mercoledì 25 aprile 2012

25 aprile 2012




"Ma siamo ancora qui a ricordare 
come sono andate le cose nel periodo più nero e umiliante della nostra storia.
A ricordare  quell’ alta pagina di solidarietà 
e di civile  dignità, che si chiama Resistenza."



"Secondo alcuni revisionisti, come il senatore Pera, l’antifascismo è da archiviare tra i robivecchi, e la Resistenza, un mito inventato dai comunisti.

Insomma, quelli che come me erano in montagna dall’otto settembre del ’43, e che il diciannove di quel mese erano con Duccio Galimberti a Boves incendiata dalle SS del maggiore Peiper, stavano in un mito. Quarantacinquemila partigiani caduti, ventimila feriti o mutilati, uno dei più forti movimenti di resistenza d’Europa, gli operai e i contadini per la prima volta partecipi di una guerra popolare senza cartolina di precetto, una formazione partigiana in ogni valle alpina o appenninica:ecco che sessantacinque anni dopo dei professorini e dei diffamatori, ci avvertono che era tutta un’invenzione, una favola, un mito.

Ma quel mito non se lo sono inventati dei propagandisti politici, quel mito è nato dai fatti di cui parlano le lapidi e i monumenti in ogni Provincia italiana.

La distinzione tra l'antifascismo e la democrazia è una falsa distinzione. Assistiamo a un revisionismo reazionario che apre la strada a una democrazia autoritaria. Non a caso, nel presente, la globalizzazione economica è un ritorno al colonialismo, con cui l’antifascismo dello stato sociale, delle riforme democratiche, non ha nulla da spartire.

C’è stata una mutazione capitalistica, una rivoluzione tecnologica per cui i ricchi sono sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri ed emarginati. Questa è la vera ragione per cui la Resistenza e l’antifascismo appaiono sempre più sgraditi, sempre più fastidiosi al nuovo potere. Padroni arroganti e impazienti non accettano più una legge uguale per tutti, la legge se la fabbricano ad personam. 

Così è riapparso il ventre molle del paese, l’eterno qualunquismo che la Resistenza aveva combattuto. 
Ma siamo ancora qui a ricordare come sono andate le cose nel periodo più nero e umiliante della nostra storia. A ricordare 
quell’ alta pagina di solidarietà e di civile dignità, che si chiama Resistenza."
Giorgio Bocca 


Testo inserito nella terza edizione ( 2008) di "Partigiani della montagna" ,  rielaborato per un discorso tenuto da G. Bocca alla manifestazione dell'ANPI del 25 aprile 2008.



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