 16 novembre 2005, a 95 anni) e da Elsie Shrigley nel novembre 1944, quando a Londra fondarono l'associazione Vegan Society. Inizialmente gli iscritti alla Vegan Society furono 25, mentre oggi sono circa 5.000. Si stima che solo in Gran Bretagna i vegani siano 300 mila. In 60 anni di storia, il veganismo, secondo fonti dell'associazione, avrebbe fatto almeno 4 milioni di proseliti nel mondo.

Il veganismo fu presentato da Watson come uno stile di vita non violento, che elimina lo sfruttamento, la sofferenza e l'uccisione degli animali. I vegan mangiano infatti vegetali e non carne, uova o latte; indossano indumenti di cotone e sintetici e non pelle, seta, lana o pellicce; usano prodotti vegetali e sintetici ma non di origine animale ne' testati su di loro. Spettò proprio a Donald Watson scrivere a macchina il programma della nascente associazione in quel novembre del 1944, in una piccola stanza di Evesham Road. Quel programma venne poi stampato e diffuso come il primo numero di ''Vegan News''. 

Nei suoi scritti teorici, Donald Watson spiegava che si diventa vegan per risparmiare la vita agli animali ed eliminare la loro sofferenza; per proteggere e conservare l'ambiente; per nutrire un numero molto maggiore di persone in tutto il mondo; per migliorare la propria salute.

La Vegan Society - che ha affiliazioni in numerose nazioni - sostiene la scelta di migliaia di vegan in tutto il mondo con libri, giornali (il trimestrale ''The Vegan''), video ed organizzando un ricco sito web; promuove inoltre un marchio commerciale, utile ad identificare i prodotti coerenti con la scelta vegana ed una rete di associazioni locali e punti di contatto in vari paesi.

Quanti Vegetariani e Vegani in Italia

Secondo il Rapporto Eurispes 2011 vegetariani e vegani in Italia sono il 6,7%. L’amore e il rispetto per gli animali a volte finiscono per influenzare anche le abitudini alimentari dei soggetti che, per tutelare l’ambiente e proteggere la biodiversità, rinunciano a carne, pesce e talvolta anche a uova e latte. Che si chiamino vegetariani o, nell’accezione più estrema, vegani, essi costituiscono ormai anche nel nostro Paese un fenomeno sociale sul quale è opportuno soffermarsi ad indagare. Mangiare esclusivamente vegetali è un’abitudine per il 6,3% della popolazione che ha eliminato dalla propria dieta carne e pesce, lo 0,4% ha optato per una decisione ancora più drastica che prevede l’esclusione anche del latte e delle uova: il veganismo. A preferire uno stile alimentare di tipo vegetariano o vegano sono in prevalenza le donne (rispettivamente 7,2% vs 5,3% degli uomini; 0,5% vs 0,3%), i giovanissimi tra i 18 e i 24 anni (13,5%) e, a sorpresa, tra gli over 65 (9,3%). Vegetariani e vegani soprattutto per una scelta alimentare più salutare. Ma da dove nasce la spinta ad abbandonare la dieta mediterranea, con la sua varietà di alimenti e sapori, e rivolgere il proprio interesse esclusivamente verso determinate tipologie di cibo? Nel 48% dei casi questa scelta dipende fondamentalmente dal fatto che mangiare esclusivamente frutta e verdura arrechi benefici alla salute. Molto alta appare, poi, la percentuale di coloro che sono mossi in tal senso da ideologie animaliste (44%) che mal sopportano l’uccisione di animali per la macellazione delle carni. A questo risultato si associa la parte degli intervistati che scelgono la via del vegetarismo per ragioni di tipo ambientalista (2%). Questo tipo di dieta comporta infatti un minore spreco di risorse e provoca meno danni al territorio.
Fonte: Vegan Italia (http://www.veganitalia.com)

giovedì 5 aprile 2012

Se Disneyland batte la Tour Eiffel


Il parco parigino compie 20 anni e si conferma la principale destinazione turistica europea: 250 milioni di visitatori.

PARIGI - Era il 15 dicembre 1985, quando l’allora primo ministro francese, il socialista Laurent Fabius, firmava la lettera d’intenti per l’individuazione dell’area su cui sarebbe stato realizzato il primo parco Disneyland sul territorio europeo. Quindici mesi più tardi un altro primo ministro, il gaullista Jacques Chirac, firmava la convenzione per il progetto trentennale di Eurodisney. Fu poi il presidente socialista François Mitterand, il 12 aprile 1992, a patrocinare il taglio del nastro del nuovo resort. 
E oggi, mentre la Francia si prepara al rush finale di nuove elezioni presidenziali, Disneyland Paris celebra il suo ventesimo anniversario e lo status ormai consolidato di prima attrazione turistica europea.

TURISMO E OCCUPAZIONE - Nel 2011 sono stati raggiunti i 15,6 milioni di visitatori, un record nonostante la crisi economica globale. E, a metà novembre, ha varcato i cancelli il 250milionesimo ospite. Nei suoi vent’anni di vita, insomma, il regno europeo di Topolino ha accolto più turisti di quanti ne abbia contati la Tour Eiffel dal 1889 ad oggi. Quella di Eurodisney non è solo una storia di entertainment. É anche una storia di business e di sviluppo economico, che parla di oltre 14 mila posti di lavoro creati nell’area di Marne la Vallée (è la più grande azienda monosede esistente in Francia) che salgono a circa 50 mila considerando tutto l’indotto. E di un giro d’affari che corrisponde a più del 6% di tutte le entrate del comparto turistico in Francia.
GLI ESORDI E IL FUTURO - Con questi numeri non è stato difficile superare gli scetticismi di chi pensava che un prodotto così marcatamente a stelle e strisce potesse avere chance di successo in una Francia così fortemente orgogliosa delle proprie tradizioni. Ma Disneyland Paris non è solo Francia: la scelta della location ha tenuto conto di molti fattori, tra cui la posizione nel cuore dell’Europa e la possibilità di creare collegamenti diretti ed efficaci con diverse nazioni (come ad esempio la linea Tgv che attraverso l’Eurotunnel collega direttamente il resort con la Gran Bretagna). Caratteristiche che a suo tempo fecero scartare Spagna e Italia, che pure vennero prese in considerazione per lo sbarco europeo. Parigi già allora era la principale meta turistica internazionale nel vecchio continente e grazie al celebre topo e a tutta la sua banda oggi lo è ancora di più. Non è un caso se già si parla di un’ulteriore fase di sviluppo dopo le due realizzate nel corso del primo ventennio.

LE VENTI CANDELINE - Il presidente di Eurodisney, Philippe Gas, sabato sera ha dato il via alle celebrazioni di festeggiamento di questo anniversario assieme alla stella del calcio francese Zinedine Zidane, inaugurando Disney Dreams, la versione più avanzata degli show di son et lumières che usa come schermo il castello della Bella Addormentata e un muro d’acqua nebulizzata creato da fontane che sparano getti fino a 40 metri di altezza. Molti i vip internazionali presenti all’evento, dal regista francese Luc Besson all’attrice Salma Hayek.
IL SOGNO DI WALT - Molto tempo è passato dal quel 17 luglio 1955 in cui vide la luce il primo Disneyland, ad Anaheim, in California. Allora vedeva la luce il sogno di Walt Disney di un luogo dove bambini e genitori potessero divertirsi insieme. «Un posto dove potessi divertirmi anche io» come diceva sempre il “papà” di Mickey. Oggi nel mondo i parchi Disney sono cinque: a quello californiano si sono aggiunti Orlando (Florida), Tokyo, Parigi e Hong Kong. E un sesto nascerà nei prossimi anni a Shanghai. «Ma quello europeo ha un fascino particolare – commenta Tony Wayne Baxter, vicepresidente della Walt Disney Imagineering, il braccio creativo della compagnia,l’uomo a cui a metà degli anni Ottanta fu affidato il compito di progettare il comprensorio -. Castelli, boschi incantati, villaggi da favola che per il resto del mondo sono associati all’idea delle fiabe, in Europa esistono veramente, sono alla portata di tutti. Per i visitatori europei trovarsi nei paesaggi in cui sono ambientate molte delle favole disneyane significa ritrovarsi un po’ a casa propria. E questo è un valore aggiunto che nessun altro parco al mondo può replicare». «Il mondo Disney è tipicamente europeo – sottolinea Osvaldo Del Mistero, italiano, uno dei due “ambasciatori” di Disneyland Paris -. Da Pinocchio a Cenerentola, da Rapunzel alla Bella e la Bestia, da Peter Pan a Ratatouille sono tante le favole in cui si respira aria d’Europa».
di ALESSANDRO SALA corrispondente de il Corriere della Sera (1 aprile 2012)